Roma - "Basta con le moschee fai da te che spuntano nei garage", ma sul velo 'burkini' "le nostre risposte, seppur dure, non devono mai diventare una provocazione potenzialmente capace di attirare attentati", lo dice al Il Corriere della Sera. il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, che aggiunge: "Noi stiamo lavorando per agevolare il consolidamento di un modello di imam che abbia una formazione in Italia per poter operare nel nostro Paese.
Sisco se suma a la prohibición del burkini en sus playas. El alcade de esta pequeña población del norte de Córcega emitió este lunes una orden que elimina la presencia de esta prenda.
Anche in Corsica viene vietato il burkini in spiaggia: il sindaco di centro-sinistra di Sisco, nel nord dell’isola francese, ha deciso di probire la tenuta da spiaggia delle musulmane osservanti dopo una rissa fra giovani corsi e alcune famiglie di origine magrebina. L’alterco sarebbe scoppiato quando alcune ragazze in burkini sono state fotografate da turisti.
New York (USA) - La comunità musulmana newyorchese è sotto choc, dopo l’assassinio, ieri, di un imam e di un altro uomo, all’uscita dalla moschea di Ozone Park, nel Queens.
Molti puntano il dito contro la retorica anti-islamica del candidato alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump e di altri politici.
Speaking at a rally in Virginia US Republican presidential candidate Donald Trump has laid out some more controversial foreign policy stances.
Many Muslims attended church in France this Sunday to show compassion for slain priest, Father Jacques Hamel, and solidarity with their Catholic compatriots.
Un minuto di silenzio in ricordo di Jacques Hamel, osservato da cristiani e musulmani francesi davanti alla chiesa dell’attentato del 26 luglio rivendicato dall’Isil a Saint-Etienne-du-Rouvray. È stato uno dei momenti di raccoglimento della giornata di fratellanza fra fedi nella cittadina della Normandia.
Roma - Un paese incuneato nel territorio indiano, con una storia travagliata, un Islam che e' religione di Stato e un'economia da tigre continentale, con tassi di crescita superiori al 6%. Il Bangladesh, che mira a diventare il polo manifatturiero dell'Asia. E' uno dei paesi piu' interessanti per l'export italiano. Meta privilegiata di turismo di piacere e affari di casa nostra.
Nell'ultimo decennio il Bangladesh ha intrapreso un percorso di crescita economica, non privo di ostacoli, trainato dalle esportazioni e dagli investimenti produttivi esteri, grazie soprattutto a un fondamentale punto di forza: una manodopera qualificata e conveniente, con il costo del lavoro piu' basso in Asia dopo quello del Myanmar. Motore ed emblema del Paese e' l'industria tessile. Secondo recenti dati della Sace il comparto in Bangladesh da' lavoro a circa 4 milioni di persone e vale circa il 13% del Pil e l'80% dell'export; negli ultimi tre anni ha triplicato le vendite estere, che nel solo 2013 hanno realizzato una crescita del 13%, raggiungendo i 21,5 miliardi di dollari. Il quadro, certo, e' punteggiato di luci e di ombre.
Dopo il crollo del Rana Plaza nel 2013, il palazzo di nove piani sede di alcuni laboratori tessili in cui morirono oltre 1200 persone, resta ancora molto da fare sul fronte del lavoro, soprattutto minorile. Quel tragico evento ha dato nuovo vigore alle pressioni - a livello sia internazionale sia nazionale - per il miglioramento delle condizioni di lavoro nell'industria bengalese.
Problemi di sicurezza del lavoro, ma piu' di tutti in questo momento storico, problemi legati alla jihad. Nel Paese, diventato terreno di caccia di terroristi islamici, la pressione dello Stato Islamico e' forte. L'Isis ha annunciato l'espansione nel 'Bengala', come viene chiamata dai musulmani la nazione, rivendicando attentati e attacchi a occidentali.
Nel settembre del 2015 proprio un italiano, il cooperante Cesare Tavella, e' stato una delle prime vittime di un commando jihad. Resta il fatto che nel Paese la religione principale in Bangladesh, al quasi 90%, e' l'Islam anche religione di Stato, con circa il 96% dei musulmani sunniti. Un contesto complicato in cui l'Italia e' ben presente con le sua industria: le esportazioni italiane verso il Bangladesh hanno raggiunto il valore di 320 milioni di euro nel 2014, il 60% dei quali rappresentati dalla meccanica strumentale. Nel Paese attraggono soprattutto alcune export processing zone, zone industriali nelle quali e' possibile produrre godendo di agevolazioni di tipo fiscale, finanziario e normativo.
Secondo le stime dell'ufficio studi di SACE, attraverso un miglior presidio di questo mercato le nostre imprese potrebbero guadagnare circa 126 milioni di euro di esportazioni aggiuntive entro il 2018. Le opportunita' che il Bangladesh puo' offrire alle imprese estere e italiane inoltre sono molto diversificate. Le infrastrutture bengalesi necessitano di ingenti investimenti: le vie di comunicazione stradale e ferroviaria sono arretrate e l'approvvigionamento energetico (sia elettrico sia idrico) e' cosi' critico da compromettere, in certi casi, il normale svolgimento delle attivita' produttive e industriali. (AGI)
Roma - Paese tradizionalmente tollerante, il Bangladesh non e' stato teatro nel passato recente di attentati a sfondo islamista in grande stile. Ma negli ultimi anni il Paese ha vissuto uno stillicidio di episodi di intolleranza religiosa e omicidi attribuiti al fondamentalismo islamico. Sono morti blogger, monaci indu', attivisti e intellettuali laici e anche un cooperante italiano, Cesare Tavella.
Il Paese e' da tempo sotto attacco e solo negli ultimi due mesi c'e' stata un'ondata di aggressioni attribuiti alla matrice jihadista, che ha causato diversi morti. A inizio giugno un gruppo di persone armate ha massacrato un monaco 70enne indu'. Due giorni prima era toccato a un commerciante cristiano, ucciso a colpi di machete. A meta' maggio un ennesimo episodio di intolleranza religiosa: era stato ucciso un monaco buddista 75enne. Ad aprile i jihadisti dell'Isis hanno rivendicato, sull'agenzia di stampa Amaq, controllata dal gruppo ultra-radicale, l'omicidio di un accademico trucidato anche lui a colpi di machete: aggredito alle spalle, la colpa del 58enne professore era di essere "ateo". Anche diversi blogger hanno pagato con la vita il prezzo delle proprie idee, considerate troppo liberali dai fondamentalisti islamici. E anche gli italiani hanno versato sangue all'aggressivita' del fondamentalismo: il 18 novembre scorso e' stato ferito gravemente il missionario italiano Piero Parolari; e due mesi prima era stato ucciso dall'Isis il cooperante Cesare Tavella, freddato mentra faceva jogging nel quartiere diplomatico di Dacca, non lontano dal luogo dell'ultima strage dell'Isis. Stessa sorte toccata anche a un collega giapponese di Tavella, Kunio Hoshi. (AGI)