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Giovedì, 20 Agosto 2015 00:00

Cuba, la bandiera Usa sventola ma il dialogo latita

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Dopo del disgelo tra gli Stati Uniti e Cuba lo scorso 17 dicembre - con l’annuncio simultaneo delle riprese dei rapporti - è arrivato l’appuntamento atteso. In futuro, il venerdì 14 agosto sarà ricordato nella storia come il giorno in cui è tornata a sventolare la bandiera americana all’Avana, dopo di 54 anni di rottura diplomatica, iniziata ai tempi della Guerra Fredda, il 3 gennaio 1961.

Ma restano ancora le differenze. Si tratta appena dell'inizio di un lungo cammino su fili intrecciati di rovi, soprattutto per il popolo cubano che ancora subisce le conseguenze di una vita sotto la dittatura. Lo ha reso noto il segretario di Stato americano John Kerry, durante il discorso alla cerimonia dell’alzabandiera per la riapertura dell'ambasciata americana a Cuba: “Restiamo convinti che il popolo cubano potrebbe stare meglio se ci fosse una vera democrazia, quando i cittadini potranno scegliere i loro leader, manifestare le loro idee e praticare la loro fede; quando il compromesso alla giustizia economica e sociale si farà pienamente; quando le istituzioni (cubane) risponderanno al loro popolo”. Parole di ghiaccio che arrivano come colpo di fucile alla delegazione del governo cubano presente.

“Non c’è nulla da temere” ha sottolineato Kerry in spagnolo ai cubani, mettendo in chiaro che “la ripresa del rapporto diplomatico non è un favore che un governo fa all’altro, è invece un'opportunità di dialogo per arrivare a una reciproca comprensione. “Siamo sicuri che questo sia il momento di avvicinarci gli uni agli altri, come due popoli non più nemici, né rivali, ma vicini. E’ il momento di sventolare le due bandiere e mostrare a tutto il mondo che ci auguriamo il meglio per ciascuno di noi”, ha concluso sempre in spagnolo il segretario di Stato americano.

John Kerry è il primo capo della diplomazia americana a mettere piede a Cuba dal 1945, con una breve ma intensa agenda. Dopo la cerimonia ufficiale di riapertura della sede diplomatica Usa, è avvenuto l’incontro privato di 10 minuti con il cardinale dell’Avana, l’arcivescovo Jaime Ortega, già importante nel ruolo di collegamento con Papa Francesco, durante le trattative segrete tra Usa e Cuba. Invece non erano in programma incontri con i fratelli Castro. Evidentemente ci sono ancora tanti ostacoli da superare prima che siano davvero “normali” i rapporti tra gli storici nemici.

Mentre l’Avana si apre al dialogo, internamente peggiora la situazione dei movimenti anti-Castro: novanta dissidenti del gruppo delle “Signore in bianco” sono finiti in carcere qualche giorno prima della visita di Kerry, dopo di una manifestazione pacifica in piazza. Secondo il Comitato Cubano dei Diritti Umani e Riconciliazione Nazionale (Ccdhrn), soltanto a luglio scorso il regime ha arrestato 674 persone per motivi politici (la cifra più alta registrata dal giugno 2014), oltre a 21 casi di aggressione.

“C’è più repressione, soprattutto contro le Signore in Bianco. Noi pensavamo che forse avrebbe potuto cambiare qualcosa con la ripresa dei rapporti diplomatici con gli Usa, invece no, (i fratelli Castro, ndr) hanno preso più coraggio e c’è più repressione”, ha affermato all’agenzia Infobae il giovane dissidente cubano Yuniel Lopez O’Farrill (26 anni). Lopez spiega che a Cuba non è possibile scendere in piazza contro il governo e nemmeno registrare legalmente un partito politico che non sia il partito unico castrista. “A Cuba si passano le giornate risolvendo i problemi quotidiani per poter mangiare e sopravvivere, non abbiamo tempo per pensare alla politica”, aggiunge il dissidente.

Poi le mosse assurde e dissociate tra i Castro: "Ci dovete milioni di dollari" scrive Castro in un editoriale pubblicato su Granma, organo ufficiale del partito comunista. Una dichiarazione “inadeguata e inopportuna”, secondo il deputato spagnolo Teofilo De Luis che denuncia l’atteggiamento arrogante del governo cubano di avanzare richieste senza aprire spazi di libertà per il popolo. Evidentemente, il regime ci prova ancora una volta a rinfacciare agli Usa i problemi dell’Isola, quando invece i cubani patiscono tanti problemi a causa di un sistema incapace di dare risposte al popolo. L'ultimo decennio, Cuba ha tirato avanti con il sussidio del Venezuela, paese che adesso si trova sull’orlo del default. 

Cosa devono attendersi, ora, i cubani? Intanto la nuova ambasciata potrebbe rimanere a lungo senza ambasciatore. A settembre, si prevede la creazione di una commissione bilaterale per proseguire il dialogo, fino alla completa normalizzazione dei rapporti. Ci sono ancora tanti scogli da superare, tra i più controversi: l'abolizione dell’embargo, la chiusura di Guantanamo, i fuggitivi della giustizia americana protetti a Cuba e il mancato compenso agli Usa per le espropriazioni condotte dal governo cubano. 

Ma non solo, ci sono tanti punti caldi in vista della campagna per le elezioni presidenziali del 2016 negli Usa. Il senatore della Florida Marco Rubio, candidato alle primarie repubblicane, è contrario alla ripresa dei rapporti diplomatici con l'Avana e denuncia che Cuba non ha fatto “quasi niente” per controllare il turismo sessuale nell’Isola: "(Obama) è più interessato ai titoli della sua storia politica, invece di esigere dal regime dei Castro risposte contro il traffico di esseri umani patito dai bambini cubani”. Uno dei tanti problemi che affligge il popolo cubano.  

Un dialogo senza dialogo? Josefina Vidal, la principale portavoce della trattativa tra l’Avana e Washinton, ha detto venerdì che Cuba non muoverà “nemmeno un millimetro” per calmare i suoi nemici, perché “le decisioni interne non sono negoziabili". Vista la posizione arrogante del governo castrista, i dissidenti residenti a Miami non vedono con molta speranza il futuro di Cuba. “Il presidente Obama ha abbandonato la promessa di vedere una Cuba libera”, ha affermato Rey Anthony, portavoce dell’organizzazione “Fundacion Cuba Libre". Un panorama complesso per l’arrivo di Papa Francesco a settembre.

 

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