L'attore romano in Campidoglio nella giornata del suo 75esimo compleanno. La visita nelle periferie della Capitale poi l'intervento nell'assemblea capitolina.
L'hippie Ruggero Brega, il candido Leo Nuvolone, l'impacciato Mimmo, l'ispirato Don Alfio, l'esasperante professore Raniero Cotti Borroni, i coatti Armando Feroci e Moreno Vecchiarutti, il lucano emigrato in Germania Pasquale Ametrano, il maniacale e ipocrita Callisto Cagnato, il logorroico e ipocondriaco Furio Zòccano. Sono solo alcuni dei personaggi di culto, entrati nell'immaginario collettivo e nella storia del costume del nostro Paese, interpretati da Carlo Verdone, l'attore e regista romano, nel suo caso i due ruoli sono inseparabili, che compie 70 anni il 17 novembre.
''Essere più grandi di Sordi non è possibile, c'è lui e basta. Noi siamo solo degli spettatori incantati dalla sua arte. Ho conosciuto Sordi quando avevo 20 anni, dopo i film sperimentali ho cominciato a fare delle introspettive sui grandi registi italiani, i grandi registi americani, i grandi registi tedeschi e poi anche sui grandi attori italiani e stranieri. Quando arrivò la settimana dedicata ad Alberto Sordi devo dire che là ho capito quanto fosse importante la commedia italiana e quanto fosse importante quell'attore (Sordi, ndr) che stavo cedendo)''. Così Carlo Verdone al Campidoglio per festeggiare il centesimo compleanno di Alberto Sordi.