Emendamento soppressivo, correttivo, ritorno al Senato o decadenza? Quel che è certo è che la norma sugli incentivi agli avvocati che fanno ricorso al rimpatrio volontario per i loro assistiti non passerebbe il vaglio del Quirinale, se questa rimanesse nel decreto sicurezza. È quanto trapela dopo che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, è salito al Colle per un confronto con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Confronto durante il quale il Capo dello Stato ha fatto chiaramente capire che la norma, così com'è, non va. Alle forze politiche di maggioranza, poi, il compito di provvedere con gli strumenti che sceglieranno: farlo decadere o modificarlo entro il 25 aprile, termine ultimo per la conversione, compreso un nuovo passaggio al Senato. I tempi, dunque, sono strettissimi. Intanto le opposizioni incassano quella che considerano una vittoria.
Il braccio di ferro nelle commissioni della Camera
Per tutto il giorno, nelle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia della Camera è andato avanti il braccio di ferro sugli emendamenti, nonostante le reiterate richieste del centrosinistra, con Pd e Avs in testa, di fermare l'iter. La norma sul premio agli avvocati che favoriscano i rimpatri volontari degli immigrati "è incostituzionale e va ritirata". Per il Partito Democratico e Alleanza verdi e sinistra non c'è ordine del giorno che tenga, soluzione prospettata dalla maggioranza in prima Commissione alla Camera per superare l'impasse e le possibili riserve del Colle sul provvedimento.
La posizione di Forza Italia e il ruolo del Colle
Il dl Sicurezza "non entrerà in vigore senza regole attuative", spiegava in mattinata il capogruppo 'azzurro', Enrico Costa, quindi "FI presenterà un ordine del giorno che potrà essere viatico per l'ascolto delle parti in causa e per un intervento normativo all'esito del confronto". Il Quirinale, fino a quel momento, si limitava a osservare con attenzione quanto avveniva. L'orientamento rimane quello di non intervenire in un lavoro che compete il Parlamento. Orientamento confermato anche nel corso del confronto con Mantovano. Poi, certo, al momento di dover apporre la firma al provvedimento si valuteranno tutti i profili di costituzionalità per firmare, respingerlo o approvarlo con riserva, come previsto dalle prerogative del Capo dello Stato.
Sospensione dei lavori e ipotesi di modifica
Quando la notizia del confronto al Colle arriva alle commissioni, i presidenti decidono di sospendere i lavori. Il Pd attacca parlando di "maggioranza allo sbando", e cominciano a circolare ipotesi sugli strumenti da mettere in campo per modificare il decreto. Fonti parlamentari riferiscono che sarebbe in preparazione un emendamento correttivo sulla norma dei premi agli avvocati. Ma la soluzione, viene aggiunto, metterebbe a rischio i tempi del decreto che scade il 25 aprile. Prevedere un emendamento correttivo, viene spiegato, significherebbe far saltare il provvedimento.
Le reazioni di Bonafé e Magi
"La commissione non può riprendere stasera, non ha senso, anche se verrà presentato un emendamento non ci sarebbero i tempi per esaminarlo e subemendarlo. Non possiamo accettare questa ulteriore forzatura, chiediamo di rinviare a domani la Commissione", dice la capogruppo democratica in commissione affari costituzionali della Camera, Simona Bonafé nel corso dell'ufficio di presidenza. Per Riccardo Magi l'unica strada sarebbe quella di ritirare la norma sugli avvocati che "sta facendo esplodere governo e maggioranza, finiti in un vicolo cieco a causa della loro bulimia repressiva e incostituzionale. Dovrebbero ritirarla, così come dovrebbe essere ritirato l'intero pacchetto di emendamenti del governo introdotti dai relatori di maggioranza in extremis al Senato". Quindi ringrazia il Capo dello Stato: "Il governo ha superato il limite di decenza costituzionale se il Presidente della Repubblica, la più alta carica dello Stato, è costretto a intervenire nel corso dell'iter di conversione del decreto legge. Questo ha dovuto fare Mattarella, a cui nei giorni scorsi avevamo scritto proprio per denunciare lo scempio che stava accadendo alla Camera, e che ringraziamo per avere fermato la norma incostituzionale che introduce un 'premio' agli avvocati che rimpatriano i propri clienti stranieri". AGI

 (Copia).jpg)

