ANNO XVIII Luglio 2024.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 27 Agosto 2023 08:44

Parte il cantiere della manovra, le incognite sul tavolo

Written by  G. Serrao, A. Managò, B. Maarad
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Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti

Nel Consiglio dei ministri di lunedì inizieranno le discussioni preparatorie sulla legge di bilancio. Lo scenario internazionale è complesso e le risorse sono limitate. "Non si potrà fare tutto", avverte Giorgetti, "fondamentale il tema della natalità". 

Lunedì inizieranno ufficialmente i primi contatti preparatori per la legge di bilancio. Previsto infatti un Consiglio dei ministri durante il quale la premier Giorgia Meloni e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti cominceranno a discutere delle priorità e delle risorse disponibili per realizzarle. Questo primo approccio di lunedì 28 si concretizzerà nel primo vero e proprio vertice di maggioranza, una settimana dopo, lunedì 4 settembre, dedicato a fare il punto sugli obiettivi dell'azione di governo e tra questi, ovviamente la legge di bilancio.

Giorgetti: "non si potrà fare tutto"

Lunedì scorso, in collegamento con il Meeting di Rimini, Giorgetti ha spiegato che: "Sarà una legge di bilancio complicata. Tutte le leggi di bilancio sono complicate, lo è stata anche quella dell'anno scorso. Siamo chiamati a decidere delle priorità. Non si potrà fare tutto". Per il ministro il rinnovo "del cuneo fiscale è una delle priorità così come la difesa del potere di acquisto delle famiglie". Bisognerà, ha spiegato il titolare del Mef, "intervenire a favore dei redditi medio-bassi". 

Le prime ipotesi valutano la manovra 25-30 miliardi

Per intervenire, però, serviranno certezza sul quadro delle risorse a disposizione. Le aspettative degli analisti sono per una manovra da 25-30 miliardi di euro, ma è ancora presto per le quantificazioni. La nota di aggiornamento al Def, attesa entro fine settembre, fornirà una direzione di marcia più precisa ed una migliore quantificazione delle risorse a disposizione.

Difficile ipotizzare il ricorso a nuovo deficit, dopo la crescita della spesa pubblica negli anni della pandemia di Covid. Soprattutto nel momento in cui a Bruxelles si lavora alla riforma del patto di stabilità.

Lo scenario economico internazionale, caratterizzato dal conflitto in Ucraina, il rialzo dei tassi di interesse da parte delle banche centrali, i timori per il rallentamento di colossi industriali come Cina e Germania, resta il punto di partenza con cui confrontarsi. Le stime per gli ultimi due trimestri del 2023 sul Pil italiano appaiono meno brillanti di quelle dell'avvio dell'anno. L'Istat rileva che nel secondo trimestre il Pil è arretrato 0,3%. Il Mef ha fatto sapere che il dato allo stato "non influisce sulla previsione annua formulata nel Def" e che "l'obiettivo di crescita è ancora pienamente alla portata".

Un altro punto che potrebbe trovare spazio nella manovra riguarda le pensioni. Lo scorso anno sono state varate alcune misure transitorie. "Il tema della natalità è fondamentale, non c'è nessuna riforma previdenziale che tiene nel medio e nel lungo periodo con i numeri della natalità che abbiamo in questo Paese", ha osservato Giorgetti. 

Il nodo delle risorse

Alcune risorse potrebbero arrivare dalla spending review nei ministeri, il Mef ha chiesto ai singoli dicasteri di presentare entro il 10 settembre una proposta con la revisione della spesa. Non saranno utilizzabili invece le risorse provenienti dalla tassa sugli extraprofitti, la cifra dovrebbe aggirarsi attorno ai 2 miliardi, visto che si tratta di una tantum valida per il 2023. La misura inoltre potrebbe essere rivista durante l'iter parlamentare del Dl Asset e Investimenti.

Salvini: "priorità aumentare stipendi e pensioni"

Oggi il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, ha sottolineato che "la priorità della Lega per la prossima legge bilancio è continuare a mettere soldi per aumentare stipendi e pensioni prendendo un pò di soldi alle banche" che a fine anno "dovrebbero incassare più di 40 miliardi di euro e quindi se una piccola parte di questi 40 miliardi, senza che nessuno si offenda, va ad aumentare stipendi e pensioni sarò felice".

Dal canto suo, il leader di Noi moderati Maurizio Lupi sottolinea che quota 41 non è una priorità. "Governare vuol dire assumersi la responsabilità di fare, di scegliere. Per questo dobbiamo concentrare le risorse e non disperderle. La priorità è rendere strutturale la riduzione del cuneo fiscale, aiutare le famiglie e i giovani, dare sostegno alle imprese che vogliono aumentare gli stipendi dei loro lavoratori dipendenti a costo zero. Di Quota 41, che costa 3,5 miliardi, dovremo occuparcene, ma nel corso della legislatura". 

Per il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri la priorità deve essere invece l'aumento delle pensioni minime. "Consapevoli che le risorse a disposizione sono limitate e che quindi per la manovra di Bilancio bisognerà fare delle scelte sulle priorità, per Forza Italia resta essenziale il progressivo aumento delle pensioni minime", ha osservato. "È una questione identitaria e fondamentale per noi. Di giustizia sociale, perché va a tutelare fasce più povere della popolazione che sono realmente povere e che non navigano nell'oro. Pertanto in manovra ci deve essere un accantonamento per proseguire questo adeguamento. Per noi non è nemmeno da discutere questa scelta. Va fatta e basta. Senza dubbi e senza esitazioni. Prima di ogni altra scelta", conclude.

L'incognita del nuovo patto di stabilità

Su tutto c'è l'incognita del nuovo Patto di Stabilità che potrebbe entrare in vigore il prossimo anno. Ma il condizionale è d'obbligo: gli Stati infatti devono raggiungere un accordo sulla riforma del Patto entro l'anno. Altrimenti torneranno le vecchie regole con l'incertezza su come applicarle.

"La clausola di salvaguardia generale del Patto di stabilità e crescita, che prevede in caso di una grave recessione economica una deviazione temporanea dai requisiti di bilancio normalmente applicabili, sarà disattivata alla fine del 2023", conferma all'AGI una portavoce della Commissione europea.

È escluso quindi ogni slittamento o proroga delle misure straordinarie che negli ultimi tre anni hanno permesso agli Stati di ricorrere al deficit - per rispondere al Covid, prima, e alla crisi ucraina, poi - senza il timore di finire in procedura d'infrazione. Tuttavia un accordo sul nuovo Patto non sembra ancora a portata dei Ventisette. Come ha ricordato il ministro per gli Affari Raffaele Fitto: "Se non si trova un accordo sul nuovo modello di Patto di Stabilità il rischio è che subentrino le vecchie regole". AGI

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