ANNO XIV Gennaio 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 30 Luglio 2015 07:10

Torino - La preghiera è un atto di pace ed è un diritto per tutti

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Su richiesta del consigliere Maurizio Marrone (Fratelli d’Italia) è intervenuto oggi in Consiglio Comunale il sindaco Piero Fassino, per fornire le comunicazioni sui fatti legati al “Turin Modest Fashion”, ospitato ieri in Sala Rossa:

 

“Ieri a Torino si è svolta un Forum promosso dalla Camera di Commercio di Dubai e dalla Thomson Reuters, con il coinvolgimento di Camera Commercio e Unione Industriale di Torino e la partnership di primarie imprese italiane e internazionali.
Il Forum è parte di un ciclo di incontri su diversi aspetti dalla finanza e dell’economia islamica. Già l’anno scorso Torino ospitò un seminario con oltre 400 persone sugli strumenti di finanza islamica: fu un’occasione importante di confronto che permise a molte imprese di sviluppare relazioni economiche e commerciali con Paesi del Golfo.
Ieri l’evento era dedicato a fashion e moda islamica. Per secoli – quando il mondo coincideva con l’occidente – il mondo della moda è stato caratterizzato dalla moda occidentale. Oggi sono cambiati gli scenari, con la globalizzazione e con l’ingresso nel mercato di 3,5 miliardi di persone di altre culture e identità: Cina, India, Indonesia, Paesi arabi e islamici tanti altri Paesi emergenti. E, giustamente, la comunità internazionale si pone il problema di misurarsi con questa nuova dimensione. Peraltro, da anni i Paesi occidentali – tra cui l’Italia – cercano di attrarre investimenti da questi Paesi.
L’Italia, in particolare, è leader nel campo di moda, stile, design e qualità ed è quindi molto interessata a sviluppare rapporti economici con Paesi arabi e islamici.
Ieri una quarantina di rappresentanti di Paesi arabi e islamici e primari operatori del mondo della moda, italiani ed europei, sono intervenuti in Sala Rossa per confrontarsi e discutere sulla moda – che non è certo scissa dalla dimensione culturale, religiosa e identitaria di popoli e persone – e per offrirsi a un mercato mondiale. Non sono venuti rappresentanti dell’Isis!
Gli organizzatori dell’iniziativa, sapendo che molti ospiti del convegno erano di fede islamica, hanno chiesto di avere uno spazio per la preghiera, usato poi da 8 persone. Pregare per il proprio Dio è un diritto che non si nega a nessuno: la preghiera è un atto di pace, non di violenza.
Ritengo offensiva per la Città e per i nostri ospiti e infondata l’azione di due consiglieri comunali per rimuovere il tappeto delle preghiere. È un’azione che non aveva alcuna ragion d’essere, se non per strumentalità politica e per cavalcare la paura nei confronti di ogni cosa che faccia riferimento a culture diverse dalle nostre”.

Sono quindi intervenuti i consiglieri comunali:

Maurizio Marrone (Fratelli d’Italia): Solo su una cosa, sindaco, ha ragione: il problema non solo è il tappetino e il momento di preghiera. Il problema è il convegno che instaura rapporti con l’Islam sbagliato e fanatico e non con i Paesi arabi dove si cerca la laicità delle istituzioni. La Sala Rossa è stata un palcoscenico dove le donne coperte dal loro abbigliamento continuano a subire contro la loro volontà. L’economia deve seguire anche principi etici. Invece è stato legittimato l’Islam fanatico a dispetto delle forze laiche arabe. Si deve valutare questo aspetto molto approfonditamente sulle future decisioni sui patrocini.

Vittorio Bertola (5 Stelle): Le istituzioni devono essere laiche. È ingiustificabile e irrispettoso il comportamento della Lega Nord, però è sbagliato allestire una sala di preghiera a Palazzo Civico. Si sarebbe dovuto pensare a un’altra sede per il convegno. Questa Amministrazione ha anche peccato di soggezione con la religione cattolica, a partire dal Crocifisso in Sala Rossa. E questo perchè spesso i simboli religiosi portano la divisione. Dobbiamo essere accoglienti con gli islamici, ma porre dei vincoli sui diritti delle donne e degli omosessuali; questo è un argomento che impone una riflessione che non è stata fatta dal Centrosinistra.

