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Martedì, 07 Febbraio 2017 01:13

Draghi difende l'Euro: "Grazie a moneta unica sopravvissuti a crisi"

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"L'Euro è irrevocabile", sia perché "grazie alla moneta unica abbiamo creato legami che sono sopravvissuti alla peggiore crisi economica del dopoguerra" ma anche perché senza l'euro "il mercato unico non sopravviverebbe". Così nell'audizione in Commissione Affari economici e monetari del Parlamento Europeo il presidente della Bce Mario Draghi ha risposto - in maniera ovviamente indiretta - ai profeti dell'uscita dall'euro che promettono scenari mirabolanti di crescita economica.

E visto che fra i critici della moneta unica c'è anche - di diritto - il neo-presidente americano, Draghi ha colto l'occasione per chiarire il suo pensiero circa la deregulation annunciata da Trump: per il presidente della Bce, infatti "è ancora presto" per giudicare le intenzioni del presidente Usa ma "basandoci sull'esperienza della nostra storia l'ultima cosa che ci serve e' un rilassamento delle regole" del settore finanziario, Anzi, ha aggiunto, "replicare le condizioni" che sono state alla base della grande crisi scoppiata nel 2007 "e' un'idea molto preoccupante". In ogni caso, ha scandito ribattendo alle accuse di Trump sui benefici della Germania in materia di cambio, "noi non manipoliamo l'euro" informa Adnkronos.

L'appuntamento al Parlamento Europeo ha poi naturalmente offerto l'occasione a parlamentari tedeschi e olandesi di contestare la 'lentezza' nell'uscita dal programma di acquisti varato dalla Bce alla luce dei nuovi dati sull'inflazione che, almeno in quei paesi, è ormai a un passo dalla soglia del 2% fissata nel mandato dell'Eurotower. Ricordando la scelta - fatta dal consiglio direttivo a dicembre 2016 - di allungare il Quantitative Easing a fine 2017, anche se con un taglio degli interventi a 60 miliardi mensili, Draghi ha osservato che "quelle decisioni di politica monetaria erano le più giuste nell'attuale contesto economico".

Quanto alla crescita dell'inflazione, ha aggiunto, "è un aumento che riflette gli incrementi dei prezzi dell'energia, ma finora le pressioni di fondo restano molto deboli e aumenteranno solo gradualmente". Certo, ha ammesso, "i rischi più gravi di deflazione sono scomparsi", ma la strategia della Bce "prevede che non si debba reagire a singoli dati e ad aumenti di breve durata" dell'inflazione.

Il riferimento all'inflazione è legato soprattutto alla disparità dell'andamento dei dati fra i diversi paesi dell'Eurozona: per questo, ha osservato Draghi, "anche se la situazione economica migliora non dobbiamo fermare i nostri sforzi per rendere più resistente" l'unione economica e monetaria, ma soprattutto "possiamo e dobbiamo affrontare le persistenti fragilità a livello nazionale ed europeo".

Parole che sembrano puntare direttamente all'Italia, chiamata in causa da alcuni interventi di europarlamentari. Draghi non ha fatto riferimenti precisi al nostro paese ma è innegabile che avesse in mente l'Italia quando ha osservato che "quei paesi che non hanno spazio fiscale non dovrebbero cercarlo nè provare a 'forzare' ma piuttosto dovrebbero lavorare sulla composizione del bilancio".

Ma, sul fronte opposto, a chi lamentava trattamenti di favore verso Roma, Draghi ha opposto un netto diniego: nella gestione del Quantitative Easing, ha sottolineato, la Bce "non ha fatto nessuna disuguaglianza" nel trattamento dei singoli paesi, quindi neanche a favore dell'Italia, visto che rimane "vincolata a limiti sia sulla quota nazionale (la cosiddetta capital key, ndr.) ma anche sulle emissioni, perché vogliamo essere sicuri di non incorrere nel finanziamento monetario e di permettere ai mercati di funzionare correttamente".

L'Italia è poi tornata, indirettamente, nel dibattito sulla gestione delle sofferenze, che è un pesante fardello che limita il nostro sistema bancario. E qui, contraddicendo quanto detto in precedenza dal suo vice, il portoghese Vitor Constancio, Draghi non ha nascosto le sue perplessità circa la proposta di una bad bank europea per i crediti deteriorati, avanzata dal presidente dell'European Banking Authority, Andrea Enria, anche lui italiano.

La creazione di un'asset management company a livello europeo "non sarebbe proprio una panacea" per la gestione dei crediti non performanti, ha osservato, evidenziando come questo tipo di strutture "sono per natura complesse" e lo sarebbe "ancora di più" se gestite a livello europeo. Meglio puntare, secondo Draghi, a una gestione nazionale, anche se la creazione di un mercato delle sofferenze bancarie resta "essenziale".

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