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Sabato, 26 Gennaio 2019 15:05

Francia, Germania e Spagna Ultimatum a Maduro elezioni o riconosciamo Juan Guaidó come legittimo Presidente del Venezuela

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Osa chiede protezione per Guaidò

Convocare elezioni "eque, libere, trasparenti e democratiche" entro otto giorni oppure la Francia, la Spagna e la Germania riconosceranno Juan Guaidò come presidente del Venezuela. E' l'ultimatum a Maduro lanciato oggi unanimemente dal presidente francese Emmanuel Macron, dal premier spagnolo Pedro Sanchez e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel.

Osa chiede protezione per Guaidò

La commissione inter-americana per i diritti umani, 'braccio' dell'Organizzazione degli Stati americani (Osa) ha concesso il diritto a misure precauzionali di protezione al leader dell'opposizione venezuelana Juan Guaidò e alla sua famiglia. Secondo l'organismo, la sua integrità e la sua libertà personale sono "a rischio grave e urgente". La commissione ha quindi sollecitato le autorità venezuelane ad adottare le misure necessarie a proteggere il presidente dell'Assemblea nazionale, autoproclamatosi presidente ad interim.

Intanto, Il governo venezuelano guidato da Nicolas Maduro ha fatto sapere che manderà il ministro degli Esteri Jorge Arreaza a parlare alla riunione di oggi del Consiglio di sicurezza dell' Onu a New York sulla crisi in Venezuela chiesta dagli Stati Uniti.

Venerdì l'Alto commissario Onu per i Diritti Umani, Michelle Bachelet, ha chiesto un'inchiesta indipendente sul presunto uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza venezuelane per reprimere le proteste antigovernative: lo riporta il New York Times. L'ex presidente del Cile ha citato notizie di 20 persone uccise e 350 detenute questa settimana. "Sono estremamente preoccupata per il fatto che la situazione in Venezuela possa rapidamente sfuggire al controllo con conseguenze catastrofiche", ha detto.

Tensione alle stelle intanto a Caracas dopo le manifestazioni di piazza e gli eventi che hanno portato il leader dell'Assemblea nazionale Juan Guaidó a giurare da 'presidente incaricato' del Venezuela in un gesto che ha messo apertamente in discussione la legittimità di Nicolás Maduro e spaccato la comunità internazionale. Nel Paese dei due Presidenti ora regna l'incertezza e, soprattutto, lo spettro della repressione e di una dolorosa guerra civile.

"Non rinuncerò mai", ha tuonato Maduro dando dei "pagliacci" agli oppositori del governo parallelo guidato da Guaidò. Parlando alla cerimonia di apertura dell'anno giudiziario, il presidente ha quindi ribadito che "i diplomatici americani devono lasciare il Venezuela entro domenica", passate cioè le 72 ore concesse agli Usa "quando ho deciso di rompere le relazioni diplomatiche".

Ovviamente, ha chiarito, "stiamo ritirando i nostri diplomatici in Usa che torneranno a casa sabato". L'obiettiva prova di forza offerta da partiti e movimenti di opposizione che hanno invaso le strade venezuelane ha parzialmente oscurato la mobilitazione, minore ma non meno agguerrita, del popolo chavista, che si è schierato attorno al palazzo di Miraflores per difendere la legittimità di Maduro. Per 48 ore la piazza è stata la vera protagonista del confronto, come dimostrano gli scontri che hanno causato negli ultimi giorni la morte di almeno 26 persone ed il ferimento di quasi 300.

In questa prima fase di acuto scontro politico, a far pendere la bilancia a favore di Guaidó è stato il sostegno al massimo livello degli Usa di Donald Trump, emulati da gran parte dei Paesi americani e sostenuti anche da Francia e Gran Bretagna. Una spinta che sarebbe potuta essere fatale per il successore di Hugo Chávez, ma che è stata assorbita dalla netta posizione a favore di Maduro della Forza armata nazionale bolivariana (Fanb), dell'Assemblea nazionale costituente (Anc) e del Tribunale supremo di giustizia (Tsj). Oltre che dai moniti lanciati a Washington da Russia (che ha messo in guardia dal rischio di un "bagno di sangue"), Cina e Turchia.

Da parte sua, Bachelet ha inoltre chiesto al governo del Venezuela di "porre fine alla situazione disastrosa" che attraversa il Paese, dovuta anzitutto a una "crisi di governance". "Più di 3 milioni di venezuelani hanno lasciato il Paese, e molti altri milioni vivono in condizioni miserabili", ha affermato in un comunicato, aggiungendo: "Cos'altro ci vuole perché la leadership politica si decida a porre il benessere del popolo prima del loro interesse particolare?".

Secondo l'ex presidente socialista cilena quella del Venezuela è "essenzialmente una crisi di governance, ed è responsabilità dei dirigenti di quel Paese porre fine a questa situazione disastrosa".

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