ANNO XV Maggio 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 16 Luglio 2016 13:16

L'Emilia-Romagna apre le braccia ai bimbi Saharawi: vacanza e screening sanitario

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Incontro con i bambini ospitati da famiglie della regione e i loro accompagnatori. Per i piccoli occasione di svago, ma anche di accertamenti e cure mediche. Gualmini: "Non solo aiuti umanitari, ma anche progetti strutturali di educazione, prevenzione e sviluppo dei sistemi sanitari per bambini, donne e gruppi più vulnerabili"

 

Una novantina di bambini Saharawi (chiamati i "piccoli ambasciatori di pace") provenienti da tutta la regione del Sahara occidentale sono stati accolti questa mattina insieme ai rappresentanti del Polisario (non c'era Omar Mih perché ancora in Saharawi per il congresso, presente invece Fatima Mahfud, rappresentante del Fronte Polisario in Italia), l'associazione nazionale di solidarietà con il popolo saharawi,  alle famiglie ospitanti, agli accompagnatori, al Coordinamento regionale delle associazioni Saharawi dalla vicepresidente e assessore alle Politiche di Welfare della Regione Emilia-Romagna Elisabetta Gualmini e dalla Presidente del Consiglio regionale Simonetta Saliera nella sala polivalente dell'Assemblea legislativa.

"In questa giornata particolare in cui il nostro turbamento è quasi incontenibile per gli eventi tragici e umanamente incomprensibili che hanno colpito la città di Nizza - ha sottolineato Gualmini - continuiamo a manifestare la nostra vicinanza al popolo Saharawi, al loro desiderio di costruire uno Stato indipendente e libero, così come tanti accordi internazionali hanno deciso. I bambini sono la nostra speranza e su di loro la Regione Emilia-Romagna continua a investire: medicinali, progetti umanitari, aiuti di ogni tipo saranno sempre una priorità per noi per i piccoli e i grandi del popolo Saharawi con cui oggi ci confrontiamo e ci ritroviamo".

L’accoglienza estiva a bambini profughi Saharawi è attiva in Italia dal 1985 e nella Regione Emilia-Romagna dal 1993. E' un progetto che rinsalda l’amicizia tra i popoli, che vuole offrire  ai bambini sia un'occasione di svago e vacanza (la  situazione nei campi in particolare d'estate è molto difficile, con caldo torrido sopra i 50 gradi) per uno scambio e una conoscenza reciproca delle nostre tradizioni, sia uno screening sanitario con accertamenti e cure mediche primarie.

La Regione da tempo ha un'attenzione particolare alla causa del popolo Saharawi. Lo dimostrano le tante associazioni impegnate, i Comuni, i tanti scambi: lo dimostra anche un amicizia istituzionale con la Regione, che trova un sostegno condiviso dalle forze politiche testimoniato dalla risoluzione approvata all'unanimità nel giugno 2015 a favore dell'autodeterminazione dei popoli ed in particolare del popolo saharawi.

"Abbiamo raccolto il testimone dalla precedente Giunta e dall'Assemblea, da tempo in prima linea in questa collaborazione - ha detto Gualmini -. Un'amicizia che nasce per la predisposizione del popolo saharawi alla pace, a una soluzione negoziata al conflitto, alla naturale inclinazione alla solidarietà che ha portato gli emiliano romagnoli a nutrire una profonda empatia con il Saharawi".

L'impegno dell'Emilia-Romagna per il Saharawi

Questa amicizia è fatta anche di gesti concreti, come l'accoglienza, la collaborazione di tanti soggetti del territorio e, da parte della Regione, la conferma degli impegni finanziari per il Saharawi. Amicizia e collaborazione allo sviluppo che sarà confermata nel prossimo bando sulla cooperazione.

Il 2015 ha visto inoltre anche aiuti umanitari eccezionali: un aiuto straordinario dalla Regione è infatti arrivato per i campi profughi Saharawi di Tindouf, nel deserto algerino, dove un’alluvione si è abbattuta nell’ultima settimana di ottobre distruggendo le case di mattoni di sabbia e le tende. La Regione ha infatti varato un intervento straordinario di oltre 30mila euro per migliorare la salute delle persone e garantire l’accesso ai farmaci essenziali, per prevenire l’insorgenza delle epatiti virali e la comparsa della calcolosi renale in età pediatrica tra la popolazione Saharawi rifugiata in Algeria. 

