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Lunedì, 22 Agosto 2016 01:58

Marocco: hotel e resort vietano il burkini nelle piscine ...la creatrice "L'ho inventato per l'integrazione"

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Rabat (Marocco) – Piscina vietata in Marocco paese a maggioranza mussulmana, alle donne che indossano il burkini, il costume da bagno che copre dalla testa ai piedi le donne musulmane.

A El Jadida, popolare località balneare a nord del Paese, alcuni hotel hanno vietato le loro piscine alle donne che pretendevano di tuffarsi in acqua vestite. Così, dopo il divieto di bikini che un gruppo di residenti ha tentato invano di imporre sulla spiaggia di Agadir, durante il mese sacro di Ramadan, ecco la misura restrittiva al contrario, destinata cioè al bikini halal, che lascia scoperti solo viso, mani e piedi.

Secondo la stampa locale che ha subito sollevato il caso, gli hotel e i resort che avrebbero imposto il divieto sarebbero molti. L’Ibis di El Jadida ha motivato il provvedimento per “questioni di igiene”, perché nelle fibre del burkini “possono annidarsi microbi”. E, almeno ufficialmente, è questa la scusa: non c’è nulla di religioso dietro il divieto che, a macchia di leopardo, viene segnalato anche in altre regioni del Marocco. “Insolenza neocolonialista”, l’ha definita Abdelaziz Aftati, deputato del conservatore Pjd, il partito della giustizia e dello sviluppo, che ha inviato una missiva al ministro del Turismo Lahcen Haddad. scrive in una nota l'ANSA med.

Secondo la creatrice del burkini: "Non dovrebbero strumentalizzare per ragioni politiche un capo di abbigliamento, io ho creato il burkini in modo che potessimo integrarci in Australia più facilmente". E' questo il monito che dall'Australia Aheda Zanetti lancia all'Europa, dove in queste settimane imperversa il dibattito sul burkini, dopo i divieti scattati su alcune spiagge francesi.

Un dibattito che sta facendo, sottolinea la creatrice, impennare le vendite del costume da bagno - che già nel nome evoca l'impossibile crasi tra la donna in bikini e quella in burka - anche nella stessa Francia sottolinea in una nota Adnkronos.

"Il corpo di una donna musulmana è sempre politicizzato, non importa se sia coperto o no", aggiunge la stilista australiana di origine libanese che, nel 2004, ha realizzato il costume da bagno che copre l'intero corpo, compreso un cappuccio hijab, e permette così alle donne osservanti musulmane di non rinunciare a spiagge o piscine pubbliche. Una possibilità che, sottolinea la stilista, verrebbe loro negata dal divieto di indossare il burkini.

Zanetti ha creato un'intera linea di abbigliamento sportivo di donne musulmane e ha firmato, tra l'altro, la divisa della squadra di calcio femminile dell'Afghanistan.

L'idea, racconta, le è venuta guardando la nipote che giocava a pallacanestro: "Indossava dei pantaloni lunghi sotto i suoi short, sembravano molto scomodi e caldi; volevo comprarle dei capi di abbigliamento moderni, ma non trovavo nulla".

Così ha deciso di cucire da sola una divisa sportiva per la nipote, ricevendo subito ordini da parenti e amiche. Poi è venuta l'idea del burkini, realizzato in Lycra ed è nata "Ahida", il suo marchio che produce abbigliamento sportivo per donne islamiche in tessuti tecnici.

E per il suo marchio gli attacchi e i divieti al burkini stanno avendo il risultato opposto di una grandissima campagna pubblicitaria gratuita, con un boom di vendite online: "Stiamo producendo più che mai - spiega Zanetti - in Francia le vendite solo salite del 30-40% negli ultimi 3 mesi, in Germania abbiamo dovuto cambiare il sistema di consegna per poter fronteggiare l'aumento delle vendite online".

E a chi afferma che questo costume è il simbolo della costrizione della donna nella società musulmana, Zanetti replica: "Quando ero giovane, queste cose non esistevano, noi indossavamo abiti di cotone e rimanevamo sedute sulla spiaggia, ci era vietato nuotare in piscina. Ora il burkini ha dato alle donne musulmane potere e libertà e ora vogliono togliercelo. Sembra che si tratti solo di un costume da bagno - conclude - ma per molte c'è in gioco molto di più".

Non sono ci sembra di questa idea gli operatori turistici mussulmani del Marocco!

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