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Giovedì, 07 Giugno 2018 16:30

Taranto - Su Ilva il governo non dice nulla di nuovo e la città risponde

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Non possiamo pubblicare tanti articoli, diciamo che il tempo è finito, come dice un comunicato che pubblichiamo, ma questo Governo ha come portavoce Salvini, che parla dalla bouvette (prima lo faceva dai terrazzi) e su Ilva, un video che gira su Fb e che mettiamo giu, dice chiaramente che la soluzione è l'ambientalizzazione e non  la chiusura.

Di seguito ecco come risponde la città, con i lavoratori Liberi e Pensanti che chiamano in causa Luigi Di Maio e le promesse elettorali (loro scrivono, in loro comitato riportato anche nella loro pagina) 

 

Ilva, Potere al Popolo: "Il governo sia chiaro. Il tempo della propaganda è finito."  E' il titolo del comunicato di Potere al Popolo che continua: " 

Non una parola sull’Ilva nel discorso alle camere del neo premier Giuseppe Conte; non un accenno da parte del vice presidente, nonché ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio. Eppure la situazione del siderurgico – e il futuro di quindicimila lavoratori e dell’intera comunità tarantina – sarà uno dei primi nodi che il nuovo governo dovrà affrontare. Sul tema risuonano solo le dichiarazioni del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa: parole confuse, espresse da chi probabilmente ha dato uno sguardo appena superficiale alla questione. Intanto però il tempo stringe.


Come denunciato dalle organizzazioni dei lavoratori, l’uno luglio Mittal potrebbe prendere possesso dell’azienda, sulla base del contratto siglato la scorsa estate, anche senza un accordo sindacale. Sarebbe una forzatura gravissima, con ricadute drammatiche sui lavoratori, che potrebbero essere assunti sulla base di un nuovo contratto, perdendo tutele (a partire dall’articolo 18) e diritti acquisiti. 
Ma le incognite riguardano anche il risanamento ambientale. Ricordiamo che resta vigente il Dpcm con il quale il precedente governo ha sostanzialmente recepito il Piano ambientale di Mittal: un piano che ripropone l’attuale processo produttivo, senza nessuna garanzia di salvaguardia della salute.

Non si può fare melina rimandando la soluzione del problema a un futuristico e fumoso “piano di riconversione”. La sicurezza occupazionale dei lavoratori di Ilva, il futuro dell’economia locale e la tutela della salute dell’intera comunità ionica sono partite che si giocano qui ed ora. 
Il governo si trova di fronte a una scelta: assecondare l’interesse di una multinazionale o andare incontro ai bisogni della gente di Taranto. Si deve dire “no” a Mittal e rendere l’azienda di proprietà pubblica. Solo così si potranno sciogliere i nodi che si trascinano da troppo tempo: salvaguardare l’occupazione attraverso la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, tutelare la salute con una Valutazione del danno sanitario preventiva, trasformare il ciclo produttivo sostituendo gli impianti inquinanti con innovazioni tecnologiche. Questa la strada che si deve percorrere per cambiare davvero"
 
L'associazione Genitori Tarantini scrivono al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, al Ministro della Salute, Giulia Grillo, al Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Sergio Costa, al Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro e delle Politiche sociali, Luigi Di Maio,  una lettera che ha lo stesso tenore: 

non esiste democrazia, senza la giustizia. Senza giustizia, neppure la libertà è garantita.

Da questo punto di vista, la Costituzione italiana, il sacro libro che regola la nostra Repubblica, è quanto di più illuminante possa esistere. Diritti e doveri in perfetto equilibrio, come sui due piatti di quella bilancia che, tenuta da una donna bendata, è divenuta l’immagine stessa della giustizia.

A Taranto, come ben sapete, ormai da decenni di questo equilibrio si sono perdute le tracce, in spregio alla Costituzione stessa, calpestata, ferita e vilipesa da chi era chiamato a difenderla. Ora, tocca a voi difenderla, rispettarla e farla rispettare.

Chi intende lavorare è giusto possa avvalersi del diritto al lavoro, ma è altrettanto giusto pretendere che possa svolgere le proprie mansioni in sicurezza ed in ambiente lavorativo salubre. Giusto è dichiarare “libera” l’iniziativa economica privata, ma è altrettanto giusto pretendere che questa  non possa svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La Costituzione, poi, assegna allo Stato una serie di doveri ai quali deve attenersi. Pari dignità sociale, rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale che possano limitare di fatto la libertà e l’uguaglianza e quindi impedire il pieno sviluppo della persona umana. In più, prevede che sia compito dello Stato tutelare il paesaggio ed il patrimonio storico ed artistico della nazione, l’ambiente e la salute. Ci preme sottolineare che i Padri costituenti hanno utilizzato il verbo “tutelare” proprio per non offrire il fianco ad interpretazioni più o meno fantasiose. In italiano, “tutelare” significa “difendere, proteggere”. Per fare un esempio molto caro a noi tarantini, lo Stato deve mettere in campo tutti i mezzi atti a proteggere la salute dei cittadini e solo dopo aver adempiuto a questo obbligo fornire i mezzi necessari per curare eventuali malattie.

Tutto questo e molto altro viene continuamente disatteso, ignorato, nel nostro territorio.

Un’insana gara ha visto i governi degli ultimi anni affannarsi per inventarsi decreti legge su decreti legge pur di ottenere un unico obiettivo: tenere viva una produzione considerata “strategica” in una fabbrica ormai morta; dare ossigeno ad un cadavere, togliendolo ai vivi, fino ad annullare le libertà fondamentali e i diritti inalienabili dei cittadini per favorire un’attività ad altissimo ed insopportabile tasso di inquinamento letale. A tale scopo, la prevista immunità penale per i commissari governativi, estesa anche al prossimo acquirente privato, suona come la campana a morto per la Costituzione italiana.

