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Sabato, 03 Settembre 2016 00:00

Reggio Calabria, violenza sessuale di gruppo su una ragazzina: 9 arresti c'è anche il figlio di un boss

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Reggio Calabria - Violenza sessuale di gruppo aggravata, atti sessuali con minorenne, detenzione di materiale pedopornografico, violenza privata, atti persecutori, lesioni personali aggravate e di favoreggiamento personale.

Sono questi i reati ipotizzati a carico di nove persone, nell'ambito di un'operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria che, su ordine della Procura della Repubblica di Reggio Calabria e della Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni di Reggio Calabria, stanno dando esecuzione ad altrettante misure cautelari emesse dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria e una da quello presso il Tribunale dei Minorenni di Reggio Calabria.

"Una discesa agli inferi". Con queste parole il gip di Reggio Calabria, Barba Bennato, ha descritto l'orrore vissuto per due anni, dal 2013 al 2015, da una ragazzina, all'inizio dei fatti appena 13enne, vittima di violenza sessuale di gruppo a Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria. La giovane, i cui genitori si erano separati, credeva di aver trovato l'affetto di un fidanzato, un ventenne del posto, il quale l'ha presentata al gruppo di amici, tra i quali Giovanni Iamonte, figlio del boss Remingo, capo dell'omonimo clan della 'ndrangheta. Era così iniziato un calvario per la giovane, che anche due volte alla settimana veniva "prelevata" fuori da scuola per essere portata via e abusata sessualmente. Fin quando una segnalazione è giunta ai Carabinieri, grazie al disagio che traspariva tra le righe di un tema di italiano scritto dalla ragazzina a scuola. I Carabinieri hanno avviato indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica e da quella presso il Tribunale dei minorenni, che oggi sono sfociate nell'esecuzione di nove misure cautelari emesse dal gip, per i reati di violenza sessuale di gruppo aggravata, atti sessuali con minorenne, detenzione di materiale pedopornografico, violenza privata, atti persecutori, lesioni personali aggravate e di favoreggiamento personale.

La giovane, hanno spiegato il procuratore capo Federico Cafiero De Raho e il procuratore aggiunto Gaetano Paci, nel corso della conferenza stampa tenuta al Comando provinciale dei Carabinieri, non riusciva da sola a trovare la forza per uscire i dall'incubo in cui si trovava, in un clima generale di omertà e di passiva accettazione della logica del più forte. Tanto che, nel 2014, quando la ragazza era riuscita a staccarsi dal fidanzato, e si era legata sentimentalmente a un altro giovane, quest'ultimo è stato avvicinato dal gruppo, pestato a sangue, e costretto a non vedersi più con la ragazza. "Tutto questo - ha commentato il procuratore Cafiero De Raho - avviene nel più assoluto silenzio, senza che alcuno pensi che questi fatti vadano denunciati e puniti, senza che alcuno ritenga di dovere intervenire". Solo nell'estate del 2015 i genitori si sono presentati ai Carabinieri, i quali avevano già raccolto la segnalazione, rappresentando in modo molto generico quanto accadeva . Sette maggiorenni sono stati arrestati e condotti in carcere, un diciottenne, all'epoca minorenne, è stato destinatario della misura cautelare della custodia cautelare in una comunità; mentre un altro ragazzo di 24 anni risponde solo di favoreggiamento personale ed è destinatario dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

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