ANNO XV Ottobre 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 03 Febbraio 2021 15:53

Dal contemporaneo ai piccoli, i musei chiedono di aprire nei weekend

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Maxxi, Uffizi, Etrusco, "E' importante". Ma non tutti sono d'accordo. 

I più piccoli non hanno dubbi: "Da noi non esiste assembramento, non permettere le visite nel weekend è un paradosso". E anche i centri del contemporaneo chiedono al governo di aprire ad altri criteri di valutazione oltre all'indice di contagio.

A poche ore dalla riapertura di tanti musei italiani, sembra già andare stretta la direttiva del governo che limita le visite ai giorni feriali. O quantomeno c'è dibattito. Perché se la linea della apertura totale è fortemente condivisa dal direttore degli Uffizi, Eike Schmidt e dalla presidente del Maxxi Giovanna Melandri come dal direttore del museo nazionale etrusco di Villa Giulia, Valentino Nizzo, c'è anche chi non ci sta, come Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum e Francesco Sirano che guida il Parco archeologico di Ercolano. "A Paestum siamo stati tra i primi a riaprire, ma non sono in grado di giudicare una decisione presa dal governo in un'ottica più ampia - risponde all'ANSA Zuchtriegel - ci rimettiamo a chi ha la responsabilità della salute pubblica". Il ragionamento di Sirano non è diverso: "Queste decisioni di opportunità le prende il ministro coordinandosi con il comitato scientifico", risponde a sua volta convinto che in questo momento ci sia bisogno "di ordine, unità di intenti e fiducia in chi prende le decisioni di interesse generale". "Tutti speriamo di tornare presto alla normalità. Ma non dimentichiamo il motivo per cui siamo chiusi".
Tant'è, l'associazione nazionale dei piccoli musei non la vede così. Il motivo è in parte economico, perché il rischio di non riuscire a coprire le spese di gestione, spiega Mario Cresci, coordinatore della segreteria nazionale dell'associazione, è reale se si esclude la possibilità delle visite nel weekend. Ma i soldi non sono tutto, quello che sarebbe servito secondo Cresci, è una maggiore attenzione alle differenze che connotano le tante strutture sparse sul territorio: "Siamo luoghi di socialità e di accoglienza". Sul tasto della differenza batte anche Lorenzo Giusti, direttore della Gamec di Bergamo e presidente di Amaci, la rete che raccoglie 24 tra i più importanti musei di arte contemporanea italiani. "La nostra è una realtà complessa - premette- una rete che unisce istituzioni molto diverse tra loro. E per alcuni riaprire così, per giunta non potendo contare sugli introiti del fine settimana, è impossibile". Anche per questo già qualche giorno fa Amaci ha scritto al capo del governo e al ministro della cultura Franceschini.
"Per carità nessun intento polemico - ribadisce Giusti - io dirigo un museo di Bergamo, so bene quanto sia stato difficile e quanto sia complicato intervenire". L'obiettivo è piuttosto essere ascoltati e coinvolti nella valutazione sulle riaperture di questi luoghi, tenendo conto della densità di popolazione e della media annuale dei visitatori: "Vorremmo che il governo riconoscesse ai musei il ruolo che hanno nel legame con la collettività". Non solo, aggiunge, perché i musei di arte contemporanea "sono centri di studio e di produzione, punti di riferimento fondamentali per la comunità artistica e per l'intero suo sistema produttivo, duramente colpito dalla situazione che stiamo vivendo". Melandri va anche oltre: "la pandemia ha colpito duro, è nostro dovere sostenere la domanda di cultura offrendo a tutti la possibilità di rigenerare la mente e lo spirito con l'arte, la bellezza, la creatività".
Valentino Nizzo, giovane e vulcanico direttore dell'Etrusco, è d'accordo con lei e con Schmidt. In questi mesi di chiusura, oltre a lanciare le 'gite virtuali' al museo per continuare ad accogliere le scolaresche, ha portato il suo museo su tutti i social e ora pure su Twich per stare vicino al pubblico più giovane (domani la seconda diretta sul tema 'La vita oltre la morte'). Ma non basta: "Rimanere aperti nei fine settimana sarebbe importante - dice - certo dipende dai tecnici del Cts e saranno loro a decidere perché la situazione richiede la massima serietà. Ma è vero tanti visitatori reali e virtuali ce lo hanno chiesto. Il museo fa bene, ne abbiamo tutti un grande bisogno. E secondo me sarebbe molto educativo dire che il sabato e la domenica si può andare al museo e non nei centri commerciali.
Tanto più che da noi le visite si svolgono in totale sicurezza". (ANSA).

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