ANNO XVI Gennaio 2022.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 19 Giugno 2015 11:34

Italia – Croazia nella partita per le risorse petrolifere offshore

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Gli studi condotti dalla compagnia norvegese "Spectrum", che dal mese di settembre 2013 ha svolto per il Governo Croato di Zagabria l'esplorazione delle risorse petrolifere offshore, hanno confermato la presenza di grandi quantità di petrolio e di gas sotto i fondali marini del mar Adriatico.  Dal loro sito internet : “Gli idrocarburi si trovano sotto le acque poco profonde tra l'Italia e la Croazia sul margine settentrionale del Mar Mediterraneo in Europa...”.

 

In Italia il decreto-legge "Sblocca Italia" ha qualificato le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, come attività di interesse strategico, di pubblica utilità, urgenti e indifferibili. Le competenze per le autorizzazioni, relativamente alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), sono dello Stato e sono stati semplificati gli iter  e ridotti i tempi necessari per il rilascio dei titoli autorizzativi,  prevedendo un titolo concessorio unico, accordato con decreto del Ministero dello Sviluppo Economico MISE.

Riguardo al piano italiano delle aree in cui sono consentite le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e stoccaggio  di gas naturali, in base alla Legge di stabilità 2015,doveva essere predisposto dal  Ministro dello sviluppo economico (MISE), sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (MATTM),  sentendo il parere della conferenza unificata delle regioni, per le attività sulla terraferma. In proposito rammentiamo il ricorso della Regione Puglia, il 20 febbraio 2015: Denunciata previsione  di una previa intesa  con  la  Conferenza  unificata,  anziché  della necessaria   acquisizione   dell'intesa   con   ciascuna Regione territorialmente interessata ad ogni attività, anche  destinata  a svolgersi   nel   mare   continentale. Pertanto nelle more di tale piano si applica la normativa previgente.

 La Croazia ha invece predisposto il Piano e il Programma Quadro per la ricerca e la coltivazione di idrocarburi nelle acque croate del Mare Adriatico, attualmente sottoposto dall'Italia a  Valutazione Ambientale Strategica (VAS)  avviata il 25/8/2014 e tuttora in corso. La ricerca croata prevede rilievi sismici 2D e 3D e la perforazione esplorativa per un periodo massimo di 5 anni. La produzione di idrocarburi è prevista per un periodo massimo di 25-30 anni. Le attività di ricerca e produzione si svolgeranno all'interno di 29 blocchi (aree): 8 blocchi nell'Adriatico settentrionale, 16 blocchi nell'Adriatico centrale e 5 blocchi nell'Adriatico meridionale. La superficie di ciascun blocco varia dai 1000 ai 1600 km2.

Notiamo  l’atteggiamento contradditorio del MATTM italiano che nella VAS del Piano Croato si dimostra fortemente preoccupato per tali attività, ma continua a concedere le  autorizzazioni  con procedure di VIA favorevoli alle prospezioni nei mari italiani, la più estesa alla stessa Spectrum per un’estensione di 14.128 km2 e 16.169 km2 (di cui all'articolo precedente). Altre procedure di VIA non sono state  ancora ultimate,  e rammentiamo quella per la Schlumberger Italiana S.p.a. (attualmente partner della Spectrum nel Golfo del Messico) per 4030 km2 nel Golfo di Taranto, e quella della TGS – NOPEC ben 6000 km2 nel mar di Sardegna zona E!

Tuttavia concordiamo con il  Ministero dell'Ambiente italiano che, nella Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del Piano Croato, “osserva” la carenza nel Rapporto Ambientale Croato dell'analisi degli ulteriori impatti ambientali transfrontalieri, anche potenziali, rispetto a quelli presentati . Il Ministro “osserva”  l’importanza di porre particolare attenzione alla Programmazione delle attività del Piano Programma Croato per evitare impatti cumulativi derivanti dallo svolgimento di attività simultanee in blocchi contigui.

Il Ministero è  “preoccupato” per gli impatti ambientali cumulativi, di tipo acustico, ma anche chimico per gli scarichi in mare derivanti dalla fase di realizzazione, produzione e manutenzione delle piattaforme dei 29 blocchi con il correlato trasporto marittimo. Quindi la quantità di acque reflue oleose rilasciate sarà molto variabile, e si suppone  possa aumentare con l’inizio delle attività dei blocchi.

Il Mare Adriatico è un mare chiuso e si ipotizza che l’attività croata potrebbe produrre degli effetti negativi sui mari e sulle coste italiane nei 5 anni di perforazione e nei 25 di coltivazione, in particolare con danni cronici agli organismi marini a causa dell’esposizione prolungata a basse concentrazioni di inquinanti persistenti e attivi biologicamente. Pertanto occorrerebbe anche  una concertazione con le attività italiane contigue già autorizzate! Il Mare Adriatico è un serbatoio unico ed indivisibile per le attività del trasporto,della pesca, del turismo, dell’acquacoltura, e così via, per tutti gli Stati costieri.

Inoltre il Ministero italiano rileva la mancanza della Valutazione di Incidenza, pur essendo presenti, in numero elevato, siti italiani della Rete Natura 2000 (composta da due tipi di aree: le Zone di Protezione Speciale ZPS previste dalla Direttiva Uccelli, e i Siti di Importanza Comunitaria proposti pSIC). Quindi viene richiesta un’integrazione della procedura di VAS  con tale Valutazione di Incidenza dei siti potenzialmente interessati, almeno per prevenire e minimizzare gli impatti su questa “Strategica componente del patrimonio naturalistico europeo”.

Anche il Servizio Ecologia della Regione Puglia osserva, nell'ambito di tale VAS, che due blocchi del piano Croato distano solo 22 km dal  SIC – ZPS   “Isole Tremiti” che è parte del Parco Nazionale del Gargano, chiede che siano spostati di un km alcuni blocchi  per proteggere i Siti italiani della Rete Natura 2000 e che l’attività di esplorazione non si svolga su più di tre blocchi contemporaneamente.

Il Codice ambientale (D.Lgs. 152/2006)  vieta le attività di ricerca, di prospezione e di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare all'interno del perimetro delle aree marine e costiere, protette da leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni dell'Unione europea e internazionali.  Inoltre  tale divieto è esteso alle zone di mare  entro dodici miglia dalle linee di costa, lungo l'intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle  aree marine e costiere protette, tranne il caso di procedimenti concessori in corso e i titoli abilitativi già rilasciati. Infine la Commissione Europea afferma che,  a norma della direttiva sugli habitat, qualsiasi piano o progetto che possa avere incidenze significative su un sito Natura 2000 deve essere sottoposto ad un'opportuna valutazione tenendo conto degli obiettivi di conservazione del sito.

Il nostro Ministero aggiunge anche la necessità di integrare il piano croato con le informazioni   mancanti relative a:

-               l’ampia porzione del Mare Adriatico che è stata individuata come EBSAs (Ecologically e Biologically Significant Marine Areas) e come possibile area protetta di alto mare dalla convenzione di Barcellona,

-              la possibile presenza di ordigni bellici sui fondali,

-              la presenza di un elevato traffico marittimo con un volume elevato di idrocarburi in transito!

Riguardo ai probabili incidenti? Rammentiamo che gli Stati membri devono emanare e far entrare in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva sulla sicurezza delle operazioni in mare entro il 19 luglio 2015.

 

Read 984 times Last modified on Lunedì, 22 Giugno 2015 18:34

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