Roberto Carbonero (Lega Nord): Il sindaco ci ha spiegato il mondo globale e i rapporti internazionali, ma non ha parlato di Torino, della sicurezza della città per esempio. Palazzo Civico è laico, soprattutto Sala Matrimoni, che ha visto contrarre migliaia di matrimoni civili e non religiosi. Ieri nessuno ha fatto violenza: si è solo chiesto di rispettare una sala istituzionale.
Questa città ha bisogno di un sindaco che risolva i problemi del cittadino e non quelli del mondo globale. Il fatto di ieri è stato una mancanza di rispetto nei confronti di un luogo laico e istituzionale.

Andrea Tronzano (Forza Italia): Contesto chi sui giornali, come Cassiani, evoca il codice penale. La politica ha libertà di fini. Sono preoccupato del modo di intendere la libertà da parte del PD e delle socialdemocrazie europee, perché non c’è libertà senza la forza della storia.
Dove eravate quando nella Costituzione europea sono state cancellate le radici giudaico-cristiane?
Non si può sacrificare la politica e ogni altra cosa al dio denaro e alla finanza.
Dove erano le consigliere femministe e cosa pensano delle donne coperte dai burka che ieri erano qui? Diritti e doveri rispettati per le singole persone, siano musulmane, cristiane, ebree. No, però, all’accettazione acritica dell’Islam, perché il rischio è la sottomissione.

Michele Paolino (PD): Condivido ogni parola pronunciata dal sindaco. Noi ci siamo sentiti offesi perché quel gesto ha offeso la Città, la sua storia e il suo presente. L’ospitalità è sacra e se la si nega si viola la nostra cultura e si viola anche la nostra legge. Sono stato offeso anche come credente perché considero la preghiera il momento più alto dell’espressione della fede e questo vale per la mia e per tutte le altre.
La laicità non impone nulla a nessuno, ma dà a tutti le stesse opportunità. Torino non deve avere paura: morirebbe se si ripiegasse su se stessa. La città deve aprirsi e illuminarsi se vuole cercare il proprio futuro, la propria crescita culturale ed economica.

Laura Onofri (PD): Vorrei tranquillizzare i consiglieri Marrone e Tronzano: le donne e le Consigliere ci sono e su questi temi abbiamo fatto tanti ordini del giorno, per esempio su Asia Bibi, sulle donne iraniane incarcerate e private della libertà di espressione e in tante altre occasioni, e voi non li avete mai firmati. Non sottovaluto quello che succede nel mondo, ma, come ho detto nel dibattito sull’Arabia Saudita, ipotizzato come prossimo Paese ospite d’onore del Salone del Libro, credo che occorra cercare dialogo e confronto sui temi dei diritti umani. Occorre ricordare che il tema dell’abbigliamento nel mondo islamico è complesso.
Invito i Consiglieri a un confronto sul tema nella realtà torinese dell’associazione Alma Terra, che da anni si occupa dell’interazione con le donne straniere. Si consideri infine che nella maggior parte dei Paesi islamici le donne usano semplicemente un velo sul capo.

Maurizio Trombotto (SEL): Non credo, come ha detto il presidente Porcino, che il bilancio sia più importante di questo tema e ringrazio il sindaco per avere messo in questi anni a disposizione della città la sua esperienza e le sue relazioni internazionali.
La politica deve costruire relazioni e dialogo in questo mondo sempre più multiculturale e in una città come la nostra che è sede di intensi scambi. Credo che l’Amministrazione stia lavorando bene nel costruire relazioni che concorrono a superare le paure qui evocate da molti.
Io stesso sollevai il problema dell’Arabia Saudita ospite d’onore al Salone del Libro. Quello sarebbe stato un errore, questo non lo è perché le azioni possono essere declinate in casi diversi in modo diverso.
Coltivo il sogno utopistico di un mondo in cui uomini e donne godano di pari diritti. Mi pare che si collochi in questo spirito un provvedimento recentissimo degli Emirati Arabi Uniti che hanno promulgato una legge che respinge ogni forma di discriminazione su base razziale, religiosa o di genere.

Dario Troiano (Moderati): Non sono d’accordo con quanto hanno fatto ieri i colleghi della Lega Nord. Tuttavia non credo che, per come si sono svolti i fatti, la Città abbia fatto brutte figure a livello internazionale. Neanche gli ospiti si sono accorti di quanto avvenuto. Mi preoccupa, per il futuro, un eventuale sovraffollamento per esigenze simili legate alla presenza di persone di altre religioni. Questa è un’istituzione pubblica e laica. Chiedo che vengano valutate meglio le iniziative e che il Palazzo non dia più spazio a richieste di tipo religioso, nel nome della laicità di questo luogo.

