Ad animare il panel introduttivo saranno Alex Bertani, direttore editoriale di Topolino e direttore publishing mercato Italia di Panini Comics, due ospiti del programma, gli storici del fumetto Luca Raffaelli, giornalista, scrittore e direttore artistico del Palazzo del Fumetto di Pordenone, e Andrea Sani, coautore della più completa monografia su questo tema, ‘I Disney italiani’, insieme all’autore e regista di ‘Speciale Wonderland: Viva Topolin!’Enrico Platania. Che l’AGI ha incontrato per sapere di più di questo originale crossover tra piccolo schermo ed editoria a fumetti.
Come è nata l’idea di questi quattro appuntamenti televisivi?
Parte da molto lontano: nel nostro paese intere generazioni di bambini, compresa la mia, sono cresciute leggendo le storie a fumetti degli autori Disney italiani, che sin dagli anni ’50 hanno inserito precisi riferimenti allo sfondo sociale nazionale. E la tv ha da subito giocato un ruolo importante: basti pensare a una storia come ‘Paperino a botte o risposte’ del 1956, parodia di ‘Lascia o raddoppia’ a sua volta legata a un concorso per lettori di Topolino. A detta dell’ideatrice Elisa Penna, anche Paperinik, il più celebre dei personaggi Disney italiani, lanciato nel 1969, fu ispirato dal ‘Dorellik’ televisivo di Johnny Dorelli. E se tutti conoscono Vincenzo Paperica, versione a fumetti del celebre giornalista Rai Vincenzo Mollica ideata da Andrea Pazienza nel 1984, e ripresa in chiave disneyana dal maestro Giorgio Cavazzano, in pochi ricordano Ruggito Urlando, parodia del mitico corrispondente da ‘Nuova York’ Ruggero Orlando, data alle stampe nel 1970. Il lavoro di autori come Guido Martina, Romano Scarpa, Giovan Battista Carpi, Carlo Chendi e Luciano Bottaro, per limitarci ai grandi classici, non si è fermato al divertissement delle citazioni di personaggi e programmi tv, ma ha toccato corde più profonde della cultura e dell’immaginario nazionale. All’origine del filone più originale del fumetto Disney italiano, le parodie letterarie, ci sono il retaggio della commedia dell’arte e del feuilleton.
Cosa lega il Topolino italiano alla storia della Rai?
È un incontro inevitabile tra due grandi ‘aziende culturali’ del paese, un costante reciproco travaso tra vasi comunicanti. Quando ero bambino, mentre in tv si guardavano ‘I promessi sposi’ di Salvatore Nocita e l’indimenticabile parodia del Trio Lopez-Marchesini-Solenghi, sulle pagine di Topolino comparivano ‘I promessi Topi’. Era il 1989, ma la convergenza di immaginari può farsi risalire a storie di almeno 30 anni prima, come ‘Paperino e l’Isola del tesoro’ di Chendi e Bottaro, coeva al celebre sceneggiato di Anton Giulio Majano del 1959. Il progetto culturale e di alfabetizzazione della tv trovava specchio sulle pagine di Topolino. Parallelamente, l’immaginario di Topolino e della Disney usciva spesso dai confini della Tv dei Ragazzi per invadere varietà come Scala Reale, Canzonissima, Partitissima e altri, che soprattutto a Natale proponevano balletti e numeri a tema. Il legame con la Rai nasce anche dalle esperienze personali dei singoli autori: Alberto Becattini ci ha raccontato che Guido Martina e Angelo Bioletto, sceneggiatore e disegnatore della prima parodia letteraria disneyana, ‘L’Inferno di Topolino’ del 1949, si erano già incontrati lavorando nella redazione del fortunatissimo programma parodistico radiofonico degli anni ’30 ‘I quattro moschettieri’.

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