ANNO XVI Gennaio 2022.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 15 Luglio 2018 11:14

Antonio Spadaro, Francesco e la sfida dell’Apocalisse

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Limes, giugno 2018, Francesco e lo Stato della Chiesa. La “Chiesa in uscita” uscirà da Roma? Lo scontro frontale con gli Stati Uniti e i rischi di scisma nell’universo cattolico.

Lucio Caracciolo ha fatto bene a dedicare il suo editoriale e 27 contributi diversi all’analisi dello Stato della Chiesa nel sesto anno di pontificato di papa Francesco.

Da credente vedo opportuno fare il punto esattamente nel sesto anno, in ASH, Uno d’origine in zumero (sei nel conteggio [Perché il pollice di una mano, l’uno, indigitava sull’altra nella conta]).

Mi piace, da osservatore, riconoscere nel titolo del mensile, confini, lat. limes; ed anche, leggervi zum.: ‘gioiali (dei) me, ‘poteri creativi divini’; per finire l’eme gir (lingua) con shem (a).il, ‘ascolta. Dio’, vel mesh.il, ‘i me divini’.

Come prodotto di Università critica, affronto circospetto l’analisi di tutti. Comincio con Antonio Spadaro, Francesco e la sfida dell’Apocalisse. Gli altri un’altra volta.

Il direttore di La civiltà cattolica è il gesuita più competente a riassumere il punto di vista del gesuita papa Francesco.

San Francesco è il santo che spiazza, scuote, inquieta…Francesco pontefice, da buon gesuita, mette la Chiesa in ‘esercizi spirituali’. Da qui è chiaro che l’esortazione apostolica Gaudete et exsultate, tutta centrata sulla santità e pubblicata a cinque anni esatti dalla sua elezione, è per il papa il cuore della sua azione di riforma della Chiesa, irriducibile alle scelte organizzative sulla Curia.

Caro don Antonio, è tanto vero ciò che lei dice che io Le chiedo di impegnare ogni Curia a diffondere tra il popolo questa magnifica summa del pensiero papale capacissimo di persuadere tutti con la semplicità della sua espressione. Perché la Chiesa non la spinge di più?

Godo del suo Francesco e la sfida dell’Apocalisse, che chiude con:

Così, forse, si può definire questo pontificato dei nostri giorni: ‘terapeutico’.

Il triage [Il triage è un sistema utilizzato per selezionare i soggetti coinvolti in infortuni secondo classi di urgenza/emergenza crescenti, in base alla gravità delle lesioni riportate e del loro quadro clinico. Wikipedia]   è la modalità d’azione nell’ospedale da campo. La Chiesa è un ospedale da campo o non è.

La sintesi dell’azione e del pensiero papale è formidabile!

Sul tema del papa che spinge e del papa che frena. Non vuole l’adattamento alle dinamiche del mondo (tanto da parlare contro lo spiritualismo mondano), né si schiera contro il mondo, la politica e contro la società.

C’è un criterio profondamente spirituale che non bisogna mai perdere di vista. È quello che spinge Gesù ad accogliere la peccatrice e a buttare per aria i banchetti dei commercianti davanti al tempio. Il criterio è lo stesso Gesù. C’è chi, vedendo i due gesti, li considera contraddittori perché –per rigorismo o lassismo- non ha inteso il Vangelo di Cristo.

Contro la tentazione di un cattolicesimo tribale.

La terza guerra mondiale non è un destino. Evitarla implica di usare misericordia e significa sottrarsi alle narrazioni fondamentaliste e apocalittiche abbigliate di paludamenti e maschere religiose. Francesco lancia una sfida all’apocalisse e al pensiero apocalittico di network politici come lo statunitense Council of National Policy e di loro esponenti quale Steve Bannon, che è stato chief strategist della Casa Bianca e sostenitore di una politica apocalittica dello scontro finale, fatale e inevitabile. La comunità dei credenti, della fede (faith), non è mai la comunità dei combattenti (figtht).

Occorre fuggire la tentazione trasversale ed ‘ecumenica’ di proiettare la divinità sul potere politico che se ne riveste per i propri fini. Si svuota così dall’interno la macchina narrativa dei millenarismi settari che preparano all’apocalisse e allo ‘scontro finale’. La sottolineatura della misericordia come attributo fondamentale di Dio esprime questa esigenza radicalmente cristiana. Per questo Francesco sta svolgendo una sistematica contro-narrazione della paura.

Occorre, dunque, combattere contro la manipolazione di questa stagione dell’ansia e dell’insicurezza. E pure per questo, coraggiosamente, Francesco non dà alcuna legittimazione teologico-politica ai terroristi, evitando ogni riduzione dell’islam al terrorismo islamista. E non la dà neanche a coloro che postulano e vogliono una ‘guerra santa’ o che costruiscono barriere di filo spinato proprio con la scusa di frenare l’apocalisse e di porvi un argine fisico e simbolico allo scopo di ripristinare un ‘ordine’. L’unico filo spinato per il cristiano, infatti, è quello della corona di spine che Cristo ha in capo.

Mi duole tagliare il seguito, altrettanto interessante e preciso. Lo lascio al lettore scrupoloso che vedrà San Francesco sul soglio di san Pietro e Il primato dell’autorità spirituale e la fine della cristianità.  

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