ANNO XVI Dicembre 2022.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 13 Maggio 2022 16:38

Le pagelle della seconda semifinale dell'Eurovision

Written by  Gabriele Fazio
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Fuori l’italiano di adozione sanmarinese Achille Lauro e l’ex “Amici di Maria De Filippi” maltese Emma Muscat, brani non all’altezza, entrambi meritatamente fuori

La seconda semifinale dell’Eurovision Song Contest o, come lo chiamiamo noi, X-Factor Europa, propone i brani di altri diciotto paesi, sono molti ad aver controllato la cartina perché sicuri che non esistano altri diciotto stati europei. Il livello dei brani crolla clamorosamente, se non fosse per la geniale canzone della Georgia, per noi nettamente il miglior brano ascoltato in queste prime due semifinali (infatti fuori), e per la struggente ballad della Svezia. Fuori l’italiano di adozione sanmarinese Achille Lauro e l’ex “Amici di Maria De Filippi” maltese Emma Muscat, brani non all’altezza, entrambi meritatamente fuori.

FINLANDIA The Rasmus – “Jezebel” – Voto 5: Il rock scandinavo in passato ha regalato diverse gioie, sono riusciti a sviluppare un proprio linguaggio, un proprio codice, una propria estetica, la propria personalissima definizione di rock, decisamente più innocuo, decisamente più perbene; ecco, fino agli anni ’90 ci siamo cascati, oggi ci sembra una parodia, ma passano il turno. Noi non vediamo l’ora, tra vent’anni, di guardare la serie tv ispirata alla loro storia.

ISRAELEMichael Ben David – “I.M”- Voto 6,5: Hit perfetta, ultramoderna, che non rinuncia a sonorità world e ammiccamenti radiofonici. La messa in scena è talmente pop che ha creato un imbuto cosmico che si è risucchiato Simon Cowell.

SERBIA Konstrakta – “In Corpore Sano” – Voto 6: Performance inquietante che viaggia sul filo sottilissimo che divide la pop art da una sbronza epocale, ideata e portata in scena, in eurovisione, dall’ultima persona con cui vorresti dividere una corsa in ascensore. Il pubblico a casa, forse intimorito, ha votato per mandarla in finale.

AZERBAIJAN Nadir Rustamli – “Fade To Black” Voto 6,5: Brano dai tratti struggenti, bello nei primi 20 secondi, poi implori il cielo per fare entrare Il Volo…per dire, la disperazione. Eppure, nel grigiore della serata, passa.
GEORGIA - Circus Mircus – “Lock Me In” – Voto 10: Certamente il miglior brano ascoltato in queste prime due semifinali; complesso, contemporaneo, schizofrenico, divertente. Wow. Il fatto che non passi in finale in questa competizione così barocca eppure così vuota di significato è la conferma che si tratta di roba di altissimo livello. Tanto ci rivediamo con voi, mica scappate.


MALTA Emma Muscat – “I Am What I Am” – Voto 3: Brano evidentemente estratto dalla colonna sonora di una pubblicità per assorbenti.


SANMARINO Achille Lauro – “Stripper” – Voto 4,5: Molti in passato hanno paragonato Achille Lauro a Renato Zero, un paragone ingeneroso ed eccessivo; in realtà non c’è bisogno di scomodare Zero, perché non c’è niente che faccia Achille Lauro oggi che Cristiano Malgioglio non abbia fatto molti anni prima di lui e molto meglio. Il brano è veramente imbarazzante, in scena il solito festival delle provocazioni di plastica, da maleducato strafritto. Il performer romano, che azzecca, forse, la metà delle note, ci prova con il pubblico europeo dopo aver preso la scorciatoia San Marino per esserci a tutti i costi, facendo una figura barbina di dimensioni astrologiche.


AUSTRALIA Sheldon Riley – “Not The Same” – Voto 5,5: Un brano dalla potenza orchestrale e di una noia mortale. Sto genere di pop al largo pubblico europeo piace, non ci sorprende che vada in finale, ci distrugge l’idea di dover riascoltare il pezzo.


CIPRO Andromache – “Ela” – Voto 4,5: Pop dalle tinte arabeggianti, una delle cose che ci piacciono di più del nostro paese, ancor prima dei cannoli, la Divina Commedia e Roberto Baggio, è che questo genere di sound da noi non abbia mai sfondato.


IRLANDA Brooke – “That’s Rich” – Voto 4: Ci sfugge il motivo per cui un paese dalla tradizione musicale preziosa come l’Irlanda proponga questo pop gomma da masticare alla fragola. La bruttezza di questo brano fa provincia, Bono Vox per la disperazione si starà scolando una cassa di birra analcolica.

MACEDONIA DEL NORD Andrea – “Circles” – Voto 7,5: Gran bel pezzo, interpretato benissimo, la messa in scena non prevede fuochi d’artificio, una scelta azzeccata, perché lascia spazio all’emozione. Bravissima.

ESTONIA Stefan – “Hope” – Voto 5: Country dalle sonorità western che sfocia in un pop che fila liscio senza macchiare. Nel curriculum di Stefan leggiamo che in Estonia è stato eletto come uomo più sexy del 2020, che più o meno è come vantarsi di aver vinto il torneo di calcetto condominiale. Da oggi potrà vantarsi di essere andato in finale, non crediamo di altro poi per il resto dei suoi giorni.

ROMANIA - WRS – “Llámame” – Voto 3: Non possiamo prendere in giro i rumeni perché gli piace questa robetta spagnoleggiante, che noi storicamente andiamo fuori di testa per ‘ste musichette da cocktail annacquato; almeno noi però quando ci affatichiamo appresso a questi tormentoni non ci vestiamo come un torero sadomaso. Va clamorosamente in finale.

POLONIA Ochman – “River” – Voto 5: Il covid è una scusa, Gianluca Ginoble si è iscritto per la Polonia e canta una hit neomelodica in polacco. Idea geniale, infatti va in finale.

MONTENEGRO Vladana – “Breathe” – Voto 6: Sulla carta il brano è simile a mille altre cose, l’interpretazione di Vladana lo fa sbrilluccicare più di quanto valga.


BELGIO Jérémie Makiese – “Miss You” – Voto 7: Soul elettronico, moderno, accattivante; lui si porta a casa l’esibizione con un atteggiamento da superstar. Va in finale, ottimo, riascoltarlo sarà un piacere.


SVEZIA Cornelia Jakobs – “Hold Me Closer” – Voto 8: Brano davvero azzeccato, suona benissimo nota dopo nota tirandoti inevitabilmente dentro, una versione aggiornata del romanticismo dei brani più melodici dei Roxette. Lei lo canta meravigliosamente bene, è ipnotizzante. Va meritatamente in finale.

REPUBBLICA CECA We Are Domi – “Lights Off” – Voto 8: Electropop fatto con gusto e raffinatezza, brava la cantante a restare sempre un passo indietro, mantenendo così una sorta di freddezza totalmente funzionale all’efficacia del pezzo. Si balla forte, si balla bene. Anche in finale. Che sveglia!

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