ANNO XIX Dicembre 2025.  Direttore Umberto Calabrese

L’anello di congiunzione dell’emozione che si prova nella lettura di un libro, con il proprio inconscio è legato al grado di vicinanza che i protagonisti del romanzo mostrano durante l’evolversi della storia. Quelli del libro di Amalia Santangeli, nel suo: “Scomparsa nel nulla” sono tutti schierati come sul proscenio di un palco teatrale, li immaginate cosi e quando la storia si fa più cruda e sofferente, vengono colpiti da una luce e parlano direttamente al pubblico. Come, esempio più banale, nei confessionali del Grande Fratello.

E’un modo di raccontare avvolgente che non stanca perché la scena muta, va avanti e indietro, molto avanti e poi ritorna a raccontare pezzi di strada sorvolata in fretta.

 In tal modo il lettore è sempre attento.

Chi scompare nel nulla? La stessa autrice insiste sia all’inizio che alla fine su questo tema della perdita, e su come si elabora questo che è un vero e proprio lutto. Ma c’è anche una protagonista che scompare e gli unici che la vedono e la seguono sono i lettori. Barbara assume su di sé tutta la responsabilità del viaggio per tornare indietro, ma il suo personaggio, lo vediamo crescere sin dall’inizio con il suo essere donna, con la sua determinazione alla lealtà e alla devozione, ma anche con il suo modo di pensare che, nel tipico schema femminile, cura i particolari, si guarda intorno, considera tutte le opportunità, di fronte all’universo maschile che invece corre sempre dritto fino a sbattere.

Il libro promette di essere un thriller per il tipo di vicenda, e invece diventa altro. Apparentemente una storia romantica, in realtà è poi un romanzo intimista. Per certi aspetti si cala nella cronaca dei tempi, ma non è storico. Del resto qui siamo nella pura fantasia. Difficile dare una definizione, eppure piace. Perché è lo stile che intriga nel mentre la storia evolve. Abbiamo già conosciuto l’autrice in “Scrivere è un po' come amare” un libro che coniugava Amore e scrittura con qualche riferimento autobiografico e «Incontro» un libro di poesie. Stavolta è un vero e proprio romanzo. 

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Collocate il romanzo nel pieno del ‘700 italiano: una prosa elegante, rivestita nella forma di quel tempo, tanto che se leggeste un’autobiografia di Giacomo Casanova – che pure è co-protagonista del romanzo - non trovereste alcuna differenza. Un’abilità originale dell’autore, pur con tutti i limiti dell’approssimazione, per far sentire il lettore a suo agio, calato nel tempo, tra parrucche voluminose e palandrane, nobili in crisi e armatori, patrioti americani e quanto di più possiate considerare, insieme a servi e lacchè, per la rappresentazione di un vero e proprio giallo.  

La protagonista, ovvero l’io parlante di questa storia, l’Agata Christie è Clotilde una sedicenne appena orfana di madre che segue il padre in un questo viaggio primaverile di "affari", ospiti di una nobile casa nei dintorni di Trieste, per giorni cinque. Non mettetevi a contare i giorni, solo per il primo ci vogliono sessantotto pagine. Quante ne occorrono, spesso, in molti libri online.

 Lo dico per mettere in guardia il lettore. Per essere un ebook è un vero romanzo, con tutte le sue pause di riflessione sul senso della vita, gli stili di vita dell'epoca, i racconti di gesta più o meno eroiche, la stessa ambientazione e la descrizione dei protagonisti durante le varie fasi della giornata, dal pranzo alla passeggiata del pomeriggio, che fa conoscere giardini e viali tortuosi, tutto prende spazio letterario e poi c’è un primo delitto, appena giunti, da cui prende il via tutta la storia. Seguendo la curiosità di una ragazza che occupa così il suo tempo mentre il padre è indaffarato in riunioni segrete con altri. 

Come tutti i racconti dove c’è un indagine, occorre pazientare e osservare il crescendo. Come in tutti i gialli che si rispettano, a partire dalle indagini di Sherlock Holmes, il brodo si cuoce a fuoco lento, per poi consumarsi e mostrare tutti i singoli ingredienti e alla fine, quasi naturalmente c’è il colpo di scena, anzi più di uno. 

Come in tutti i romanzi storici ci sono, e l’autore ci ha già abituato, con il suo primo romanzo che abbiamo presentato, “l’imboscato”, le note storiche. Intanto per quanto riguarda Giacomo Casanova, le memorie scritte da lui medesimo che abbiamo trattato nellasoffitta dei libri; l’autore ci informa ancora che ha seguito le opere del Guerci “ Le monarchie assolute: Il Settecento", Franco Valsecchi, "l’Italia nel seicento e nel settecento".

