ANNO XVI Settembre 2022.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 30 Marzo 2022 08:43

Se salta l'impegno con la Nato viene meno il patto di maggioranza. L'avvertimento di Draghi

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Il premier non intende recedere dalla necessità di arrivare all'incremento della spesa militare al 2% del Pil. Continua il braccio di ferro con il presidente del M5S, Giuseppe Conte. 

Il rispetto degli impegni con la Nato, il rispetto del patto di maggioranza, la necessità di evitare distinguo che rischiano di indebolire l'immagine del governo in un momento in cui l'Italia sta lavorando insieme agli altri leader per sostenere i negoziati di pace e accelerare il cessate il fuoco: Mario Draghi tiene il punto e dopo l'incontro con il presidente M5s Giuseppe Conte si è recato al Quirinale per aggiornare il presidente della Repubblica sulla questione dell'aumento della spesa militare.

Un confronto, quello con la prima carica dello Stato, che evidenzia come il premier non intenda recedere dalla necessità di arrivare all'incremento della spesa militare al 2% del Pil e ritiene grave l'atteggiamento del Movimento 5 stelle. L'impegno di rispettare i patti con la Nato per il premier è stato messo in discussione dal Movimento 5 stelle che in Commissione Esteri al Senato aveva chiesto di votare sull'ordine del giorno di Fdi - accolto dal governo - che ricalcava il testo approvato dalla Camera.

Il Movimento 5 stelle non dovrebbe presentare alcun odg nell'Aula di palazzo Madama anche perché l'esecutivo porrà la questione di fiducia. Ma il tema dell'aumento delle spese militari ha provocato una spaccatura nell'ex fronte rosso-giallo (il segretario dem Letta ha fatto trapelare la sua preoccupazione) e soprattutto allargato la distanza tra M5s e l'esecutivo.

Se il presidente M5s ha fatto sapere che non voterà l'aumento delle spese militari, il presidente del Consiglio è stato netto con Conte: se si decidesse di mettere in discussione gli impegni assunti con la Nato, in un momento così delicato alle porte dell'Europa, verrebbe meno il patto che tiene in piedi la maggioranza. È in corso dunque un braccio di ferro, perchè il presidente M5s, pur premettendo di non volere una crisi di governo, ha confermato al Capo dell'esecutivo la sua posizione: l'aumento della spesa militare sarebbe improvvido.

"Ho portato a Draghi la preoccupazione del M5s e di tutti italiani", ha osservato. Conte si è detto convinto che non ci sarà alcuna cifra aggiuntiva nel Def, aggiungendo che "il problema va affrontato", "affrettarsi a rispettare questa soglia del 2% - la tesi - significherebbe provocare un picco nelle spese militari in un momento in cui il Paese è in forte difficoltà".

La tensione resta alta, anche perchè un'ala del Movimento ritiene che la posizione di Conte metta a repentaglio il governo e la legislatura. Nei gruppi parlamentari pentastellati il timore è che l'ex premier voglia staccarsi dall'esecutivo dopo le amministrative, tesi smentita dall'avvocato pugliese: "Noi sosteniamo il governo e abbiamo diritto a essere ascoltati".

Ma Draghi in questa partita vuole compattezza dalla maggioranza, sta costruendo una rete con gli altri leader europei e mondiali, oggi ha avuto una conversazione telefonica con il presidente americano, Joe Biden, il presidente francese Emmanuel Macron, il Cancelliere tedesco Olaf Scholz, e il primo ministro del Regno Unito, Boris Johnson.

Per confermare l'importanza di uno stretto coordinamento sull'aiuto alla popolazione e alle istituzioni ucraine, con particolare attenzione al funzionamento dei corridoi umanitari e all'assistenza ai crescenti flussi di rifugiati. Per condividere la necessità di sostenere i negoziati in corso, assicurando al più presto il cessate il fuoco e per discutere la diversificazione degli approvvigionamenti energetici.

La compattezza della maggioranza per il premier è dovuta perchè l'impegno sulle spese militari era stato preso già a Montecitorio e perchè i piani concordati nel 2014, e confermati dai vari governi che si sono succeduti entro il 2024 un continuo progressivo aumento degli investimenti. Nella giornata di mercoledì il decreto legge sull'Ucraina approda nell'Aula del Senato. Il governo è orientato a blindare il provvedimento. Il Movimento 5 stelle non si metterà di traverso, ha fatto sapere Conte. Ma un gruppo di senatori M5s ha già fatto sapere che non parteciperà al voto.

"Draghi è uno statista, Conte è un populista", taglia corto Renzi. "L'Italia fa parte non solo dell'Unione europea, ma anche dell'Alleanza atlantica. è fondamentale il rispetto degli impegni in merito all'aumento delle spese militari", osserva il ministro di FI, Gelmini.

Il tema della crisi in Ucraina è stato affrontato anche nella riunione del gruppo della Lega che si è tenuta alla Camera. Sullo sfondo ci sono anche le divisioni nella maggioranza sulla riforma del Csm (ma le posizioni si sono avvicinate sul tema delle porte girevoli, non sul sistema elettorale), sulla delega fiscale, sul ddl concorrenza.

E anche sul dossier delle nomine che dovranno essere ufficializzate entro fine mese. "Noi - si lamenta un 'big' della maggioranza - non abbiamo toccato palla". Domani intanto alla Camera si voterà su un componente dell'Agcom (in pole il leghista Capitanio). AGI

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