Chiara Appendino (5 Stelle): La vicenda di ieri è stata una pagliacciata di pessimo gusto e anche offensiva. Censuro quanto accaduto, che ritengo un’inqualificabile propaganda politica che gioca ad alimentare la paura. Penso che la questione andasse gestita meglio proprio per garantire una migliore accoglienza. Mi auguro per il futuro di consultare il Tavolo interfedi, perché si possa lavorare per individuare una stanza accogliente per tutte le religioni, proprio nel rispetto della laicità.

Alessandro Altamura (PD): Se quanto avvenuto ieri è stato un passaggio mediatico e se è vero che l’ospitalità è sacra in ogni Paese, compresi i Paesi islamici, l’incidente accaduto deve rientrare in una dinamica che, al di là della polemica politica, faccia capire come sia un errore non individuare interlocutori che oggi servono a rimettere equilibrio nel bacino del Mediterraneo. I valori cristiani alla base della civiltà occidentale non possono essere una bandiera per alimentare l’odio razziale, etnico e religioso. La laicità delle istituzioni non deve essere in discussione, ma ancor meno la libertà di confessione religiosa in un Paese che si definisce moderno e democratico.

Luca Cassiani (PD): È vero che in questa città bisogna continuare a investire in cultura e istruzione, visto quello che ho sentito. Il mondo islamico è molto complesso. Tutti si definiscono esperti di geopolitica, confondendo poi Islam con mondo arabo. Il dialogo e il confronto potrebbero servirci a portare risultati, ma non sono certo che questo avvenga, visti gli atti commessi ieri, che non hanno niente di culturale, ma sono ideologici e utili solo a racimolare un voto razzista e islamofobo, che fa leva sulla paura della gente. Quando si incontrano persone d’affari, come durante l’evento di ieri, non si informano sulla reciproca religione di appartenenza.

Fabrizio Ricca (Lega Nord): A molte affermazioni lette sui giornali risponderanno i miei legali. In prima battuta, la vera manifestazione di ignoranza è stato l’aver preparato un solo tappeto, e non due, in ossequio alla loro religione.
La Sala Matrimoni non era il luogo adatto, trattandosi di un contesto laico. Basta ricordare che i dipendenti del Comune non hanno un luogo dove poter pregare. E sarebbe opportuno trovarlo, magari creando una stanza apposita.
E poi, sindaco, dovrebbe ricordarsi che Palazzo Civico è la casa di tutti i torinesi, anche per i luoghi di culto. E non tutti i torinesi sono contenti che si preghi all’interno di Palazzo Civico.
In città c’è paura, ma non per i comportamenti degli arabi. Lei dovrebbe frequentare i quartieri periferici dove vivono molti di loro per capire fino in fondo i problemi di Torino. Ma per lo spaccio, il degrado, la mancanza di sicurezza e non andarci soltanto per tagliare i nastri.
E poi occorrerebbe essere più concreti nelle questioni di carattere internazionale: perché ad esempio non aiutiamo gli imprenditori locali togliendo le sanzioni nei confronti della Russia che tanto li danneggiano?

Silvio Viale (PD): Quanto accaduto ieri è inqualificabile, una sorta di “sharia cristiana” che non avrei mai voluto vedere. Sono sorpreso dalla posizione della Curia torinese come se in Comune non si possa pregare. Oggi non possiamo far altro che archiviare questa brutta pagina di ieri.
Anch’io credo che in Comune vada creata una sala neutra, anche non permanente, per consentire momenti di preghiera a tutti coloro che intendono praticarli.
Vi è poi la questione del crocifisso in Sala Rossa. Intendo presentare una mozione su questo tema: sono convinto che dovrebbe essere la Curia a toglierlo perché il Consiglio comunale rappresenta tutti i cittadini e nella sala in cui si riunisce non dovrebbero esserci simboli religiosi.

Enzo Liardo (NCD): Ringrazio il sindaco per aver dato disponibilità a dibattere oggi in Sala Rossa. E concordo con il primo cittadino sulla questione dei simboli religiosi. Non concordo invece con chi, come il consigliere Viale e in maniera più soft il consigliere Bertola, intende presentare un atto per la rimozione del crocifisso in Sala Rossa. Non si devono mettere in discussione i nostri simboli.
Perché, è bene ricordare, riguardo ai fenomeni migratori, che qui a Torino c’è chi - arrivato dall’estero - rispetta le nostre tradizioni, ma purtroppo ci sono anche coloro che, riconducibili al mondo arabo, purtroppo le nostre tradizioni non le rispettano. Ricordo, infine, che i nostri emigrati storicamente hanno rispettato sempre le tradizioni dei Paesi che li accoglievano.

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