ANNO XVII Gennaio 2023.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 19 Novembre 2016 12:17

Comune di Terni e Usl per rafforzare il servizio adozioni

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Il comune di Terni (capofila della Zona sociale n. 10), quelli di Narni (capofila della Zona Sociale n. 11) e di Orvieto (capofila della Zona Sociale n. 12),  la Usl Umbria 2 hanno firmato, questa mattina, a Palazzo Spada, l’accordo operativo di collaborazione servizio adozioni nazionali ed internazionali.  


Oggetto dell'accordo è il servizio interistituzionale sull’adozione nazionale ed internazionale coincidente con il territorio ex Provincia di Terni, costituito e operante già dal 2003, garantito attraverso l’attività di un équipe tecnica territoriale con competenze sociali, psicologico-cliniche e psicopedagogiche-educative e di gestione di gruppi genitoriali e familiari.
“La Regione Umbria ha adottato nel 2001 – afferma il vicesindaco, con delega ai Servizi Sociali, Francesca Malafoglia -  il primo protocollo organizzativo, metodologico e operativo in materia di adozioni internazionali, nazionali e affidamento familiare per indirizzare l’attività dei servizi socio-assistenziali degli Enti Locali e delle Aziende Sanitarie individuando criteri, strumenti e procedure omogenei nel territorio regionale tutti finalizzati a garantire un percorso qualitativamente adeguato nell’ottica della tutela dei minori e del sostegno alle famiglie adottanti. Tale modello organizzativo individua la necessità di istituire équipe operative in materia di adozione attraverso accordi di programma che indichino modelli organizzativi ed operativi, compreso l’Ente responsabile dell’équipe. A seguito delle modifiche normative intercorse nel 2011 è stato necessario rivisitare il precedente protocollo sia rispetto alla nuova attribuzione delle funzioni alle Province, che hanno reso necessario il diretto esercizio della titolarità della funzione ai Comuni, sia rispetto al Servizio Adozioni e al Servizio Affidi che prevedono un continuum tra i due istituti”.
L’accordo ha lo scopo di:
- dare continuità al modello organizzativo del Servizio Adozioni, già sperimentato e consolidato su tutto il territorio corrispondente alle Zone Sociali n. 10-11-12;
- assicurare unitarietà dell’intervento tenuto conto delle dimensioni e caratteristiche del territorio stesso, nonché delle richieste dell’utenza;
- promuovere ed assicurare il ruolo dell’adozione nell’ottica della tutela dei diritti dell’infanzia e dell’accoglienza, finalizzata a garantire al bambino adottivo un ambiente familiare idoneo per la sua crescita e il suo sviluppo;
- assicurare un servizio di sostegno e di supporto a coloro che presentano disponibilità all’adozione e alle coppie adottive nel periodo dell’affidamento pre-adottivo e nel post-adozione;
- attivare e promuovere una rete con le strutture e i servizi territoriali (sociali, educativi, specialistici) per conseguire il migliore inserimento del minore nel nuovo contesto e per offrire ai genitori e al bambino i necessari supporti per le specifiche esigenze/difficoltà.
“L’adozione – aggiunge Vincenza Farinelli coordinatore servizio adozioni - è una realtà complessa che, seppur ampiamente diffusa, sfida alcuni capisaldi culturali e biologici del modo di vivere e di essere di ognuno. La sterilità, il legame di sangue, la differenza etnica sono solo alcuni degli aspetti che toccano principi e convinzioni che appartengono a ciascuno di noi ed è evidente che il modo in cui, come operatori, consideriamo l’adozione avrà un impatto sui genitori ed i loro figli ed influirà sulla relazione che andremo a stabilire con loro. L’adozione è un fenomeno che ha una storia antichissima. Se in passato rispondeva prioritariamente all’interesse degli adulti di assicurarsi degli eredi, successivamente la scelta adottiva ha conosciuto motivazioni maggiormente basate su valori ideali, di attenzione all’infanzia abbandonata e sulla possibilità di superare il vincolo biologico”.
"Negli ultimi tempi l’adozione - conclude il vicesindaco Francesca Malafoglia - è andata trasformandosi da fenomeno di nicchia ad appannaggio di una fetta minoritaria della cittadinanza, a realtà diffusa e trasversale che coinvolge cittadini appartenenti a categorie socio-economiche e culturali diverse. La perdita del legame con i genitori naturali ed il dover affrontare numerosi cambiamenti, costituiscono variabili proprie di ogni adozione. Generalmente, non si presta sufficiente attenzione a questo aspetto, ma al bambino viene chiesto rapidamente di apprendere una nuova lingua, abitudini e regole diverse, imparare a relazionarsi con i nuovi genitori in un contesto completamente nuovo e privo per lui di punti di riferimento significativi.
Farlo rispondere alle performance sociali normali per la sua età, che si situa sovente nella fascia scolare, fa dimenticare l’importanza di procedere a piccoli passi, privilegiando, soprattutto nei primi mesi la costruzione della relazione d’attaccamento".
Nel 2003, seguendo le linee operative tracciate dalla regione Umbria è stato sancito il primo accordo interistituzionale che è stato triennalmente rinnovato mantenendo la dimensione provinciale del servizio e il coordinamento in capo alla stessa Provincia. Nel   2015 è stata necessaria una rivisitazione dell’accordo tenuto conto delle intervenute modifiche normative relativamente al ruolo delle Provincie. 
E’ stata volontà condivisa assicurare continuità ai percorsi e alle modalità operative già sperimentati, tutti gli attori coinvolti hanno ritenuto fondamentale non disperdere quanto costruito negli anni in termini di professionalità e competenza, confermando la validità e l’efficacia dell’equipe che opera all’interno del servizio, acquisite a seguito di percorsi formativi specifici e di lungo esperienza.
La titolarità del servizio, come previsto dalla normativa regionale, è in capo alle Amministrazioni Comunali, all’interno delle più ampie competenze relative ai minori e alle famiglie, tutti i comuni capofila delle zone sociali N. 10,11,12, hanno individuato il comune di Terni quale soggetto cui attribuire la funzione di coordinamento sovracomunale. Il nuovo accordo prevede anche, un più stretto e sostanziale raccordo con i servizi affidi del territorio, come previsto dalla normativa Nazionale e Regionale, riconoscendo a tali istituti la condivisa finalità di tutelare i diritti dell’infanzia garantendo ad ogni bambina e bambino un ambiente familiare   e di cura idoneo per la sua crescita e il suo sviluppo affettivo, cognitivo e sociale.

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