ANNO XV Ottobre 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 15 Giugno 2020 17:09

Marcos Garcia Rey autore dello scoop del quotidiano spagnolo Abc: "Mio lavoro si basa su più fonti"

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L'autore dell'articolo: "Mio lavoro si basa su più fonti"

Marcos Garcia Rey, autore dello scoop del quotidiano spagnolo Abc, secondo cui nel 2010 il regime chavista fece arrivare 3,5 milioni di euro al M5S, non è intimorito dalle minacce di querele arrivate dal Venezuela e dal Movimento 5 Stelle e difende il suo lavoro, che si basa "su più fonti". "E' normale che le persone interessate dalle informazioni si difendano, ma io sono tranquillo - assicura il giornalista parlando con l'Adnkronos -. Il mio lavoro è verificato da più fonti e non ho mai pubblicato alcun articolo basato su notizie false".

Garcia Rey, che ha collaborato a otto inchieste con l'Icij, il Consorzio internazionale di giornalismo investigativo, tra cui quella sui Panama Papers, non vuole dire poi se sia in possesso di altre prove o se abbia intenzione di pubblicare altri articoli: "A questa domanda, naturalmente, non posso rispondere". Infine, il giornalista dice di aver appreso stamattina dello scontro interno al M5S tra il fondatore Beppe Grillo e Alessandro Di Battista, scontro sul quale è poi piombata la 'grana' venezuelana. "L'ho letto sulla stampa italiana. Non sono un esperto di politica italiana, a parte la mia cultura generale", si limita a dire.

M5S, dai rapporti con Caracas al non riconoscimento di Guaidò come Presidente ad Interim

Le notizie di presunti finanziamenti al M5S da parte del regime chavista riportate dal quotidiano spagnolo Abc riaprono la discussione sulla posizione italiana riguardo alla crisi venezuelana. A gennaio dello scorso anno Juan Guaidò, capo dell'Assemblea Nazionale di Caracas, il Parlamento venezuelano dominato dall'opposizione, si era proclamato presidente ad interim del Venezuela con il benestare del presidente americano Donald Trump, primo a riconoscerlo.

Un annuncio che aveva provocato la durissima reazione del presidente 'detronizzato' del Venezuela Nicolas Maduro, che aveva annunciato la rottura dei rapporti diplomatici con Washington dando tempo 72 ore al personale diplomatico americano per lasciare il paese. "Giuro di assumere formalmente le competenze dell'esecutivo nazionale come presidente incaricato del Venezuela per arrivare alla fine dell'usurpazione, ad un governo di transizione e indire libere elezioni", aveva dichiarato Guaidò, pronunciando il suo giuramento a piazza Juan Pablo II a Caracas, davanti alla folla di migliaia di persone che partecipavano alla manifestazione contro il governo. Maduro si era insediato due settimane prima per un secondo mandato da presidente del Venezuela, ma l'opposizione e diversi paesi lo ritenevano illegittimo, non avendo riconosciuto i risultati delle elezioni.

 Dopo l'annuncio di Donald Trump erano arrivati i riconoscimenti di altri paesi ed organizzazioni, primi tra tutti quello di Luis Almagro, segretario generale dell'Organizzazione degli Stati Americani (Osa), quindi quelli del Brasile e Paraguay, dell'Argentina, del Cile e del Canada. Il 31 gennaio arrivava il riconoscimento del Parlamento europeo con una risoluzione non vincolante. Tra gli italiani - all'epoca al governo c'era la coalizione gialloverde Lega-M5S - erano emerse le astensioni dei deputati leghisti, del M5S e di alcuni del Pd. Successivamente, il 28 marzo, la Lega aveva cambiato posizione nel Parlamento Europeo sulla crisi venezuelana. Gli eurodeputati del partito guidato da Matteo Salvini, Mara Bizzotto, Oscar Lancini, Mario Borghezio, Giancarlo Scottà e l'indipendente dell'Enf Marco Zanni avevano votato a favore della risoluzione che chiedeva il riconoscimento di Juan Guaidò come presidente legittimo ad interim e che invitava i Paesi Ue che non avevano ancora provveduto (tra cui l'Italia) a farlo il prima possibile. Il Movimento Cinque Stelle, invece, aveva votato contro.

Con un'altra risoluzione, approvata il 18 luglio, il Parlamento europeo chiedeva poi nuove sanzioni contro il regime di Nicolas Maduro ribadendo il pieno sostegno per il "presidente legittimo a interim Juan Guaidò". La risoluzione non vincolante, adottata con 455 voti a favore, 85 contrari e 105 astensioni, aveva visto il voto contrapposto di Lega e M5S, con il sì della Lega e l'astensione del M5S. A votare a favore della risoluzione anche Pd, Forza Italia e Fratelli d'Italia. Quanto al governo, ai primi di febbraio aveva chiarito la sua posizione esprimendo appoggio "al desiderio del popolo venezuelano di giungere nei tempi più rapidi a nuove elezioni presidenziali libere e trasparenti", spiegando che andava "garantita la sicurezza dei cittadini astenendosi da ogni forma di violenza", ma senza chiedere la rimozione di Maduro, né riconoscere Juan Guaidó come presidente ad interim. Riconoscimento che non è arrivato neanche adesso, dopo il cambio di governo la scorsa estate. Con informazione Adnkronos

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