Pietro De Santis, ci conferma un'attitudine alla cura del particolare, come queste giornate d’aprile, con le splendide aperture del cielo e improvvisi acquazzoni, cosi come i tempi e le relazioni sono costruiti senza mai scadere nell’ovvio e nel banale. Come tutti i gialli il libro prende, coinvolge, fino alla fine e il fatto che sia una ragazza a parlare addolcisce di garbata innocenza anche situazioni scabrose. Bene, calatevi tra le righe, siamo verso la fine di quel secolo che vide molte di queste teste imparruccate cadere, ma questa è una altra storia, qui ci sono intanto delitti e misteri da svelare in una casa nobiliare in declino. E tutto questo? In cinque giorni di aprile. 

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L'autore di Interferenze, ci delizia con questo racconto lungo. Mistral è un pretesto narrativo che nasce da un paradosso, un culto, forse eccessivo, per una prestigiosa auto d'epoca, che diventa rifugio di un ricco avvocato che sfugge al dolore e alla sofferenza di una compagna spenta, da sei mesi in una vita vegetale in rianimazione. E sfugge cercando di scrivere la biografia dei quarantatré anni di vita della sua Maserati andando a ritroso fra i suoi vecchi proprietari. 

Dicevamo pretesto narrativo, o se volete espediente, perché un qualsiasi racconto, al di là di tutto, l'unico scopo che si prefigge è stimolare la lettura. e quindi al di là di qualsiasi trama che, in questo caso, può sembrare persino esagerata, la sua eccentricità, diventa per noi tanto normale che seguiamo il protagonista in questo parziale giro del mondo, pieno di insidie e avventure. 

Certo che mentalmente chiunque pensi al proprio libretto di circolazioni, se trattasi di auto comprata usata, e si domandi chi fossero i proprietari precedenti, verrebbe da fare una piccola storia. Anche perché, siamo sinceri, la storia la fanno gli uomini, anche quelli piccoli, e anche dietro una macchina autorevole e prestigiosa, ci sono pezzi di umanità. La scrittura è arte, e diventa tale, se un fatto normale, anche semplice diventa fluido racconto e sfocia nella poesia.

Questo è il bello dello scrivere, e dobbiamo essere grati a quanti si sforzano di praticare quest'arte. "Mistral" è un racconto lungo, perfetto per essere online, si legge in una mattinata al mare, e quando ci si rimette in auto, viene voglia di personalizzare anche la nostra "bimba" come suggerisce l'autore, e andiamo in viaggio con lui, con la fantasia che è già magia, il primo condimento, più dolce, della nostra vita. 

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Leggere il romanzo «L’imboscato” di Pietro De Santis fa venire in mente il pendolo, non per dimostrare la rotazione della terra secondo Foucault, ma per far capire il senso stesso della lettura che, proprio come l’oscillazione del pendolo,  porta in avanti e indietro nel tempo, da una scena all’altra. Una dinamica costante, con tanto di luogo e data, per precisare, dettagliare e approfondire.

L’altro aspetto, legato alla scrittura, è la prosa coinvolgente che in ogni momento, con ogni personaggio, sia la famosa Eva Braun amante di Hitler o l’agente russo Karpin, amplia il quadro, dipingendo una teatralità scenica in cui il lettore s’immerge. Del resto è storia e non semplice cronaca, è indagine, ricerca affidata nel presente, ma siamo pur sempre nel 1999, secolo ricco di storia da raccontare,  a Marco e Livia due ragazzi che s’imbattono in un ottantenne, clente delle visite domiciliare dei badanti della Chiesa, che è però un eroe di guerra del periodo nazista.

Chi è l’imboscato?E’ proprio Hitler nel suo bunker.  Gli ultimi giorni del dittatore sono stati già raccontati con dovizia, ricordiamo il film «Der Untergang»  del 2004 diretto da Oliver Hirschbiegel, che abbiamo visto nel titolo come «La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler».  Un film che è ispirato da due libri: «La disfatta», scritto da Joachim Fest storico del Terzo Reich ed autore di biografie su Hitler, e «Fino all'ultima ora», diario di Traudl Junge segretaria del Fuhrer.  Lo stesso De Santis nelle note si sente debitore del biografo tedesco Fest.

Nel libro abbiamo lo stesso crescendo wagneriano nello scandire del tempo.

