ANNO XV Ottobre 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 17 Gennaio 2019 16:08

Intervista a Stefano Labbia: un autore a 360° colmo di verità

Written by  Emanuela Manfredi
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Piccole Vite Infelici è un romanzo che ci picchia, che ci prende per il bavero e ci sbatte al muro con violenza. Ha tanto da dire e lo dice in fretta. Te lo spiattella così... di getto.

Acido. Ruvido. Perché la vita è bastarda. E Stefano Labbia, l'autore, scrive di vita. Questo romanzo... è tante cose. È la nostra maestra delle elementari che caccia un urlo dopo che ci ha notato distratti durante la lezione. È nostra madre che ci insegna a vivere a suon di ceffoni (meritati). É controsensi, idiozie, fragilità, assensi e vite buttate nel fumo (... letteralmente!), nell'alcol ed in quelli che chiamano "i piaceri della vita" ma che sono solo dissolutezze, in realtà. Questo romanzo meriterebbe un Premio. Ma siamo troppo ciechi, troppo stanchi. Troppo loffi per darglielo. Serve gente sveglia per apprezzare i contenuti e le critiche a questa nostra società malata di egocentrismo; critiche scritte senza vergogna, in punta di penna dal Labbia che ci prende per mano e ci guida quasi novello Virgilio in questo nostro girone dantesco degli anni 2000. Non voglio scomodare paragoni importanti ma... sono sicura che sentiremo ancora parlare di questo autore italiano sensibile, frizzante e dall'incredibile vena creativa sagace. Mi domando - con la certezza straniante di avere la risposta in tasca -: ce lo ruberanno? Sarà un altro cervello in fuga, pardon... penna in fuga? Stefano ha tanto da dire e tanto da dare. L'unica cosa che possiamo fare noi altri... è leggerlo. E annuire. E piangere. E ridere assieme ai suoi quattro personaggi pazzi di vita.

E dunque... alla luce di tutto questo... c'era possibile farci scappare cinque domande cinque all'autore in questione? Certo che no! Stefano ha risposto come al suo solito, via mail. Ecco a voi un botta e risposta straniante e crudo. E pregno di verità...

Emanuela Manfredi: Complimenti Stefano, questo tuo "Piccole Vite Infelici" è davvero un piccolo grande capolavoro! L'ho divorato letteralmente! Da dove è partito il tutto? C'è stata prima la creazione dei personaggi, hai scelto prima la location... o la trama ha dato il via al resto?!

Stefano Labbia: Grazie per le belle parole! Il mio intento era quello di realizzare un libro verità, senza partire però da un preciso avvenimento realmente accaduto. Bensì dalla realtà stessa: Caio Sano, Melina, Marco Marcello e Maya siamo noi, che ci piaccia o meno. Siamo terribilmente insicuri, gelosi. Infelici nelle nostre piccole vite che spesso lasciamo sul ciglio di una strada legate al guard rail dell'esistenza stessa. Quindi... la trama ed i personaggi sono stati un tutt'uno e la location quasi obbligata. Questo romanzo dalle "tinte forti" ha una base profonda di verità condita da un mix di fiction. Ma la sostanza sempre quella è: puoi condirla come meglio credi ma essa prevale su tutto.

Emanuela Manfredi: Sceneggiature per cinema e teatro, fumetti, romanzi, poesie... ogni mezzo di espressione sembra ti calzi a pennello...

Stefano Labbia: E hai dimenticato le recensioni che firmo per Okay News e le raccolte di racconti! (ride) Amo la scrittura in sé e per sé: all'estero è naturale che ad esempio un cantautore si cimenti nella scrittura di un romanzo o di un'opera teatrale. Qui da noi è l'eccezione e finisce per dar fastidio, quasi... Comunque genera incredulità mista a stupore.

Emanuela Manfredi: Cos'è per te "Piccole Vite Infelici", un punto d'arrivo o di partenza?

Stefano Labbia: Sicuramente di partenza, per quanto riguarda la narrativa: ho in cantiere il seguito di Piccole Vite ed altri romanzi (Uber Alles, Kaos e Shine). Ogni storia che immagino e poi scrivo è legata a doppio filo ad un genere e ad un linguaggio in particolare, quasi che fosse una necessità. Alcune storie invece, capita che siano potenzialmente accostabili a più linguaggi / mezzi espressivi. Piccole Vite Infelici è nato come romanzo. Adesso viene visto come pièce teatrale o addirittura come lungometraggio. Non escludo nulla, ovviamente... ma PVI (Piccole Vite Infelici NdR) nasce come romanzo. Stop.

Emanuela Manfredi: Quanto c'è di te in questo romanzo?

Stefano Labbia: Personalmente credo che ogni scrittore / autore finisca per mettere del proprio in ogni personaggio di cui parla. Magari è qualcosa di latente... di abbozzato... oppure qualcosa che non vogliamo ammettere a noi stessi. E che non affermeremmo nemmeno sotto tortura! Qualcosa di "privato" da rendere pubblico. Ovvio... non sempre è così. Un romanziere che descrive un parricidio non è detto che abbia il desiderio recondito di uccidere il padre. Magari ha "solo" un rapporto conflittuale con il suo vecchio. Al tempo stesso credo che un autore debba per arrivare al cuore dei lettori debba parlare di ciò che conosce bene - condito ovviamente dalla propria creatività e dal proprio estro. In sostanza... non mi riconosco in nessuno dei personaggi in particolare ma, essendo umano, ho alcuni tratti in comune con loro.

Emanuela Manfredi: Svolgi recensioni e scrivi sceneggiature: com'è davvero questo mondo del cinema?

Stefano Labbia: Bellissimo. Amo scrivere e credo che la settima arte sia la più completa. Essa abbraccia la musica, la fotografia, la scrittura, la recitazione... e persino il disegno (pensiamo agli storyboard)! Al pari dei comics che coinvolgono invece scrittura, disegno e che hanno nella visione e nei colori il mezzo attraverso cui provare emozioni! È un mondo fantastico, quello del cinema. Faticoso... ma veramente veramente bello.

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