"Chi utilizza questo grave atto intimidatorio per adombrare una qualche responsabilità del governo offende la verità e le istituzioni, con scarso senso dello Stato".
Lo ha detto il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi nell'informativa alla Camera sull'attentato nei confronti del giornalista Sigfrido Ranucci.
"Segnalo che lo stesso Sigfrido Ranucci ha tenuto un comportamento di grande responsabilità e ha fatto dichiarazioni estremamente equilibrate, lontane da ogni ricostruzione dietrologica", ha aggiunto Piantedosi spiegando che "il lavoro delle forze di polizia prosegue con intensità per assicurare rapidamente alla Giustizia i responsabili dell'attentato".
"Le competenti articolazioni del Ministero dell'interno sono impegnate, da tempo, nei servizi di protezione e tutela di Sigfrido Ranucci, proprio in ragione dell'esposizione a rischio derivante dalla sua attività di giornalista d'inchiesta", ha sottolineato Piantedosi, ricordand che: "a protezione del giornalista, tenuto conto del livello di minaccia, dal 16 luglio 2020 era stato attivato nei suoi confronti un dispositivo di vigilanza generica radiocollegata, a cui fece seguito, a partire dal 30 giugno 2021, un dispositivo di vigilanza ad orari convenuti. Fui io stesso, da Prefetto di Roma, a prendere questa decisione e a informare Sigfrido Ranucci sulla necessità inderogabile di assegnargli anche una tutela personale che, dal 13 agosto dello stesso anno, è stata modulata in un dispositivo tutorio di 4/o livello".
Piantedosi ha poi avvertito che "la libertà di stampa è di vitale importanza per la democrazia e la sua difesa richiede, oltre ad azioni concrete come quelle poste in essere da forze di polizia e autorità giudiziaria, l'impegno assiduo da parte delle istituzioni e della società civile". Però "sarebbe auspicabile, a beneficio dell'intera collettività nazionale, che il tema della tutela della libertà di stampa, proprio per il suo ruolo fondante dei sistemi democratico-liberali, non scadesse a strumento di grossolana propaganda partitica".
"Il quinquennio 2020-2024 ha registrato 718 episodi (intimidazioni nei confronti di giornalisti, ndr) con una media di circa 143 eventi all'anno. Il picco si è avuto nel 2021, con 232 eventi e il dato più basso nel 2023 con 98 episodi. Il maggior numero di episodi, quindi, si è verificato quando non era in carica questo governo, mentre nell'attuale legislatura si è registrato un calo", ha aggiunto il ministro nell'informativa.
"Nei primi sei mesi dell'anno in corso sono state registrate 81 segnalazioni di minacce. Il maggior numero di episodi, quindi, si è verificato quando non era in carica questo Governo, mentre nell'attuale legislatura si è registrato un calo: sono dati che sottolineo esclusivamente per evidenziare la strumentalità delle polemiche ascoltate in questi giorni contro il Governo", ha sottolineato Piantedosi.
"Esaminando le tipologie prevalenti delle minacce" contro i giornalisti "è possibile distinguere le matrici principali delle intimidazioni: quella della criminalità, organizzata e comune, quella di natura socio-politica, ed una terza generica, che ingloba tutti i casi rimanenti" ha affermato.
"Nel quinquennio le maggiori occorrenze si sono verificate per motivi di tipo socio-politico, come quelli riconducibili a eventi di piazza, manifestazioni pubbliche, sportive o altri contesti similari. La 'matrice socio-politica' è dunque da intendersi in una accezione molto ampia nel senso che l'intimidazione è stata realizzata in connessione con i principali temi del dibattito pubblico, con motivazioni di diversa natura e con vari livelli di gravità. Anche guardando i dati dal punto di vista della matrice - ha aggiunto - , emerge che, nel periodo 2020-2024, il maggior numero di atti intimidatori a sfondo socio-politico si è verificato nel 2021 con 113 episodi, a fronte dei 40 del 2023, anche in questo caso, l'anno con il calo più marcato".
Riguardo alle "modalità di realizzazione delle minacce" contro i giornalisti "quella statisticamente più ricorrente proviene dal web, includendovi naturalmente le piattaforme social".
"Questa forma di atto intimidatorio è in crescita e nel solo primo semestre dell'anno in corso, su 81 casi totali, 31 sono state le minacce via web, mentre il dato complessivo riferito al 2023 e al 2022 non supera i 30 casi per ciascun anno - ha proseguito -. Degno di nota, per la sua gravità, è il dato sulle minacce perpetrate mediante aggressione fisica: anche qui abbiamo registrato un picco nel 2021 con 41 casi ma, da allora, questa modalità mostra una tendenza alla riduzione".
Il ministro dell'Interno riferirà sull'attentato a Ranucci anche alle 15 al Senato. Ansa

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