ANNO XVIII Giugno 2024.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 18 Settembre 2015 00:00

Archeologia della mafia.

Written by 
Rate this item
(0 votes)

-Mafia cosa antica? Magari!- dirà la maggioranza dei lettori. -Leggi qua, su la Repubblica, 17 settembre 2015: 21: Camorra, Roberti con la Bindi, “A Napoli costitutiva della città”.

NAPOLI. –Io stesso ho definito già in passato la camorra elemento costitutivo della società napoletana-. Il procuratore nazionale Franco Roberti si schiera con la presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi. –Non possiamo contrapporre una visione da paradiso terrestre di Napoli – ricorda Roberti – nessuno nega storia ed arte di Napoli, ma a questa Napoli si contrappone quella camorristica che ancora domina in tante zone. La camorra è parte integrante della società ed è un problema economico, politico e sociale oltre che criminale: è un dato che troviamo dall’Unità d’Italia-.

Queste sono le parole fresche del procuratore nazionale che rinvia le origini della camorra (la mafia napoletana) all’Unità d’Italia. Come sociologo concordo, come cittadino, bisognoso di farla finita (come diceva Falcone, la mafia è un fenomeno umano che ha il suo corso e finisce) mi limito al rinvio alle origini della Repubblica Italiana, che mi danno il mezzo per combatterla, la Costituzione.

La definizione di ‘archeologia della mafia’ in archeologia del linguaggio aggiunge qualcosa all’etimologia tradizionale – scienza delle cose antiche-: consapevolezza delle cose antiche. La consapevolezza è una forma di conoscenza che fa vivere il circolo degli eventi riconosciuti dall’origine per trasformarli al loro fine desiderato.

Io contesto questa sola cosa al libro di Marco Travaglio, E’ STATO LA MAFIA, Milano, Chiarelettere editore, maggio 2014: l’idea di archeologia:

La storia della trattativa è la prova su strada di questo assioma [Chi non è ricattabile non può far politica]: chi ha parlato o si è dissociato dalla consegna dell’omertà e della complicità politico-mafiosa è stato spazzato via. Chi ha taciuto ha conservato, anzi ha aumentato, il suo potere. Per questo la storia della trattativa Stato-mafia non è archeologia: è attualità. E lo sarà fino a quando l’ultimo dei suoi protagonisti non sarà uscito di scena. [: 6-7]

Il termine a quo della trattativa Stato-Mafia fissato dal giornalista liberale Marco Travaglio è il 1992 sulla base di “sentenze definitive dei processi celebrati a Caltanissetta

sulle stragi di Palermo del 1992 (Capaci e via D’Amelio) e a Firenze sulle bombe di Firenze in via dei Georgofili, di Milano in via Palestro e di Roma alle basiliche di San Giovanni in Laterano e di San Giorgio in Velabro. (: 9)

Il mio termine è il 2 giugno 1948. Non tanto nel tentativo del bandito Luciano di aggiungere una stella agli Stati Uniti con la Sicilia, quanto con l’articolo 49 della Costituzione: TUTTI I CITTADINI HANNO DIRITTO DI ASSOCIARSI LIBERAMENTE IN PARTITI PER CONCORRERE CON METODO DEMOCRATICO A DETERMINARE LA POLITICA NAZIONALE.

Federico del Giudice, che ha pubblicato Costituzione esplicata minor, con commento essenziale articolo per articolo, in VI edizione nel maggio 2014, commenta:

La Costituzione riconosce in questo articolo il diritto inviolabile di costituire i partiti politiciche rappresentano il più importante strumento di partecipazione politica in quanto espressione del pluralismo democratico che può essere garantito solo dalla presenza sulla scena politica di più formazioni politiche.

-Più formazioni politiche- senza limiti? Senza limiti…

finchè non nascerà una legge che li disciplini! La mafia è una formazione politica dove i cittadini possono liberamente associarsi. E lo fanno, con giuramento. Su queste basi, l’associazione mafiosa non si distingue da un partito normale se non per il fatto di essere più efficiente: chi non obbedisce muore!

La cronologia di Travaglio illumina la trattativa avvenuta. La mia archeologia denuncia il silenzio legislativo sull’articolo 49, che dovrebbe cessare prima delle intese sull’abolizione del Senato elettivo o della sua conservazione. Smettiamo subito di mafiarci, cioè di associarci senza disciplina repubblicana. Costituiamo dei partiti legali e dei sindacati pubblici. Così l’Italia entrerà in ordine, smetterà di galleggiare a malapena sullo sviluppo e prenderà l’abbrivio per la maglia rosa!

Read 1052 times

Utenti Online

Abbiamo 688 visitatori e nessun utente online

La tua pubblicità su Agorà Magazine