ANNO XX Febbraio 2026.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 29 Agosto 2018 07:46

La classifica degli Atenei italiani fra dati certi e vere cantonate

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La chiamano la “classifica di Ferragosto”, quella di “Shangai/ ARWU” rappresenta una delle tre migliori classifiche più seguite al mondo per valutare le migliori Università.

Le altre due sono “Times Higher” e “Qs”. La classifica ARWU (Academic Ranking of World Universities) riguarda le 500 migliori università del mondo utilizzando una metodologia che consente di determinare il “ranking” (classifica ).

Di cantonate i media italiani ne hanno prese un po’ di anni a questa parte. Scambiando fischi per fiaschi (?) oppure leggendo i dati, per orientare le scelte politiche sulla base di valutazioni di interesse settoriali o addirittura territoriali, si corre il rischio di leggere quintali di sciocchezze prossimamente, tipo: La qualità universitaria continua ad abitare al Nord e, che “l’Università Statale di Milano è al primo posto tra le Università italiane”.

Dopo la Statale anche l’Università della Bicocca di Milano come pure l’Università del San Raffaele, per completare il successo milanese!! Da dove provengono i dati? Dalla classifica ARWU, conosciuta anche come classifica di Shangai che usa una serie di parametri per individuare le migliori Università o meglio le eccellenze anno per anno registrando miglioramenti e anche peggioramenti.

È dal 2003 che viene compilata la classifica “Shangai”. Ma dove si nascondono gli errori/orrori della lettura superficiale o interessata da parte dei media italiani? Nel modo di leggere i parametri omettendo di considerare anche le spiegazioni fornite dai redattori di ANWUR! Le quattro fallacie pseudo deduttive, operate dai media sui ranking ARWU riguardano l’ordine alfabetico, la dimensione degli Atenei, il numero dei ricercatori, l’efficienza/inefficienza delle Università. Nella metodologia ARWU ogni Università ottiene un punteggio e viene pubblicato l’elenco delle prime 500 Università. Viene reso noto però solo il punteggio delle prime cento Università  e quindi la posizione assunta nella classifica. In seguito risultano raggruppate per gruppi di 50 fino a 200 e poi in gruppi di 100. Le Università che hanno la stessa valutazione nello stesso intervallo (rank range) vengono elencate n ordine alfabetico. Lo scorso anno la prima posizione nella classificazione era la “Università La Sapienza di Roma”, seconda la Università di Padova e terza il Politecnico di Milano. Sul giornale la Repubblica fu scritto che La Sapienza era il migliore ateneo italiano seguito dalla Università di Padova e Politecnico di Milano.  

Era invece la normale sequenza alfabetica “S” di “Sapienza” che precede la “U” di University. Nella realtà della valutazione il primato spettava a Padova mentre il Politecnico di Milano era al 7 posto. Posizioni numeriche calcolate utilizzando alcuni indicatori (Alumni, Award, HiC, N&S, PUB , PCP ). Non solo Repubblica nella graduatoria 2017 i ARWU prese la cantonata, ma anche “ Il Sole 24 Ore”, l’Agenzia ANSA , Il Corriere della Sera, Italia Oggi, Euronewx e Sky TG 24.

Questi giornali oltre a commettere l’errore della “Sapienza”al 1 posto, parlarono anche di forte progresso del Politecnico di Milano, che era nella 8 posizione nel 2014, settima nel 2015, sesto nel 2016 e di nuovo settimo nel 2017 esattamente come questo anno 2018.

Risulta secondo il Politecnico di Milano, solo per motivi alfabetici. La classificazione ARWU risente anche della dimensione della Università. Forse non è casuale che a Parigi si stia creando una mega università fondendo l’università Pierre and Marie Curie (UPMC) Paris VI e Paris Sorbonne ospitando 54 mila studenti. Il terzo parametro quello del numero dei ricercatori (HIC) ha determinato nella classificazione 2018 la discesa delle Università di Padova dal 1 al 6 posto , di quella di Pavia dall’8 al 10, la scomparsa della Università di Tor Vergata e di Trieste dalla classifica delle prime 500 Università del pianeta. La causa? L’indicatore HIC (Highly Cited), che è proporzionale NON al NUMERO dei RICERCATORI ma alla RADICE QUADRATA.

Padova e Pavia perdono posizioni a causa della perdita di un ricercatore (sic!!!). Tor Vergata e Trieste escono dalla TOP 500 delle Università del pianeta per aver perso l’unico ricercatore che avevano. Infine se si fa rifermento alla efficienza dell’Università, forse il giudizio sulle Università italiane che spesso media e politici vituperano, potrebbe benissimo essere ribaltato e ,a ragione. Molti dei dati precedenti sono stati attinti, in particolare dall’ottimo Prof. De Nicolao ,che ha valutato ai fini della efficienza delle Università italiane il numero degli studenti e le spese operative. Ne esce fuori un quadro davvero efficiente, soprattutto se rapportato alla Università che occupa il 1 posto nella classifica mondiale, quella di Harward. I primi 8 atenei italiani spendono 4,8 milioni di dollari che sono un poco superiore ai 4,6 milioni spesi da Harvard. Sempre i primi 8 atenei producono 1,7 volte gli articoli prodotti da Harvard.  

La Università di Harward eroga didattica, per 22 mila studenti mentre le 8 prime Università italiane la erogano a più di mezzo milione di persone. Parametri e numeri sono diventati grimaldelli usati spesso, in maniera non innocente da un sistema mediatico che a volte mostra un livello di superficialità inaccettabile. Altre volte i media sono palesemente organici agli interessi di parte di cui sono emanazione.

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