Il giorno dopo la certificazione della fine del campo largo da parte di Giuseppe Conte, monta il malumore tra i dem per quello che viene considerato un attacco al Partito Democratico e alla segretaria Elly Schlein. Fonti del Nazareno ribadiscono la linea già esplicitata dalla leader dem: "Non un minuto perso in polemiche dentro l'opposizione, l'avversaria è Meloni". Ma aggiungono anche che "l'obiettivo è vincere nelle tre regioni, Liguria, Emilia-Romagna e Umbria. E a battere Giorgia Meloni. Su questo siamo determinatissimi".
Non che il tema Conte sia in cima ai pensieri della segretaria. Oggi Schlein ha convocato una segreteria d'urgenza per stabilire la linea da tenere sul Medio Oriente: "Dobbiamo fare e chiedere ogni sforzo al governo e alla Ue per fermare questa escalation devastante", ha spiegato la leader dem. Tuttavia, a muoversi su quello che sta accadendo nel perimetro delle opposizioni, sono le prime linee Pd, a cominciare dal presidente dem, Stefano Bonaccini. "Sono inaccettabili i veti e le pregiudiziali personali" posti da Conte, spiega Bonaccini. Veti che la europarlamentare Pd, Pina Picierno, non stenta a definire "veri e propri ricatti".
I dem sono colpiti soprattutto dal fatto che Conte abbia messo in discussione degli assetti decisi a partire dai livelli locali dei partiti. E' questo che fa dire a Debora Serracchiani che "bisognerebbe avere maggior rispetto del lavoro dei territori. In Emilia Romagna", aggiunge la responsabile Giustizia del partito: "Noi rispettiamo le scelte delle nostre federazioni territoriali, chissà che il Presidente Conte non capisca che decidere da Roma le cose non sempre porta bene", aggiunge Serracchiani. Parole che suonano come un avvertimento: il Pd non avallerà nessun 'veto' nei confronti di chi già siede al tavolo della coalizione in Emilia-Romagna e in Umbria. In Liguria, il 'niet' di Conte ha sortito l'effetto di fare uscire i rappresentanti renziani dalle liste a sostegno di Orlando.

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