ANNO XIV Luglio 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 05 Marzo 2017 00:00

Taranto - Non una di meno, un otto marzo di Lotta e non di spettacolo

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Vorremmo cominciare con le dichiarazioni di Janusz Korwin-Mikke, deputato europeo polacco che in un intervento, all’assise europea ha detto «Giusto che le donne guadagnino meno - durante un dibattito sul gap di genere nei salari - perché sono più deboli, più piccole e meno intelligenti»

Lo facciamo per stigmatizzare questo “cialtrone” del politicamente scorretto, contro il quale si stanno studiando sanzioni nella commissione europea.  Del resto non è nuovo a queste affermazioni; un’altra farebbe arrossire Borghezio quando parla di immigrati «spazzatura umana che non ha voglia di lavorare». Lo facciamo anche per giustificare quello che in conferenza stampa a Taranto, presso la libreria Gilgamesh, si è detto da parte del movimento “Non una di meno” che porta avanti una piattaforma di rivendicazioni che si svilupperanno nel giorno 8 Marzo, con lo sciopero globale per poi continuare. Una festa stavolta di lotta com’è recita il titolo Lotto Marzo e non di festicciole.
Non è soltanto di sciopero che si è parlato.

Anche se il prossimo 8 marzo è stato proclamato lo sciopero nazionale di 24 ore sia nel settore pubblico che in quello privato. Una sindacalista dal pubblico rammentava l’esigenza di far passare le circolari preventive al fine di legittimare lo sciopero. Sapendo, e questo è palesemente uscito anche dagli interventi delle relatrici e relatori che il tentativo di minimizzare c’è da parte delle istituzioni. Non a caso questo appare tutto un movimento dal basso. E comunque su questo aspetto è stato detto durante l’incontro che “nonostante da più parti stiano arrivando comunicazioni false dai luoghi di lavoro e anche da parte dei sindacati che non hanno convocato lo sciopero con ricatti e ritorsioni, lo sciopero è un diritto individuale in capo a ogni singola lavoratrice e lavoratore, sancito e garantito dall’articolo 40 della Costituzione italiana. 

La violazione dello stesso da parte del datore è pertanto impugnabile in sede giudiziaria.  Se i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori dovessero essere violati prima o se si verificheranno dopo lo sciopero casi di ritorsione, non smetteremo di denunciarlo e, soprattutto, non lasceremo alcuna lavoratrice da sola!

Non una di meno, nessuna da sola!”

Ma nell’incontro si è parlato delle rivendicazioni del movimento su Taranto. Il diritto alla salute rispetto all’inquinamento a Taranto come critica al fertility day della Lorenzin che non tiene conto dello sviluppo dell’endometriosi in questa città. Una critica alla gestione della legge 194 sull’interruzione della gravidanza finora resa ingestibile con la presenza di obiettori, a Taranto nel SS Annunziata c’è solo un dottore non obiettore.

E poi la gestione dei centri antiviolenza senza sussidi, anche per cambiare l’approccio sulla violenza alle donne da non lasciare sole tra polizia e Asl; dello sfruttamento delle donne braccianti con i caporali, dello sfruttamento di genere delle donne sul lavoro, destinate ai settori del commercio o dei servizi sempre più precarizzate. Una vertenza difficile da sintetizzare in un articolo.  

Quello che emerge davvero e che ci troviamo di fronte ad una svolta e che le rivendicazioni di una volta sopite dal finto benessere in tempo di crisi siano tornate a rivendicare un nuova ondata di mobilitazione delle donne deve affrontare tutti questi aspetti in maniera frontale. Deve essere un femminismo del 99%. Collegandosi idealmente alle lotte di tutto il mondo. Non ci resta che dire collegatevi per tutti gli approfondimenti al sito https://nonunadimeno.wordpress.com/portfolio/assemblea-nazionale/ per scaricare leggere tutte le piattaforme. Per Taranto l’appuntamento è nel pomeriggio davanti all’Arsenale per una marcia pacifica nella zona pedonale.

Qui di seguito il comunicato del movimento

Quando, dove e come

A Taranto, come in moltissime città d’Italia e del mondo, l’8 marzo si scende in piazza.

Ci incontreremo tutt* all’entrata dell’Arsenale della M.M., tra Via Di Palma e via Leonida, alle ore 18.00, per dar vita a un corteo che attraverserà le vie principali della nostra città e che terminerà con un sit-in in Piazza della Vittoria, dove si alterneranno testimonianze, reading, performance teatrali a tema e interventi.

Sarà una giornata di rivendicazione, in cui sperimentare diverse pratiche e forme di blocco della produzione e della riproduzione, contro tutte le violenze di genere fisiche, economiche e sociali.

Se delle nostre vite si può disporre (fino a provocarne la morte), perché ritenute di poco valore, vi sfidiamo a vivere, produrre, organizzare le vostre vite senza di noi.

