ANNO XVI Dicembre 2022.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 18 Settembre 2022 11:22

Si accende la campagna elettorale. Scontro Renzi-Conte sul reddito di cittadinanza

Written by  Serenella Ronda
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L'ex premier: "Venga senza scorta in Sicilia a dire che non serve". La replica del fondatore di Italia viva: "Linguaggio mafioso. Ricevo minacce, allerta a Palermo". Botta e risposta anche tra Meloni e Berlusconi sul Pnrr. Cresce la tensione tra Draghi e Salvini sui contatti con i russi. 

A una settimana esatta dall'appuntamento con le urne, si infiamma la campagna elettorale in una domenica segnata da uno scontro a trecentosessanta gradi. È il tutti contro tutti: se le suonano di santa ragione Giuseppe Conte e Matteo Renzi, il quale chiama la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese in vista del comizio che terrà a Palermo, per chiedere di alzare il livello di guardia dopo le minacce di morte ricevute sul cellulare.

Clima rovente anche in casa centrodestra, con il botta e risposta a distanza tra Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni sul Pnrr. Alta tensione anche tra Matteo Salvini e Mario Draghi. Dulcis in fundo, il battibecco tra il leader di Forza Italia e il Pd sul gas russo.

Lo scontro Renzi-Conte

Ma a tenere banco sul finire di giornata è la lite tra Renzi e Conte, innescata dalle parole del leader del Movimento 5 stelle. "Renzi parla di vergogna per il reddito di cittadinanza ma se parla di vergogna lui che da senatore prende 500 euro al giorno... non scherziamo. Non si vergogna lui che si è fatto pagare dagli arabi e ha fatto una marchetta sul rinascimento saudita...", dice l'ex premier da Palermo.

Per poi lanciare l'affondo: "Renzi venga senza scorta a parlare con i cittadini a parlare ed esporre le sue idee. Dica che in Italia non serve un sistema di protezione sociale. Venga a dirlo e non si nasconda". La replica del leader Iv è durissima: "Ti devi vergognare Giuseppe Conte pensando che qualcuno possa picchiarmi. È incredibile questo modo di fare che inneggia alla violenza, Conte sei un mezzo uomo, abbi il coraggio di fare un confronto civile, questo è un linguaggio da mafioso della politica".

Sulla vicenda interviene anche Salvini: "È frustrante vedere gli insulti fra Conte e Renzi. Se veramente il signor Conte ha detto 'vieni qua senza scorta, ne parliamo e vediamo che fine fai' questo si faceva alle scuole medie dopo la partita di pallone persa. Non mi sembra un modo ragionevole di dialogare".

Ma la 'diatriba' non finisce qui: Renzi rincara la dose, osservando che "non è mai successo nella storia repubblicana che Berlusconi abbia detto a Prodi vieni senza scorta in piazza e ti facciamo vedere noi. È il linguaggio di Trump, lesivo delle istituzioni. Conte istiga alla violenza e all'odio verbale. Io ho decine di minacce di morte sul telefono da persone che dicono 'ci vediamo domani a Palermo'. Se domani (domenica 18 settembre, ndr) in piazza succede qualcosa io considero responsabile morale e mandante il signor Giuseppe Conte, c'è una deriva trumpiana di Conte, evoca Capitol Hill".

E Italia viva fa sapere che Renzi ha chiamato la ministra Lamorgese chiedendole "particolare attenzione all'ordine pubblico per l'evento a Palermo". Il leader M5s si difende negando di aver rivolto a Renzi minacce. "Nessun incitamento alla violenza ma solo un invito a confrontarsi. Istigare alla violenza è contrario al mio credo e ai miei valori".

E ancora: "Renzi la smetta con le furbizie e non stravolga le cose. L'unica vera minaccia è quella che Renzi rivolge ogni giorno verso chi e' in gravi difficoltà economiche e non arriva neppure a metà mese". Infine, per Conte Renzi "sta facendo una battaglia contro i poveri".

La diatriba sul Pnrr

Mentre i due 'litiganti' non se le mandavano certo a dire, è Berlusconi ad accendere la miccia nel centrodestra. L'ex premier giudica "illogico e pericoloso" ridiscutere il Pnrr. Che, invece, e' una delle principali richieste che da settimane avanza Giorgia Meloni. La cui replica non e' tranchant ma nemmeno morbida: "Io credo che il Pnrr non sia un tema ideologico. E ridiscuterlo non e' pericoloso".

Draghi, Salvini e i politici che parlano con i russi

Anche il leader della Lega è protagonista di un'altra polemica. Ieri il premier Mario Draghi, nella conferenza stampa al termine del Cdm che ha varato il decreto Aiuti ter, ha criticato chi "vuol togliere le sanzioni e parla tutti i giorni di nascosto con i russi", per poi aggiungere la frase sui "nemici esterni, coi loro pupazzi prezzolati".

Nessun nome e cognome, ma a molti il riferimento a Salvini è parso palese. Ed è sufficiente una domanda a surriscaldare il clima: "Oltre che parlare di pupazzi spero che Draghi trovi il tempo per trovare altri soldi per aiutare gli italiani a pagare le bollette perché non so se ha capito l'emergenza nazionale a cui stiamo andando incontro", dice parlando a Milano.

"Non ho tempo di seguire la conferenza stampa, penso sia legittimo non seguire la conferenza stampa di Draghi, almeno non c'è ancora un articolo costituzionale che lo impone", liquida infine così la questione. Il tutto alla vigilia di quello che domani si preannuncia come lo scontro tra due piazze: a Pontida si riunisce il popolo della Lega, capitanato da Salvini, per il rinnovo del tradizionale appuntamento dopo lo stop imposto dal Covid, mentre a pochi chilometri di distanza, a Monza, Letta riunisce tutti i sindaci dem, per "il giorno della riscossa".

Berlusconi e il Pd

Sempre Berlusconi è poi protagonista di un singolar tenzone con il Pd. Per il leader azzurro, infatti, se l'Italia si trova in una situazione di crisi energetica e' colpa dei dem: "Chi ha governato il Paese negli ultimi 11 anni senza aver mai vinto le elezioni? Il Pd. E chi non ha fatto i rigassificatori? Il Pd. E chi ha raddoppiato la dipendenza dal gas russo? Il governo Letta. E allora di chi è la colpa? La colpa è della cultura del no di un certo finto ambientalismo di sinistra".

Apriti cielo: "Berlusconi, il capo del partito del gas russo in Italia, ricomincia con lo scaricabarile. Nel 2013 c'era la guerra in Libia, il GreenStream che trasporta il gas dalla costa libica fino all'Italia venne chiuso. Quindi si usò più gas russo, che costava di più grazie a chi? A Silvio", contrattacca Enrico Borghi della segreteria del Nazareno. AGI

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