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Martedì, 27 Settembre 2016 08:10

Torino – Dibattito nella Sala Rossa, critiche alla riforma costituzionale

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In vista del referendum confermativo, il Consiglio comunale di Torino esprime un giudizio sfavorevole alla riforma costituzionale. Con 23 voti a favore (M5S, Torino in comune), 8 contrari (PD, Lista civica, Lista Morano) e 2 astenuti (Lega Nord e Lista Rosso) l’assemblea elettiva di Palazzo Civico ha oggi approvato un ordine del giorno in questo senso (primo firmatario Valentina Sganga, M5S).

Il documento segnala come “l’obiettivo della stabilità del paese e dell’efficienza dei processi decisionali in ambito parlamentare” non possa “produrre un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica, sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente”. Vengono criticati in particolare il rafforzamento dell’esecutivo a scapito dell’assemblea legislativa, la “clausola di supremazia statale” che limita l’autonomia legislativa delle Regioni, l’innalzamento del quorum di firme per le leggi d’iniziativa popolare, il premio di maggioranza, l’abolizione del senato elettivo. 
L’ordine del giorno sottolinea anche come il referendum del 2006 avesse già respinto “uno speculare tentativo di modifica dell’architrave costituzionale, a favore del superamento del bicameralismo perfetto e di un rafforzamento dell’esecutivo”. Si ricorda inoltre come l’attuale Parlamento sia il frutto di un sistema elettorale (legge 270/2005, il cosiddetto “Porcellum”) già dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale nel 2014. 
Con questo provvedimento, il Consiglio comunale “esprime forte preoccupazione verso una spinta accentratrice dei poteri” a favore di esecutivo e maggioranza parlamentare, con il conseguente “serio rischio di una compressione della democrazia e del pluralismo”. Insieme al suddetto ordine del giorno è stato votato un emendamento proposto da Fabrizio Ricca (Lega Nord) che chiede a Sindaca e Giunta di promuovere l’informazione referendaria sul territorio. 
La Sala Rossa ha quindi approvato un secondo documento, presentato da Eleonora Artesio (Torino in Comune), che manifesta, a fronte della riforma costituzionale che verrà sottoposta a referendum, preoccupazione “per il prevedibile squilibrio determinato tra l’autonomia delle assemblee legislative ed il potere ipotizzato in favore del governo”. L’ordine del giorno ritiene inoltre necessario che la Città concorra alla massima informazione sul referendum, ospitando per propria iniziativa incontri dei comitati referendari aperti alla cittadinanza. Il documento giudica inoltre che il metodo adottato dal governo “non sia consono ad una riforma costituzionale”, ricordando come la Costituzione del 1948 fosse stata approvata dall’Assemblea costituente con quasi il novanta per cento dei voti. Questo secondo ordine del giorno è stato approvato con 26 voti a favore (M5S, Torino in comune, sindaca Appendino) 1 astenuto (Lista Rosso) e 9 contrari (PD, Lista civica, Lista Morano, Forza Italia).
Le votazioni sono state precedute da alcuni interventi in aula. Roberto Rosso, pur precisando di essere contrario alla riforma costituzionale varata dal governo, ha sostenuto che un tema simile – sul quale a questo punto dovrà pronunciarsi il popolo - non è di competenza del Consiglio comunale. Per la Lega Nord, Fabrizio Ricca ha stigmatizzato la riforma quale schiaffo alla Costituzione, la quale pure andrebbe modificata ma con tempi e modi diversi, chiedendo che il Comune si faccia parte attiva dell’informazione sul referendum e paventando che il sedere nel nuovo Senato possa distogliere la sindaca dall’amministrazione della città. Per il Partito Democratico ha preso la parola Piero Fassino, sottolineando come la riforma lasci invariata la parte della Costituzione relativa ai principi fondamentali, limitandosi alla modifica di alcuni articoli della parte relativa all’organizzazione dello stato, innanzitutto con il superamento ( sul modello esistente in gran parte dell’Europa, a partire da Francia e Germania) di quel bicameralismo paritario che dilata i tempi di approvazione delle leggi. Fassino ha quindi ricordato che la riforma introduce strumenti democratici come il referendum propositivo o la titolarità della Corte costituzionale di pronunciarsi previamente su ogni legge elettorale che venga proposta. I poteri dell’esecutivo e del Capo dello stato, ha concluso Fassino, restano invariati. Alberto Morano ha affermato che vadano separati il giudizio di merito sulla riforma, alla quale è contrario, e la competenza del Consiglio comunale, che non può esprimersi in quanto tale contro una riforma dello stato alla quale, se diverrà legge, dovrà attenersi per la parte che gli compete. Il rappresentante di Forza Italia, Osvaldo Napoli, ha invitato la sindaca ad esporsi in prima persona per la campagna sul referendum, ricordando al tempo stesso come però i torinesi stiano aspettando fatti concreti dalla nuova amministrazione (metropolitana, sostegno ai giovani senza lavoro) che invece discute sulla riforma costituzionale. Infine, due interventi dai banchi del Movimento 5 Stelle. Federico Mensio ha esordito ricordando come la discussione democratica sia il fondamento delle istituzioni e sottolineando come la “navetta” tra Camera e Senato non abbia impedito l’approvazione rapida di leggi rilevanti, perché il problema è politico e non tecnico. La prospettata modifica costituzionale, ha aggiunto Mensio, introduce 8 o 10 sistemi per far passare le leggi e non è affatto una semplificazione. Il capogruppo Alberto Unia ha concluso il dibattito rivendicando al suo Movimento una pratica continua della partecipazione, tra la gente e ricordando come il bicameralismo paritario non abbia impedito di approvare rapidamente le norme sul finanziamento pubblico ai partiti.

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