Se le nostre vite non valgono, noi ci fermiamo!

Uno sciopero per ribaltare i rapporti di forza, per mettere al centro le nostre necessità di trasformare relazioni, rapporti sociali e narrazioni. In casa, a scuola, nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nelle istituzioni.

Uno sciopero con una piattaforma e un programma di lotta e di trasformazione che parte dal basso, dal movimento internazionale Non Una Di Meno.

Attraverso forme di sospensione, sovversione, sottrazione e riappropriazione, vivremo un 8 Marzo di lotta.

Vogliamo opporci con tutte le forze all’oppressione della cultura patriarcale, maschilista e machista e ad ogni forma di sessismo e violenza di genere.

Oltre a scioperare nel tuo luogo di lavoro, per rendere visibile lo sciopero riproduttivo, durante tutta la giornata vestiti di nero e fucsia; sciopera dai lavori di cura, dal lavoro domestico, da tutte quelle attività che quotidianamente ti senti costretta a fare, in quanto donna o in base al ruolo di genere in cui ti senti costretta.

Dopo la grande manifestazione del 26 e l’assemblea partecipatissima del 27 novembre a Roma e dopo l’appuntamento nazionale del 4 e del 5 febbraio che abbiamo animato a Bologna, ci attende un’altra sfida.

Le forme tradizionali del lavoro e della lotta si combineranno con la trasformazione del lavoro contemporaneo – precario, intermittente, frammentato – e con il lavoro domestico e di cura, invisibile e quotidiano, ancora appannaggio quasi esclusivo delle donne, ancora sottopagato e gratuito. Sarà uno sciopero dai ruoli imposti dal genere in cui mettere in crisi un modello produttivo e sociale che, contemporaneamente, discrimina e mette a profitto le differenze.

A cento anni dall’8 marzo 1917, torneremo in strada in tutto il mondo, a protestare e a scioperare contro la guerra che ogni giorno subiamo sui nostri corpi: la violenza, fisica, psicologica, culturale, economica. Se le nostre vite non valgono, allora ci fermiamo!

Come scioperare

Non esiste una sola forma di sciopero da sperimentare l’8 marzo. Esistono condizioni di lavoro e di vita molto diverse. Lo sciopero coinvolgerà lavoratrici dipendenti, precarie, autonome, intermittenti, disoccupate, studentesse, casalinghe. Indipendentemente dal nostro profilo, siamo coinvolte in molteplici attività produttive e riproduttive che sfruttano le nostre capacità e ribadiscono la nostra subalternità.

Per praticare concretamente il blocco delle attività produttive e riproduttive, elenchiamo solo alcune possibilità: l’astensione dal lavoro, lo sciopero bianco, lo sciopero del consumo, l’adesione simbolica, lo sciopero digitale, il picchetto…

Lo sciopero si rivolge principalmente alle donne, ma ha più forza se innesca un supporto mutualistico con gli altri lavoratori, le reti relazionali e sociali, chi assume come prioritaria questa lotta. Vogliamo trovare soluzioni condivise e collettive come è avvenuto in Polonia, dove molti uomini, mariti, compagni, padri, fidanzati, fratelli, nonni, amici hanno svolto un lavoro di supplenza nello svolgimento di attività normalmente svolte dalle donne.

L’obiettivo è andare oltre l’evocazione e il simbolico e praticare concretamente il blocco delle attività produttive e riproduttive da parte del maggiore numero possibile di persone.

Abbiamo fatto appello ai sindacati per la convocazione di uno sciopero generale per l’8 marzo, così da permettere la possibilità di adesione al più ampio numero di lavoratrici dipendenti e a chi gode del diritto di scioperare.

Se sei precaria e non ti è garantito il diritto di scioperare, puoi chiedere un permesso (per esempio per andare a donare il sangue) e astenerti dal lavorare. Per chi lavora in nero o in modo saltuario si possono organizzare iniziative di sostegno materiale e casse di mutuo soccorso.

Scioperiamo perché

1. La risposta alla violenza è l’autonomia delle donne

Scioperiamo contro la trasformazione dei centri antiviolenza in servizi assistenziali. I centri sono e devono rimanere spazi laici ed autonomi di donne, luoghi femministi che attivano processi di trasformazione culturale per modificare le dinamiche strutturali da cui nascono la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere. Rifiutiamo il cosiddetto Codice Rosa nella sua applicazione istituzionale e ogni intervento di tipo repressivo ed emergenziale. Pretendiamo che nell’elaborazione di ogni iniziativa di contrasto alla violenza vengano coinvolti attivamente i centri antiviolenza.

2. Senza effettività dei diritti non c’è giustizia né libertà per le donne

Scioperiamo perché vogliamo la piena applicazione della Convenzione di Istanbul contro ogni forma di violenza maschile contro le donne, da quella psicologica a quella perpetrata sul web e sui social media fino alle molestie sessuali sui luoghi di lavoro. Pretendiamo che le donne abbiano rapidamente accesso alla giustizia, con misure di protezione immediata per tutte, con e senza figli, cittadine o straniere presenti in Italia. Vogliamo l’affidamento esclusivo alla madre quando il padre usa violenza. Vogliamo operatori ed operatrici del diritto formati perché le donne non siano rivittimizzate.

3. Sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi

Scioperiamo perché vogliamo l’aborto libero, sicuro e gratuito e l’abolizione dell’obiezione di coscienza. Scioperiamo contro la violenza ostetrica, per il pieno accesso alla Ru486, con ricorso a 63 giorni e in day hospital. Scioperiamo contro lo stigma dell’aborto e rifiutiamo le sanzioni per le donne che abortiscono fuori dalle procedure previste per legge a causa dell’alto tasso di obiezione: perché ognun* possa esercitare la sua capacità di autodeterminarsi. Vogliamo superare il binarismo di genere, più autoformazione su contraccezione e malattie sessualmente trasmissibili, consultori aperti a esigenze e desideri di donne e soggettività LGBTQI, indipendentemente da condizioni materiali-fisiche, età e passaporto.

4. Se le nostre vite non valgono, scioperiamo!

Scioperiamo per rivendicare un reddito di autodeterminazione, per uscire da relazioni violente, per resistere al ricatto della precarietà, perché non accettiamo che ogni momento della nostra vita sia messo al lavoro; un salario minimo europeo, perché non siamo più disposte ad accettare salari da fame, né che un’altra donna, spesso migrante, sia messa al lavoro nelle case e nella cura in cambio di sotto-salari e assenza di tutele; un welfare per tutte e tutti organizzato a partire dai bisogni delle donne, che ci liberi dall’obbligo di lavorare sempre di più e più intensamente per riprodurre le nostre vite.

5. Vogliamo essere libere di muoverci e di restare. Contro ogni frontiera: permesso, asilo, diritti, cittadinanza e ius soli

Scioperiamo contro la violenza delle frontiere, dei Centri di detenzione, delle deportazioni che ostacolano la libertà delle migranti, contro il razzismo istituzionale che sostiene la divisione sessuale del lavoro. Sosteniamo le lotte delle migranti e di tutte le soggettività lgbtqi contro la gestione e il sistema securitario dell’accoglienza! Vogliamo un permesso di soggiorno incondizionato, svincolato da lavoro, studio e famiglia, l’asilo per tutte le migranti che hanno subito violenza, la cittadinanza per chiunque nasce o cresce in questo paese e per tutte le migranti e i migranti che ci vivono e lavorano da anni.

6. Vogliamo distruggere la cultura della violenza attraverso la formazione

Scioperiamo affinché l’educazione alle differenze sia praticata dall’asilo nido all’università, per rendere la scuola pubblica un nodo cruciale per prevenire e contrastare la violenza maschile contro le donne e tutte le forme di violenza di genere. Non ci interessa una generica promozione delle pari opportunità, ma coltivare un sapere critico verso le relazioni di potere fra i generi e verso i modelli stereotipati di femminilità e maschilità. Scioperiamo contro il sistema educativo della “Buona Scuola” (legge 107) che distrugge la possibilità che la scuola sia un laboratorio di cittadinanza capace di educare persone libere, felici e autodeterminate.

7. Vogliamo fare spazio ai femminismi

Scioperiamo perché la violenza ed il sessismo sono elementi strutturali della società che non risparmiano neanche i nostri spazi e collettività. Scioperiamo per costruire spazi politici e fisici transfemministi e antisessisti nei territori, in cui praticare resistenza e autogestione, spazi liberi dalle gerarchie di potere, dalla divisione sessuata del lavoro, dalle molestie. Costruiamo una cultura del consenso, in cui la gestione degli episodi di sessismo non sia responsabilità solo di alcune ma di tutt*, sperimentiamo modalità transfemministe di socialità, cura e relazione. Scioperiamo perché il femminismo non sia più un tema specifico, ma diventi una lettura complessiva dell’esistente.

8. Rifiutiamo i linguaggi sessisti e misogini

Scioperiamo contro l’immaginario mediatico misogino, sessista, razzista, che discrimina lesbiche, gay e trans. Rovesciamo la rappresentazione delle donne che subiscono violenza come vittime compiacenti e passive e la rappresentazione dei nostri corpi come oggetti. Agiamo con ogni media e in ogni media per comunicare le nostre parole, i nostri volti, i nostri corpi ribelli, non stereotipati e ricchi di inauditi desideri.

L’8 marzo quindi incrociamo le braccia, interrompendo ogni attività produttiva e riproduttiva.

Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo!

Partecipiamo alla campagna fotografica, condividendo sui social scatti realizzati nell’ambito della mobilitazione, utilizzando gli hashtag #NonUnaDiMeno, #NonUnaDiMenoTaranto, #LottoMarzo, #SiamoMarea.

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