ANNO XV Ottobre 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 28 Aprile 2018 09:07

Ilva, cordate, Calenda tutti in corsa per «fare cose nuove con strumenti vecchi»

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La tragedia di una città come Taranto, si connota ulteriormente di squallidi presunti nuovi avvenimenti. Il giochetto, acquirenti in cordata, ministero dello sviluppo economico, ricatto occupazionale.

Un ricatto strumentale e contingente, per una realtà produttiva morta sia sul versante dei posti di lavoro, che su quello della produzione propria. Su quest’ultima si abbatte la rivoluzione dei nano tubi, del fullerene e, soprattutto del grafene, più resistente anche dell’acciaio, quattro grammi per coprire la superficie di un kilometro quadrato. Attenzione: ora si costruiscono materiali atomo per atomo, per gli scopi prefissati e non più sulla base delle disponibilità di materiali. Il grafene sarà la più grossa rivoluzione dei prossimi decenni, che rivoluzionerà la nostra vita. Il grafene è il materiale più sottile che esista perché costituito di un solo strato di atomi.

E’ strutturato come una rete, che permette di piegarlo come un tovagliolo. E’ più tenace dell’acciaio, resistente all’usura infine è un conduttore migliore del rame tanto che i nuovi microchip sono fatti con il grafene. E’ in atto una rivoluzione legata alla scienza dei materiali, che è una sinergia tra fisica, chimica e ingegneria avente come fine la produzione di nuovi materiali.  

I posti di lavoro degli “umani” che residueranno saranno sostituiti da robot di potenza e, i sistemi gestiti da “internet delle cose” (IoT) e l’etichetta “Industria 4.0” è null’altro, che il vagito di questi radicali cambiamenti. Un insieme di tecnologie mai viste per numero, velocità di diffusione e pervasività come Internet of Things, Cloud Compunting, Big Data, Intelligenza Artificiale e in prospettiva breve, computer quantistico sconvolgeranno assetti produttivi e relazioni sociali.

Credit Suisse in un suo report racconta che un robot costava poco più di 5 euro l’ora nel 2014 contro i 9 euro di un lavoratore in Cina, 11 di uno nell’Europa dell’Est e 40 in Germania. Tendenzialmente i salari aumentano mentre il costo dell’intelligenza artificiale diminuisce.

La vicenda Ilva è forse anche un problema di adeguatezza della classe dirigente politica rispetto ai processi in atto. Altro dato da cui non si può prescindere non solo, l’eccesso continentale e mondiale di capacità produttiva installata, ma anche la questione legata al riscaldamento globale, alla necessità di riduzione dei gas serra oggetto di sempre più preoccupanti report da parte di IPCC con le conseguenti decisioni trasferite in accordi internazionali, direttive, leggi. La vicenda Ilva è preoccupante non solo, per le gravi patologie indotte dalle acciaierie e da altre attività ubicate nell’area ma anche dal tentativo di usare la scienza, per scopi negazionisti. Otto anni fa tra le prove a sostegno usate dalla Procura per assumere provvedimenti ci furono le relazioni degli esperti. Tra le prove i dati del Registro tumori ionico salentino relativi al triennio 1999/2001, condotti analizzando circa 40 mila schede di dimissioni ospedaliere e circa 4460 schede di morte per ciascun anno. Gli esperti sulla base delle caratteristiche tumorali si espressero, a favore di un’esposizione professionale. A loro volta gli epidemiologi ribadirono, che si era in presenza di un incremento di tumori rispetto a quelli attesi. Il commissario straordinario di Ilva, Bondi presentò una consulenza di 44 pagine dove si affermava, che la causa delle gravi patologie era il “fumo e l’alcol”. La firma? Paolo Boffetta, La Vecchia e altri due. Boffetta aveva lavorato allo IARC di Lione poi, in Germania in un centro di ricerca sul cancro e infine a New York. Boffetta grazie ai fondi ricevuti dall’American Chemistry Council, che è l’associazione degli industriali della chimica negli Stati Uniti pubblicò uno studio “Critical Reviews Toxicology” in cui si affermava, che le prove epidemiologiche non sono sufficienti a confermare il legame tra diossina e cancro negli uomini!!!

A queste enormità un importante epidemiologo Paolo Vineis pubblicò un articolo su Le Monde nel 2013 dal titolo “EPIDEMIOLOGIA: RELAZIONI PERICOLOSE “. Le monde intervistò anche un importantissimo epidemiologo italiano, che lavora all’Imperial College di Londra che criticò aspramente Boffetta. Costui Boffetta, aveva sempre con i fondi dell’American Chemistry Council pubblicato un altro studio, in cui negava la correlazione leucemia e formaldeide.

Ancora nel 2012 sempre Boffetta, in un altro studio negò il legame emissioni motori diesel e cancro ai polmoni. I conflitti d’interesse di costui? Molti! Consulente per il Mining Awareness Resource Group, che è l’associazione delle industrie minerarie che attraverso i suoi legali minacciò la prestigiosa rivista “The Lancet” per impedire la pubblicazione di uno studio sugli effetti delle emissioni del motore diesel sulla salute dei minatori. Tutte le sostanze citate cioè diossina, formaldeide, emissioni diesel sono classificate dallo IARC di Lione nel gruppo 1 cioè “cancerogene certe per l’uomo”. Boffetta aveva lavorato anche allo IARC di Lione contribuendo ad alcune relazioni, che hanno permesso di classificare molte sostanze emesse da Ilva tra quelle cancerogene. A Taranto le perizie riscontrarono rilevanti quantità di nano polveri, benzene, benzopirene, idrocarburi policiclici aromatici, cromo trivalente, mercurio, nichel cadmio, cloro e altre sostanze la maggior parte classificate dallo IARC nel gruppo 1. Le Monde s’interessò a Boffetta perché era nella rosa dei nominandi, a direttore del Centro di Ricerche in Epidemiologia e Salute della popolazione (CESP).

Insomma un posto prestigiosissimo nella epidemiologia francese. L’articolo di Le Monde evidenziò anche, che Boffetta e La Vecchia erano soci dell’International Prevention Research Institute che è una società, che fa consulenza creando contatti tra industrie che chiedono ricerche, su determinati agenti tossici e cancerogeni con epidemiologi. I francesi dopo l’articolo di Le Monde non nominarono Boffetta direttore del CESP. Quanta differenza con i sistemi informativi italiani e le scelte fatte da soggetti istituzionali o da questi nominati, come i commissari straordinari di Ilva. Termino citando alla luce della tragica storytelling sui posti di lavoro da conservare (legittimassimo ma irrealistico!), in atto a Taranto quanto affermato dalla Camera di Commercio due anni fa durante la “Giornata dell’Economia: un modello di sviluppo che non funziona più” poiché induce “a voler fare cose nuove con strumenti vecchi “. Intanto il Paese ha scoperto, che Taranto in 4 anni tra il 2012 e il 2016 un + 27% di decessi per tutte le cause di malattia rispetto alla media nazionale, denunciato dall’Associazione Italiana di Epidemiologia. D’accordo che, per il cancro secondo un’accreditata teoria ci vogliono in media 5 mutazioni di geni affinché la cellula diventa cancerogena, ma di certo l’ambiente in primis e poi lo stile di vita incidono molto sul rischio individuale.

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