ANNO XV Ottobre 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 28 Luglio 2016 08:43

IL MIO ANGELO racconto di Umberto Di Pietro

Written by  Umberto Di Pietro
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Il presente racconto di Umberto di Pietro si è classificato primo nel concorso letterario "un sogno nel cassetto" delle Notti della Cultura organizzata da Falanthra sul lungomare di Nova Siri

 

Una notte un terribile bombardamento si abbatté sulla mia città. Era un'afosa giornata carica di tensione, era venerdì 19 luglio 1943.

Ululare straziante delle sirene nel cuore della notte. Era il segnale che da lì a poco ci sarebbe stato un bombardamento. Bisognava scappare, rifugiarsi, lasciare tutto.

Uscimmo in strada in affannoso correre alla ricerca del rifugio. Mia madre mi stringeva a sé sempre più forte, quasi volesse farmi scomparire. Il mio pensiero corse a mio padre, che era militare, lui mi avrebbe protetto pensai, nella infantile convinzione che un papà è uomo forte. Fasci di luce si intersecavano nel cielo, illuminando le nubi di un colore grigiastro.

Gente che correva per ogni direzione, come formiche a cui si pesta la tana. Si correva, la mente ossessionata, gli occhi sbarrati. Alcuni correvano in preda al panico quasi senza meta.

Entrati neU'affollatissimo rifugio, altri non era che il locale lavanderia del vicino palazzo, posto in un umido sottoscala, completamente buio, e nel quale erano ammassate delle masserizie di ogni genere tra cui alcune biciclette.

Le biciclette mi rimasero impresse, perché avevo sempre desiderato averne una.

Proprio vero che, nei momenti più tristi, la mente si aggrappa a qualsiasi cosa, a qualsiasi pensiero che possa alleviare il dolore, la paura. Nell’angusto sottoscala si camminava tentoni rischiando di cadere, anche per la paura che rendeva le nostre gambe tremolanti.

Fuori il rumore dei caccia e dei bombardieri era assordante, a volte attutito dalle preghiere o dalle urla di paura. Si udiva il caratteristico sibilo delle bombe che scendevano. Quell’ansia mi viene rinnovata ogniqualvolta assisto a degli spettacoli pirotecnici, o durante i forti temporali estivi Ricordo perfettamente il mio pianto straziante, ed una sensazione di freddo che mi pervadeva. Volti atterriti dalla paura. Persone abbracciate l'un l'altra.

Passato del tempo, non so dire quanto, a me sembrò veramente un'eternità, e divenuta all’esterno la

situazione più calma, qualcuno azzardò ad accendere ima candela.  —, ,

Ci guardammo intorno attoniti, eravamo molti, tutti rannicchiati e tremanti.

Al flebile chiarore, vidi vicino a me impietrita dalla paura, una ragazzina dagli occhi bellissimi che stringeva una bambola.

Indossava un piccolo scialle color fucsia, gonnellina scura e camicia di color rosa. La guardai. Ci guardammo a lungo nel bagliore della tremolante fiammella, che dava maggior risalto ai suoi occhi smarriti.

Ci scambiammo un breve sorriso come per farci coraggio. Era con due persone che pensai fossero i suoi genitori. Di tanto in tanto, la donna la stringeva a sé e le accarezzava i capelli di un biondo molto acceso, si vedeva il susseguirsi di grosse copiose lacrime da quegli occhi atterriti dalla paura. Ebbi un moto di tenerezza nei suoi confronti, avrei voluto fare qualsiasi cosa pur di non vederla piangere, sapevo e sentivo cosa stesse provando.

Smisi di piangere, ma sentivo un groppo alla gola da non riuscire a deglutire. Istintivamente misi la mano nella tasca dei mie pantaloncini, ne estrassi una spilla, che avevo trovato in un parco, e che portavo sempre con me e, timorosamente, feci per donargliela.

Rimase titubante, quasi si ritrasse, il suo tremore aumentò. Fissò i miei occhi come a chiedere perché, poi stringendo con una mano la bambola al petto e allungando l’altra tremante l’accettò. Continuò a guardarmi come inebetita e con flebile filo di voce, quasi impercettibile, mi disse: “Grazie”.

Ricorderò per sempre quel dolce visino dagli occhi smarriti.

“A Roma cadevano le bombe come neve”, recita un brano di un noto cantautore.

Di bombardamenti ne seguirono molti altri, ma non incontrai più quella bambina dagli occhi dolcissimi.

Sono ormai passati molti anni ma spesso, quel dolce viso, ritorna nella mia mente, nei miei sogni. Tutte le sere, prima di addormentarmi, mi pare di vederla sorridente al capo del mio letto, come se volesse augurarmi la buonanotte.

Sarà forse diventato il mio Angelo?

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