Come in una vittoria di Pirro, la produzione “strategica” di acciaio procura danni all’ambiente e alle persone, con costi talmente alti da considerarli un deficit incolmabile sia a livello di giustizia, democrazia e libertà, sia per quanto riguarda quel P.I.L. tanto decantato quanto falso, prodotto da fonti altamente inquinanti.

Quanto costa un chilo di acciaio prodotto a Taranto, al netto delle spese vive? Quanto costa in vite umane? Quanto in malattie e spese sanitarie? Quanto in tumori in ogni parte del corpo, senza distinzione di sesso e età? Quanto in gravi patologie cardiovascolari? Quanto in quelle respiratorie? Quanto in viaggi della speranza, quasi sempre diventata disperazione? Quanto in casi di depressione? Quanto in casi di infertilità maschile e femminile? Quanto in bambini nati già malati, nati morti o mai nati? Quanto in offese alle tombe dei nostri morti, deturpate dall’infinita impronta del rosso-ruggine maledetto? Quanto in diritti negati, soprattutto ai bambini? Quanto in territorio offeso? Quanto in giovani che partono per colpa di un’industria che crea disoccupazione? Quanto in agricoltura e allevamento negati? Quanto in mare violentato? Quanto in inquinamento che toglie il respiro? Quanto in futuro negato ad un’intera provincia di questa nazione? Quanto in sfregi alla bellezza e alla Storia? Quanto costa in tradimenti della Costituzione della Repubblica italiana?

Alla luce di queste considerazioni, dopo aver risposto a queste domande, ricalcolate il P.I.L. prodotto ed immaginate quello che si potrebbe ottenere dalla chiusura immediata delle fonti inquinanti.

Cercare di produrre ricchezza avvelenando ambiente e persone non fa di questa nazione quello che l’articolo 1 della Costituzione italiana recita.

Le irreali giornate di vento da Nord-Ovest, dette “wind days”, costringono i cittadini di interi quartieri ad attenersi a prescrizioni e consigli che limitano le libertà individuali al solo scopo di non chiedere ai responsabili della produzione “strategica” di attenersi scrupolosamente alle leggi. Tenere le finestre chiuse, consigliare ad alcune categorie di persone di non uscire di casa, neppure per recarsi a scuola, deviare il traffico veicolare, far viaggiare solo autobus elettrici sono solo alcuni di questi consigli e prescrizioni. Perché il minerale di ferro che viene sollevato dal vento si vede. Diossine ed altri inquinanti sono invisibili, seppure molto più devastanti. E questi ultimi non hanno bisogno di vento per uccidere; uccidono indipendentemente dalle condizioni meteorologiche.

Il piombo nel sangue dei bambini, gli inquietanti e sospetti disturbi del neurosviluppo nei bambini che vivono nei quartieri a ridosso della zona industriale, e il naftalene nelle urine delle donne di Taranto sono solo alcuni esempi che dovrebbero farvi agire senza perdite di tempo.

Taranto è terra di bellezza sublime; il Mar Piccolo, culla delle cozze più buone al mondo, è circondato dall’abbraccio di 28 chilometri di costa, attualmente impossibili da far fruttare per la presenza dell’Arsenale militare e dell’Ilva; l’immenso porto, vero biglietto da visita di una città di mare, è stato regalato quasi per intero all’industria; l’aeroporto di Grottaglie, con la pista più lunga dell’intero Mezzogiorno d’Italia, sembra un giocattolo per il sollazzo di militari e uomini delle Istituzioni. Un pezzo alla volta, Taranto viene svuotata, ferita, usata come una prostituta che neppure viene pagata. Uno alla volta, i nostri giovani vengono costretti a partire per altri lidi, lasciando qui una popolazione sempre più vecchia e malata.

Questo è solo parte di quello che sta succedendo da decenni; eppure, basterebbe una sola considerazione, un unico spot che illumina una realtà insopportabile: i genitori che piangono i figli che non ci sono più, da quelli appena nati a quelli un po’ più grandi, in un massacro che è, alla fine, la più grande offesa che un popolo possa fare a se stesso. Ogni maledetto giorno porta lutti insopportabili ai tarantini; ogni giorno di maledetta produzione avvelena i nostri cari. I nostri referenti non sono i tecnici dell’acciaieria, ma i medici e i pediatri. E proprio accompagnati da una delegazione di medici, vorremmo incontrarvi con urgenza, sollecitandovi una risposta in tempi brevi. In passato, la nostra richiesta di incontro non è mai stata presa in considerazione. Speriamo non vogliate percorrere la stessa triste strada.

Quindi, quello che pretendiamo è solo quello che gli antichi latini predicavano: “Fiat iustitia ruat caelum”. Sia fatta Giustizia anche se i cieli cadono.  Fin qui i genitori  tarantini che si firmano. 

Certo l'attenzione della città sulla questione Ilva non può essere lasciata al vice ministro Salvini, come si può vedere giù nell'intervista ed è tempo che si mostri il M5s in coerenza per le sue battaglie locali. Ci domandiamo cosa accradrà nei territori della Tav, di pertinenza del ministro delle infrastrutture che è del M5s Danilo Tominelli, che per noi dovrebbe occuparsi anche di Ilva, territori che hanno votato in massa lega e 5 stelle. 

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