ANNO XV Maggio 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 07 Dicembre 2020 09:17

Sul Mes si tratta nel MoVimento 5 Stelle. Ma posizioni ancora lontane. Mes e Recovery, 48 ore per evitare il rischio crisi

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Vertice in serata a P. Chigi, scontro con Iv su cabina regia. Dopo una riunione dei capigruppo si lavora a una mediazione. Quarantott'ore sul filo di lana. Quarantott'ore di faticosa mediazione per evitare il rischio della crisi di governo.

Giuseppe Conte si avvia ad una settimana di fuoco, segnata dai due principali nodi europei, il Mes e il Recovery Fund. Mercoledì in Aula il rischio del "no" dei frondisti M5S alla riforma del Mes resta alto. "Non ci saranno problemi, chi vota "no" vota contro una decisione presa dal gruppo M5S", assicura il capo politico Vito Crimi. Nelle prossime ore, invece, il Cdm metterà a punto lo schema del Recovery Plan e la discussa task force, che continua a non piacere a Iv e non solo. Intanto, Emilia-Romagna e Lazio si accodano ad altre 22 Regioni europee di stampo autonomista per chiedere a Bruxelles , con una lettera ai vertici comunitari, un coinvolgimento diretto nel piano. E il clima non migliora neppure nel corso del vertice serale convocato dal premier Giuseppe Conte sul Recovery. Italia Viva, con Ettore Rosato e Maria Elena Boschi, non abbandona la trincea contro l'istituzione della task force tornando ad attaccare il premier per il poco coinvolgimento dei ministri. E domani, per il premier, si prospetta un Cdm infuocato. Anche perché, se da un lato la task force non sarà delineata nei suoi profili, dall'altro il governo è chiamato a dare il via libera alla struttura il prima possibile per poter poi inserire la proposta in legge di bilancio. Con i renziani, già irritati dalla resistenza di Conte al rimpasto, pronti a far pesare i loro numeri in Parlamento. Sul Mes la chiave per smussare la fronda pentastellata è invece la risoluzione unitaria che verrà presentata in Aula. Prima del confronto con il Pd, è già partito il lungo lavoro interno al Movimento: in 60 parlamentari - tra capigruppo, presidenti di commissione e capigruppo in commissione - stanno lavorando al testo con un obiettivo: rendere più chiaro possibile il "no" all'uso del Mes e, allo stesso tempo, sottolineare come il sì alla riforma non significhi avallare la ratio del fondo-salva Stati. "A noi questa riforma non piace ma mentre a dicembre 2019 potevamo permetterci di dire "assolutamente no" oggi siamo in un anno in cui c'è una crisi pandemica, in cui l'Ue ha dimostrato di mettere in campo strumenti nuovi. Dobbiamo guardare avanti. Questa riforma è un modo per chiudere il capitolo", sottolinea Crimi. Nella risoluzione non potrà essere messo nero su bianco il "no" al Mes, Pd e Iv non lo permetteranno. Ma il M5S tornerà a ribadire il necessario via libera dell'Aula per qualsiasi mossa che riguardi il fondo. Sperando di uscire nel cul de sac tra ortodossi, Dem e renziani. Non è escluso che, nelle prossime ore, anche il premier - magari indirettamente - intervenga con una sua moral suasion. Del resto Conte non ha mai nascosto la sua contrarietà al fondo ma, allo stesso tempo, quando giovedì a Bruxelles si presenterà al Consiglio Ue dovrà avere un mandato chiaro del Parlamento, in vista del rush finale sul negoziato sul Recovery. Porre veti sul Mes e attaccare chi, come Polonia e Ungheria, continuano ad opporsi al Recovery sarebbe un "non sense" che azzopperebbe la strategia italiana. Strategia sulla quale Conte farà asse con la Spagna, contando sulla sponda della presidenza tedesca anche sull'eventualità, per ora solo potenziale, di un accordo a 25 sul Next Generation Ue.

Si è tenuta una riunione dei capigruppo M5s che si sono trovati con i presidenti di commissione e con il capo di gabinetto del presidente Giuseppe Conte in una call protrattasi fino al tardo pomeriggio. Sul Mes si lavora a una mediazione che dovrebbe essere quella di subordinare il via libera alla riforma del Fondo Salva Stati al rispetto della logica di pacchetto delle altre misure in Ue.

Le posizioni, comunque, all'interno del Movimento, si apprende, restano distanti. C'è infatti ancora chi pensa di presentare un'alternativa alla risoluzione di maggioranza che depositata dopo le comunicazioni del premier, Giuseppe Conte, mercoledì, e che ritiene di non dover firmare soltanto una parte dell'intero pacchetto di misure. 

La nuova linea, dettata dai vertici del M5s, è sottolineare che la riforma è cosa ben diversa dall'uso dei fondi del Mes per la sanità. Un uso a cui il Movimento resta contrario, diversamente dagli alleati della maggioranza, Pd e Italia viva. Il tema è quanti, tra i pentastellati, si esprimeranno, nel voto di mercoledì in modo difforme rispetto alla risoluzione della maggioranza.

Il capo politico Vito Crimi ha rassicurato per il secondo giorno consecutivo gli alleati, dicendosi "convinto" che la "maggioranza avrà i voti". Chi si esprimerà contro la risoluzione "non andrà contro il capo politico ma contro il gruppo" parlamentare, ha avvertito. I dissidenti - 17 senatori e 52 deputati - sono usciti allo scoperto nei giorni scorsi facendosi promotori di una lettera ai vertici del Movimento.

Nel partito si attendono che molti di loro rientreranno nei ranghi. Ma è ancora caos, con minacce di espulsioni o quantomeno rappresaglie reciproche. E non è ancora escluso che i 'ribelli' non si facciano promotori di una risoluzione diversa. Intervenendo a 'Mezz'ora in piu'', Crimi ha già annunciato che probabilmente la stesura della risoluzione richiederà anche tutta la giornata di domani. "La risoluzione ideale, per me, sarebbe che un testo che dice che questo Parlamento non utilizzerà il Mes", ha aggiunto. In ogni modo, "qualunque risoluzione è superabile", ha continuato, lasciando intendere che non è fondamentale sancire nero su bianco la contrarietà all'utilizzo del Mes.

"Perché io ho una certezza - ha sottolineato -: questo Parlamento è contrario all'utilizzo del Mes". "Noi siamo contrari all'utilizzo del Mes", strumento "obsoleto e non adeguato, come il presidente Conte ha più volte rappresentato. Questa riforma cerca di cambiare il Mes. A noi questa riforma non piace - ha ammesso -, ma, mentre a dicembre 2019 potevamo permetterci di fare questo ragionamento, dopo un anno, con la crisi pandemica, dobbiamo guardare avanti". "In quest'anno l'Ue ha dimostrato di mettere in campo strumenti nuovi. Questa riforma è un modo per chiudere un capitolo e per parlare di futuro. Oggi dobbiamo guardare avanti".

Intanto dal Pd sono arrivati avvertimenti categorici. "So che i capi politici del Movimento, Di Maio e Crimi, stanno lavorando responsabilmente per recuperare il dissenso interno. Io voglio dire chiaramente che questa prova non ha un appello", ha scandito il capogruppo alla Camera, Graziano Delrio. "Il Pd è entrato in coalizione per modificare la collocazione dell'Italia e recuperare appieno la sua vocazione europeista. Se ci fosse uno stop sul percorso che noi riteniamo fondamentale e che tanti benefici ha portato al Paese, ecco, se ci fosse un ritorno al Conte uno, allora è evidente che non avrebbe più senso portare avanti questa esperienza", ha aggiunto.

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