ANNO XV Settembre 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 28 Ottobre 2019 21:44

Argentina: Macri sconfitto, il peronismo torna al potere con Fernandez Netta vittoria di oltre 7%

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L'Argentina vira a sinistra, passando per il centro, e torna peronista. Il candidato di "Frente de todos", Alberto Fernández, evita il ballottaggio e vince al primo turno contro il presidente liberista uscente, Mauricio Macri, grazie anche al cospicuo pacchetto di voti, cooptati alla causa e messi a disposizione da Cristina Kirchner, presidente della Repubblica argentina dal 2007 al 2015. Fernández entrerà ufficialmente in carica il 10 dicembre, ma deve immediatamente allestire il team, attivarsi per rassicurare i mercati e scongiurare il rischio di iperinflazione.

Il verdetto è irreversibile: il presidente Maurizio Macri ha fallito la conferma del suo mandato nelle elezioni in Argentina. E lo scettro passa il 10 dicembre al suo principale sfidante, il peronista di centro-sinistra Alberto Fernandez, che vince al primo turno ed avrà come vice la ex presidente Cristina Fernandez de Kirchner. Quando lo spoglio era giunto stanotte al 90,33%% del totale dei voti espressi, Fernandez raccoglieva il 47,80% dei suffragi, mentre Macri ne otteneva il 40,69%, con una differenza provvisoria di oltre 1,7 milioni di voti.

La sconfitta governativa è stata accentuata dalla perdita anche del governo della provincia di Buenos Aires, dove un economista 'fedele' a Cristina Kirchner ha sconfitto con il 51,98% la governatrice uscente, Maria Eugenia Vidal (36,11%). Unica, relativa, consolazione è il successo di Horacio Rodriguez Larreta che mantiene nelle sue mani il governo della capitale. Ma per gli analisti, Larreta potrebbe ora usare questo successo per sottrarre la guida dell'opposizione Macri.

Un minuto dopo la chiusura dei seggi, il quartier generale del 'Fronte di tutti' nel popolare quartiere della Chacarita, è entrato in ebollizione. Le reti sociali, Twitter fra tutte, hanno cominciato a lanciare anticipazioni convergenti, confermando "l'ampia vittoria" della coppia Alberto e Cristina Fernández (non li unisce alcun grado di parentela, ma una lunga militanza politica). Le tv 'all news' hanno fatto da cassa di risonanza alla ancora ufficiosa vittoria dell'opposizione. La gente è uscita di casa e si è riversata sulla Avenida Corrientes, all'altezza di Dorrego, vicino al 'bunker' dei vincitori. Le grida di gioia, lo sventolio di bandiere bianco-celesti e gli slogan ostili al presidente Macri hanno risuonato per ore. Davanti a decine di telecamere, i militanti della fazione di centro-sinistra del peronismo hanno scandito slogan come 'Alberto, amigo, el pueblo està contigo', 'Presente, presente, Alberto presidente', e 'Hay que saltar, hay que saltar porque Mauricio no vuelve màs'. 'Maurizio Macri non torna più'.

I commentatori hanno sottolineato che, confermandosi definitivamente la sconfitta del governo e il ritorno dei peronisti nella Casa Rosada, l'uscente Macri, eletto nel 2015, sarà ricordato almeno come il primo capo di Stato non peronista che è riuscito a terminare il suo mandato. A nulla è servito lo sforzo di Macri che da fine settembre si è lanciato in una maratona di manifestazioni nelle più importanti città, scandendo lo slogan 'Sì se puede!' e promettendo per il suo nuovo mandato un "benessere per tutti", più vicino alla offerta populista che al suo modello di austerità e buon governo. Il capo dello Stato lascia il bilancio pubblico praticamente senza deficit, e un terreno positivo per l'import-export, dovuto però alla forte contrazione delle importazioni.

Sull'altro piatto della bilancia il Paese si ritrova con una recessione per il 2019 del 2,7%, una netta crisi industriale, un aumento della disoccupazione e della povertà che coinvolge oltre un terzo degli argentini. E infine una inflazione irrefrenabile (quasi il 60%) che strozza i salari e provoca una costante svalutazione del peso. Questo scenario, reso plausibile dalla vittoria dell'opposizione già nelle primarie ('Pasos') svoltesi l'11 agosto, ha spinto il governatore Guido Sandleris a convocare in nottata il direttorio per monitorare le prospettive della crisi sociale, economica e finanziaria. Ogni giorno, nelle ultime settimane, le riserve in valuta pregiata argentine hanno subito una forte emorragia di centinaia di milioni di dollari. Questo per non spaventare la classe media che in ogni occasione difficile compra dollari come bene rifugio.

Argentina come l'Araba Fenice, secondo il presidente neo-eletto Fernández

Con oltre il 47 percento dei consensi, il leader peronista ha festeggiato la vittoria con i suoi sostenitori: "Ricostruiremo l'Argentina egualitaria e solidale che tutti sogniamo - ha detto il neo-eletto presidente - questo è l'impegno che assumo. E speriamo, chiunque siano i nostri avversari in questi quattro anni, speriamo che siano consapevoli di ciò che ci hanno lasciato e ci aiutino a ricostruire il Paese dalle ceneri che si sono lasciati alle spalle".

La sconfitta del presidente uscente, Mauricio Macri

Eletto nel 2015, Mauricio Macri vanta almeno un successo: è il primo Capo di Stato non peronista che è riuscito a finire il suo mandato. Da lui l'ammissione della sconfitta: "Voglio congratularmi con il presidente eletto Alberto Fernández, ho appena parlato con lui, per la scelta che è stata fatta e che l'ha premiato - ha dichiarato Macri - l'ho invitato a colazione a Casa Rosada perché deve iniziare un periodo di transizione. La transizione ordinata, che porta tranquillità a tutti gli argentini. Perché, qui, l'unica cosa che conta è il futuro e il benessere degli argentini".

Macri lascia i conti pubblici in ordine, ma anche un Paese che vede aumentare disoccupazione e povertà. Nel 2019 il Paese affronta una recessione del 2,7% e un'inflazione che galoppa ed è causa della netta svalutazione della moneta.

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