ANNO XVIII Luglio 2024.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 30 Maggio 2024 15:21

Femminicidio a Padova: 34enne buttata giù da un cavalcavia sull'A4

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Giada Zanola Giada Zanola

Interrogato e fermato il compagno di 39 anni. Scartata l'ipotesi iniziale del suicidio. Il corpo della vittima Giada Zanola, è stao travolto da alcuni veicoli.

Sembrava un suicidio ma non lo era. Giada Zanola non si è gettata volontariamente dal cavalcavia dell'autostrada, ma è stata uccisa dal compagno, che l'ha fatta precipitare sulla carreggiata. Il corpo è stato trovato all'alba di ieri sulla A4. La 34enne è stata buttata dal ponte, precipitando da una quindicina di metri. 

La svolta, di quello che inizialmente sembrava un suicidio, è arrivata nella notte, al termine delle indagini degli agenti della Polstrada di Padova e di Venezia e dalla Squadra mobile della Questura di Padova. Il compagno di Giada è stato fermato per omicidio volontario. 

La lite

La donna al culmine di una lite con il compagno, si trovava sul cavalcavia e sarebbe stata fatta precipitare sulla sede autostradale sottostante, dove in un primo momento è stata evitata da alcune auto in transito, per poi essere travolta da un camion. Qui il compagno l'ha fatta precipitare. Ricostruendo le ore precedenti gli agenti hanno riscontrato degli elementi che potevano ricondurre la morte della donna ad un'ipotesi di omicidio.

Gli investigatori hanno iniziato a fare approfondimenti nei rapporti interni alla coppia è emerso come negli ultimi tempi la relazione fosse entrata in crisi con episodi anche di liti violente. Ed in effetti sul giovane 39enne venivano notati segni tipo lividi o escoriazioni riconducibili a pregressi episodi violenti. Riscontrate anche delle incongruenze nella ricostruzione delle ultime ore antecedenti il fatto e ieri, l'uomo è crollato durante il confronto con gli agenti iniziando a fare delle parziali ammissioni. 

Interrogato dal pm, ha ricostruito le ultime ore: ha parlato del suo stato di disagio per la relazione ormai in crisi; della sua preoccupazione di non poter più vedere il figlio avuto con la compagna; ha parlato della notte tra il 28 e il 29 maggio, quando tra i due è scoppiata una lite proseguita sul cavalcavia dell’autostrada che dista poco meno di un chilometro dall’abitazione della coppiaErano le 3:30 di notte del 29 maggio quando i due si trovavano lì, a 15 metri sopra le tre corsie dell'A4, dove la 34enne è stata fatta precipitare nel vuoto prima di essere investita dai mezzi di passaggio. 

Zaia, catena di sangue che dobbiamo fermare

"Dobbiamo dirlo con fermezza, insegnandolo a tutti, dai bambini fino agli adulti: la violenza sulle donne è un crimine orrendo. Siamo di fronte a una catena di sangue che non dobbiamo e non vogliamo considerare interminabile. Nuovamente ci troviamo di fronte alla sconvolgente notizia di una donna, una giovane mamma, che in una circostanza che poteva sembrare un suicidio sarebbe stata, invece, uccisa dal compagno che è già stato fermato con l'accusa di omicidio volontario. Se confermato, siamo nuovamente a confrontarci con una morte inquietante che rilancia ancora una volta interrogativi profondi e ci impone di mantenere alta una riflessione sociale che superi la cronaca e impedisca di abituarci alla cruda realtà di simili tragedie. Esprimo i sentimenti di vicinanza ai familiari, alle amiche e agli amici in questa sofferenza, in particolare penso al piccolo figlio di tre anni che ha perso la mamma e, di fatto, la famiglia". Questo il commento del Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, alla notizia degli sviluppi delle indagini sulla morte della trentaquattrenne Giada Zanola, morta dopo la caduta da un cavalcavia nei pressi di Padova.

"Con la morte di Giada il Veneto è di nuovo in lutto - prosegue il Governatore - come nei giorni di Giulia, Vanessa, Sara e di altre ancora prima di loro. Potrebbe essere il quarto femminicidio solo nei pochi mesi a cavallo tra l'anno scorso e questo; una contabilità inaccettabile che fa accapponare la pelle e indignare. Di fronte a una simile spirale di violenza, tutti abbiamo il dovere di reagire con una risposta risoluta che cominci dal convincimento che la cultura del rispetto inizia con il non girarsi dall'altra parte a fronte di condizioni di maltrattamento e violenza di cui si è a conoscenza. Ognuno segnalando situazioni di questo genere può salvare una vita e sostenere le reti antiviolenza impegnate nella lotta a questa piaga che non possiamo accettare e dobbiamo debellare". AGI

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