Siamo nel 1944.Tutto ruota attorno a quell’ultimo, incredibile, anno della caduta del nazismo. Siamo alle ultime battute del conflitto, dopo 5 anni,  gli alleati hanno già deciso l’esito finale e progressivamente assediano Hitler nel suo bunker. Tutti i personaggi, spie, amanti bisessuali, militari degradati, medici in rovina, gerarchi oramai ridotti a tappezzeria smunta si muovono ognuno nella sua scena mentre il tempo scorre, scandito dall’ineluttabilità del racconto del veterano di guerra. Tutto ruota attorno alla fine del dittatore. E ‘ davvero morto, come hanno fatto credere i russi, che furono i primi ad arrivare? Sono davvero resti hitleriani o di un malcapitato sosia? Se volete fare una ricerca in rete, troverete anche destinazioni in Patagonia.  Il racconto si fa più spesso, quando la scena è aperta, diventa più discorsivo, tra anziano e ragazzi, quando il tema è controverso. E' un espediente letterario far entrare i ragazzi nel racconto, talvolta, come se fossero voci fuori campo. 

Il libro di De Santis, che parte da una accurata ricerca storia, offre una sua originale interpretazione collegando i personaggi, quelli storici e quelli inventati, sullo scacchiere della storia, sull’are dei sentimenti, con la ruota della vita che gira attorno al desiderio dei più fedeli servitori del dittatore, le crisi esistenziali di Eva, il patriottismo disfatto, le pedine che si muovono in cerchio convergendo verso l’esito finale. Il libro conserva il crescendo romanzesco, si legge, si arriva alla fine anche con il giusto ritmo che aumenta, come nell’apoteosi finale delle Valchirie, o come sarebbe  nel «Volo della Fenice», che è poi il secret projects che l’anziano tedesco svela ai due ragazzi romani.

 L’autore

 Pietro De Santis è nato nel 1960 a Roma, città nella quale vive ed esercita, da oltre vent’anni, la professione di avvocato. Scrittore di romanzi storici, ha pubblicato Cinque giorni in aprile, un giallo che si svolge nel Settecento italiano, avente per sfondo importanti avvenimenti dell'epoca e tra i protagonisti Giacomo Casanova. 

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Mercoledì, 26 Agosto 2015 12:43

Romanzo di una Nazione dal destino incompiuto.

Io ho riprodotto il titolo dell’articolo di Enrico Deaglio, su la Repubblica del 26 agosto 2015, che ripete il titolo Il romanzo della Nazione di Maurizio Maggioni (Feltrinelli, pag. 304, euro 17), con il quadro “Il Quarto Stato” di Pelizza da Volpedo, anzitutto perché sono un cristiano e socialista, vivente nel 2015.

Il Quarto Stato è il proletariato, ovvero i rifiuti della società, gli emarginati da tutto il potere e dalla ricchezza. Sono il popolo di papa Francesco in tutto il mondo.

Francesco e il vero potere del perdono del priore di Bose Enzo Bianchi (la Repubblica odierna) entra in questo popolo affrontando la richiesta di perdono avanzata da papa Francesco ai Valdesi per i comportamenti non cristiani, persino non umani che ‘noi cattolici abbiamo avuto contro di voi’. L’assunzione di responsabilità e’ del papa e, dunque, di un cattolico come sono io.

I Valdesi moderni hanno apprezzato la richiesta del Papa, alcuni hanno precisato di non poter perdonare per conto degli avi uccisi, ma ho letto che 170 savi di loro hanno perdonato. La misericordia umana non cancella però la memoria ed è bene che così sia, purchè il risentimento cali fino alla pace tra chi torna a stare in armonia.

È tornata l’armonia con Matteo Renzi al meeting di Comunione e Liberazione (La conversione di Cl sedotta da Matteo “Il Pd ora è votabile”). Mi spiace di dissentire. Il Pd che si commuove per i naufraghi nel Mediterraneo è una cosa buonissima. Però non basta.

Renzi: persi vent’anni in risse sul berlusconismo. E poi: “Via Imu e Tasi” (: 12 de la Repubblica in alto).

La perdita di vent’anni è il fatto storico. La rissa sul berlusconismo è un’idea di chi sposta il peso dal mediarca, massimo elusore fiscale condannato in via definitiva per aver frodato tutti gli elettori, alla presunta resistenza ‘rissosa’ al sopraffattore.

Io non registro risse storiche, mentre osservo il perdurare della complicità del nuovo leader con l’opposizione compiacente del vecchio, al quale sta chiedendo i voti per perdurare nella sua navigazione l’8 settembre venturo. Ma questa, dirà il critico è una mia idea.

Il fatto, che tutti possono osservare, è il destino incompiuto della Nazione italiana. Un destino democratico alzato l’8 di settembre 1943 e scritto in Costituzione nel 1948:

L’articolo 49 della Costituzione (Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.) non ha una legge che lo renda attivo!

Vuole Matteo Renzi compiere questo principio con la legge sulle associazioni, sulle associazioni sindacali pubbliche e sui partiti?

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