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Sabato, 30 Luglio 2016 01:22

In libreria da settembre "L'uomo contro lo Stato" di Herbert Spencer

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«La grande superstizione politica del pas­sato era il diritto divino dei re. La grande superstizione politica del presente è il di­ritto divino dei parlamenti». Herbert Spencer, definito “il massimo filosofo moderno” ma presto dimenticato da socialisti e liberali – un oblio che dura tutt’oggi –, fu nemico impla­­ca­bile di ogni superstizione politica. L’uomo contro lo Stato (1884), forse il più noto dei suoi saggi politici, è un testo di batta­glia, che si situa al di fuori della “Fi­lo­sofia sintetica” sulla quale Spencer la­vorò per tutta la vita.

Come scrive Alberto Mingardi nella corposa Introduzione, questo libro “non è certo il fulcro della filosofia spenceriana, ne è diventato il testo forse più letto e senz’altro più citato: perché è quello che più ne confermava la reputazione di difensore di una rigorosa limitazione dei poteri pubblici”. Nell’ambito della “Fi­lo­sofia sintetica”, Spencer ave­va sviluppato una vasta teoria evo­­­lu­zio­­ni­stica. Da un lato ci sono “società mi­­­­­litari”, caratterizzate da un basso grado di divisione del la­voro e fortemente ge­­­rar­­­­chiche, e dall’altro “so­cietà industriali”, che hanno un grado elevato di di­vi­­­sione del lavoro e riconoscono crescenti spazi di libertà agli individui. Il prin­­­ci­pio cardine delle società più evolute è la “legge dell’eguale li­ber­tà”, per cui ciascuno ha di­ritto al massimo di libertà com­patibile con la libertà altrui.

L’uomo contro lo Stato muove un attacco radicale a tutte quelle dottrine che cer­cano di limitare la libertà individuale in nome di altri obiettivi sociali. Questa curata da Mingardi è la terza traduzione italiana, dopo quella del 1886 e quella del 1989. Nel suo scritto introduttivo egli offre al lettore, oltre ai cenni biografici, una presentazione “necessariamente sommaria” del pensiero politico di Spencer, e dà misura dell’effettiva natura di “classico” di The Man Versus the State, evidenziandone gli elementi di perdurante attualità.

Questo libro comprende anche in Appendice l’opera prima di Spencer, Il giu­sto ruolo del go­verno (1843), che contiene in nuce molte delle sue idee successive.

Herbert Spencer (Derby, 1820-Brighton, 1903) fu forse il più noto filosofo dell’età vittoriana. Da giovane era stato in­ge­­­­gne­re nelle ferrovie e giornalista del­l’«Eco­nom­ist». Per quarant’anni fu impegnato a scrivere una grandiosa “Filosofia sin­­te­tica”, che andava dalla psicologia alla bio­­logia e all’etica. È con­si­de­ra­to uno dei pa­dri della sociologia. Molto tradotto e ap­prezzato nell’Italia di fine Ottocento e di inizio Novecento, è sta­to poi in larga mi­sura dimenticato. Pen­­satore simbolo del­l’individualismo bri­­­­­tan­nico, le sue ope­­­re più note, nel­l’am­­bito del­­le scienze so­ciali, sono Social Statics (1851), l’Intro­du­zione alla scienza sociale (1873), i Principi di Sociologia (1876-1896) e i Principi di etica (1879-1893).

Alberto Mingardi (Milano, 1981) è stato assegnista di ricerca in “Storia delle dottrine politiche” presso l’Università di Mi­lano. Si è laureato e ha conseguito il dottorato di ricerca all’Uni­versità di Pavia. Ha scritto una monografia su Herbert Spencer (2011). Per Liberilibri, ha curato Thomas Hodgskin, Crimine e potere. Due lezioni londinesi (2014). È Direttore ge­ne­rale dell’Istituto Bruno Leoni.

Herbert Spencer, L’uomo contro lo Stato, a cura di Alberto Mingardi, collana Oche del Campidoglio, pagg. CXI-296, euro 20.00, ISBN 978-88-98094-37-0

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