ANNO XVIII Aprile 2024.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 01 Novembre 2021 14:32

Cop 26 Johnson: "Mezzanotte meno uno sull'orologio dell'apocalisse"

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Il primo ministro britannico Boris Johnson in apertura della Cop 26 ha detto che il mondo si trova come James Bond in quei film in cui deve disinnescare un macchinario mortale pochi minuti prima che scatti

"L'orologio dell'Apocalisse ticchetta sempre più forte e segna un minuto a mezzanotte", quando scatterà "la fine della vita umana su questo pianeta come la conosciamo".

Con questa immagine il primo ministro britannico, Boris Johnson, apre la Cop 26, la Conferenza Onu sul clima di Glasgow.

Il mondo ha proseguito Johnson, si trova come "James Bond in quei film in cui deve disinnescare un macchinario mortale pochi minuti prima che scatti ma questo non è un film e noi non siamo James Bond". 

Le promesse dei leader mondiali sulla lotta al cambiamento climatico "non devono restare bla bla bla". Il primo ministro britannico, Boris Johnson, cita l'attivista per il clima Greta Thunberg nel suo discorso d'apertura della Conferenza Onu sul clima di Glasgow e assicura che "la rabbia degli attivisti di oggi non è nulla in confronto a quella inimmaginabile dei nostri discendenti se Glasgow passerà alla storia come il momento in cui potevamo invertire la rotta e non lo facemmo".

"L'impazienza del mondo diventerà ingestibile, se non facciamo le cose sul serio", ha avvertito il premier britannico.

E' iniziata allo Scottish Event Campus di Glasgow, in Scozia, la conferenza dei leader della Cop26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. "Abbiamo l'opportunità e il dovere di fare di questo summit il momento in cui l'umanità ha iniziato, e sottolineo iniziato, a disinnescare la bomba" del riscaldamento globale, ha detto il primo ministro britannico Boris Johnson, aprendo la conferenza. "Sarà difficile, ma possiamo farlo. Mettiamoci al lavoro, con tutta l'immaginazione e la creatività che abbiamo", afferma.

"Manca un minuto a mezzanotte e dobbiamo agire ora", il messaggio del premier britannico. L'umanità "ha da tempo messo a dura prova il cambiamento climatico", e "se non saremo seri, sarà troppo tardi perché i nostri figli lo facciano domani".

I PRESENTI

Nella sala della plenaria si riconoscono tra gli altri il presidente Usa Joe Biden, l'inviato speciale presidenziale degli Usa per il clima John Kerry, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier indiano Narendra Modi (senza mascherina), il premier svedese Stefan Loefven, lo spagnolo Pedro Sanchez, il presidente del Consiglio Mario Draghi (con una mascherina Ffp2), il premier britannico Boris Johnson (con la mascherina), il principe Carlo e Camilla, duchessa di Cornovaglia, entrambi con mascherina. Una musicista sta suonando la bagpipe, la tradizionale cornamusa scozzese.

TRE OBIETTIVI

Sono tre gli obiettivi che l'Unione Europea, la potenza 'erbivora' che fa da capofila nella lotta per tagliare le emissioni climalteranti, ha messo nel mirino alla Cop26, la 26esima Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si tiene a Glasgow e si concluderà il 12 novembre. Primo, fare quanto è necessario per mantenere il riscaldamento del pianeta intorno a 1,5 gradi centigradi, rispetto ai livelli preindustriali, come previsto dall'accordo di Parigi del 2015. E, per mantenere questo obiettivo in vista, servono più sforzi già in questo decennio, come ha detto la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Insomma, chi ha preso impegni lontani nel tempo dovrebbe presentare anche piani intermedi e concreti per attuarli, agendo già in questo decennio.

Secondo, mobilitare la finanza climatica, cioè gli aiuti finanziari dei Paesi più sviluppati (in gran parte responsabili del riscaldamento del pianeta) nei confronti di quelli più poveri, per aiutarli a passare ad un'economia meno inquinante, riuscendo a consegnare 100 mld di dollari l'anno già a partire dal 2022, e non dal 2023. Terzo, trovare un accordo sul 'rulebook', l'insieme delle regole che, su base scientifica, consentiranno di misurare le emissioni climalteranti e lo scambio di quote delle stesse tra i Paesi, evitando i doppi conteggi. E' la parte più tecnica e complicata del negoziato, ma anche quella sulla quale a Bruxelles si respira un certo ottimismo.

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