"Ma i nostri non sono solo aiuti umanitari - ha sottolineato Gualmini -. La nostra attenzione è rivolta anche a progetti strutturali di educazione, di prevenzione e di sviluppo dei sistemi sanitari, principalmente a favore dei bambini, delle donne e dei gruppi più vulnerabili. I nostri progetti comprendono interventi nei seguenti settori: trattamento e prevenzione della calcolosi renale nei campi; sostegno all'istruzione scolastica; educazione formazione lavoro per i giovani; sostegno al gioco e allo sport; medicinali per i saharawi rifugiati in Algeria; gestione della sanità e prevenzione epatiti virali".

Una Regione che crede nella cooperazione allo sviluppo

La Regione Emilia-Romagna continua a credere nella rilevanza della cooperazione internazionale allo sviluppo, condivide pienamente l'Agenda Onu 2030 che stabilisce gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e sostiene in particolare gli interventi di cooperazione nei settori di eccellenza regionale quali l'agroalimentare e lo sviluppo rurale, la sanità e le politiche sociali, l'economia della conoscenza e il lavoro.

La Regione infine si riconosce nell'approccio dello sviluppo umano, nel riconosciuto quadro della più ampia definizione di sviluppo sostenibile, e in coerenza con le politiche per la parità e contro le discriminazioni.

Nel fare ciò l'Emilia-Romagna gioca un doppio ruolo: di  sostegno, coordinamento e raccordo  dei soggetti che a livello locale si impegnano a diverso titolo nelle attività di cooperazione allo sviluppo; di partnership diretta per interventi di cooperazione internazionale allo sviluppo garantendo e massimizzando il raccordo con le politiche e le iniziative interregionali, nazionali ed europee, e quindi attraverso una programmazione integrata e convergente con fondi nazionali, europei ed internazionali.

"In questi anni, nonostante il calo delle risorse abbia investito anche la Regione, la scelta politica è stata quella di mantenere l'impegno nel settore della cooperazione internazionale, confermando sostanzialmente le risorse complessive, aggiornando i propri strumenti e continuando a svolgere il ruolo di coordinamento come e più che in passato - ha sottolineato Gualmini - La volontà è infatti quella di coinvolgere nella cooperazione anche il settore privato, in linea con quanto stanno facendo il governo italiano e l'Unione Europea. Per questo anche nel 2016 confermeremo innanzitutto il bando per le organizzazioni non governative, che annualmente definisce insieme alle associazioni e a tutti gli attori territoriali le priorità di lavoro, i progetti e le aree di riferimento dove investire le risorse regionali.  Il 2016 sarà poi anche l'anno del nuovo piano pluriennale per la cooperazione internazionale, che entro quest'anno aggiornerà i propri strumenti e definirà le priorità in un contesto internazionale in profondo mutamento".

Un ricordo per la volontaria Roberta Silocchi

Nel corso dell'incontro è stata ricordata Roberta Silocchi, educatrice volontaria e appassionata sostenitrice dei diritti del popolo del deserto, scomparsa a pochi giorni fa ad appena 43 anni. Roberta Silocchi era molto conosciuta tra gli educatori della città per la sua attività di volontariato nell’associazione Jaima Sahrawi. Lavorava al fianco degli insegnanti nelle scuole primarie del campo profughi a Tindouf in Algeria, in mezzo al deserto nella Repubblica Araba del Sahara Democratico e aveva partecipato al progetto per l’integrazione dei ragazzi disabili attraverso la formazioni di educatrici Saharawi.

Roberta Silocchi stava lavorando ad un libro, che sarà presto pubblicato, dove le varie voci di donne Saharawi di ogni età ricostruiscono il periodo storico che parte dal colonialismo spagnolo, passando per l’occupazione del Marocco, la guerra, la fuga delle donne e dei bambini nel deserto algerino e arriva ai nostri giorni con la scelta di questo popolo di abbracciare la lotta nonviolenta e diplomatica dal 1991.

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