ANNO XVIII Luglio 2024.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 26 Luglio 2016 07:33

Referendum si o no?

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Chi si occupa, come me, ormai da troppi anni dei problemi politici e scientifici legati alla democrazia, quando sente le argomentazioni - diciamo così - dei fronti contrapposti al prossimo referendum, sorride per non atterrire.

Per esempio, affermare che, come si continua a ripetere, un referendum non permette una discussione è un falso storico: quale discussione ci sarebbe voluta per sapere se vivere in una repubblica o in una monarchia?
eppure è stato fatto un referendum.
Quale discussione ci sarebbe voluta per decidere la questione del divorzio?
eppure si è fatto un referendum.
Quale discussione si sarebbe dovuta affrontare per sapere se l'Inghilterra sarebbe dovuta stare o non stare in Europa?
eppure si è fatto un referendum.
L'idea che problemi così importanti non si possano risolvere con un referendum è totalmente aristocratica, elitaria e antidemocratica. Parte dal presupposto che non tutti possono capire argomenti così difficili. Poi si scopre che coloro che non capiscono sono sempre gli altri e, probabilmente, quelli del fronte avverso.
Un argomento simile l'ho sentito dalla ineffabile voce del mitico D'Alema, secondo cui una delle soluzioni ai mali italiani sarebbe quello di ridurre il numero dei parlamentari. Un'altra delle questioni populistiche e di maniera che servono a giustificare la costituzione di una élite di decisori che pensa per nome e per conto dei cittadini miseri ed ignoranti.
Ricordo che Atene, il luogo dove la democrazia è nata, era grande più o meno come Terracina e aveva una assemblea (diciamo un Consiglio Comunale) di 500 persone a rotazione annuale.
La democrazia non teme i numeri. Anzi, tanto più ampio è il numero della partecipazione democratica tanto più forte è la coscienza collettiva. Se c'è una disaffezione dei cittadini e spesso una indifferenza, il giudizio approssimativo, istintivo e non ragionato è proprio perché la partecipazione alle decisioni è ristretta e spesso riservata. Solo avendo la responsabilità di assumere una decisione si capisce la complessità della questione. E dunque, tanto più alta è la partecipazione tanta più efficace è la democrazia.
La quantità è la qualità della democrazia.
Nella storia, tanto più hanno deciso poche persone o élite o addirittura uno, tanto più si è sbagliato.
Sappiano i fautori dell'uomo solo al comando, del leader, del capo, del duce, che i gravi errori nella storia sono stati commessi sempre per decisione di pochi.
I tanti, il popolo, i cittadini, coloro che hanno deciso sulla sintesi dell'essenziale, hanno sbagliato sempre meno, molto meno.
Per questo motivo la democrazia è il regime più resistente nella storia dei regimi politici, mentre tirannidi, dittature, oligarchie o aristocrazie, sono precipitate regolarmente sui fallimenti e, talvolta, sulla comicità di se stesse.

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Read 1463 times Last modified on Domenica, 07 Agosto 2016 19:56

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