El Parlamento italiano no logró aún un acuerdo en la votación para elegir los presidentes de la Cámara de Diputados y del Senado, paso inicial para la conformación de un nuevo gobierno. Nadie ha alcanzado la mayoría de los dos tercios de los miembros de la Asamblea, que tiene un total de 420 votos, según lo que exigen las reglas para el primer escrutinio. Las rondas de votación comenzaron este viernes, pero entre los partidos no hubo acuerdo y las posiciones parecen muy lejanas.
Oggi i deputati varcheranno la sala della Camera mentre ieri è toccato a Palazzo Madama dove sono arrivati i nuovi senatori. E venerdì cominciano le votazioni per i nuovi presidenti. Cosa c'è da sapere
AGI e Openpolis hanno analizzato la composizione delle Camere con gli eletti del 4 marzo. Una cosa molto bella e sarebbe davvero più interessante se non ci fosse lo stallo e l'incongnita della governabilità.
El titular del Partido Democrático (PD) y ex premier italiano, Matteo Renzi, renunció hoy al liderazgo partidario, tras la derrota "clara" sufrida en las elecciones, pero advirtió que "nuestro lugar está en la oposición".
Con lo scioglimento delle Camere, parte la sfida per il governo. E sui contendenti incombe l'ombra di Gentiloni
Qualcuno spera ancora per lo ius soli. Ma la legislatura potrebbe terminare già il 28 dicembre. Archiviata la manovra economica e a due giorni dalla conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio, la XVII legislatura si avvia a conclusione.
Una breve analisi sulle mosse del Quirinale, tra atti formali e previsti, e una attenta valutazione del risultato che uscirà dalle urne. Cosa potrebbe accadere
“Sono assolutamente soddisfatto che il governo abbia riconosciuto, nell’emendamento che ho presentato alla Legge di Bilancio, l'opportunità di intervenire a sostegno di uno spicchio importante di un settore strategico, com’è quello vitivinicolo.
La legge è già passata alla Camera ma il sì del Senato non è scontato. Fiducia o 'canguro'? È scontro tra Pd e Lega sulla legge sul testamento biologico, ferma da mesi al Senato e che ora i dem mirano ad approvare entro la fine della legislatura, con i 5 Stelle pronti a votarla, come hanno già fatto alla Camera.
Rivogliono il loro "guerriero". Non ci stanno i militanti M5S ad accettare il fatto che Alessandro Di Battista, come ha annunciato ieri in diretta su Facebook, non si ricandiderà in Parlamento alle prossime elezioni.