ANNO XV Marzo 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 04 Agosto 2015 17:12

A Villa Contarini in mostra il grande Ottocento veneto Mostra a cura di Luisa Turchi

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Piazzola sul Brenta (Padova) -  Un duplice motivo per non perdere una grande mostra, L’armonia del vero. Vita e paesaggi tra terre e acque (1842-1932), a cura di Luisa Turchi: la qualità dell’esposizione innanzitutto, una delle più importanti e nuove sino ad oggi allestite sulla pittura veneta di genere e di paesaggio tra Otto e Novecento, e poi il contenitore, la sontuosa Villa Contarini, una vera e propria reggia, più che una normale” villa veneta, a Piazzola sul Brenta, nei dintorni di Padova.


L’esposizione, promossa dalla Regione del Veneto nell’ambito delle iniziative per Expo, prenderà il via il 10 settembre e si potrà visitare sino al 30 novembre.
"Veneto, mondo novo" è lo slogan che la Regione ha scelto per Expo 2015. Ed è questo “mondo nuovo, raccontato nella sua quotidianità di vita e di ambiente, moderno ma con radici antiche, che la mostra di Villa Contarini ci fa conoscere, attraverso le opere di eccellenti maestri della pittura del vero nel Triveneto, noti in Italia e all’estero tramite Esposizioni d’arte nazionali e internazionali dell’epoca e ancora oggi presenti in musei, gallerie e fondazioni.
Luisa Turchi ha selezionato tele che descrivono, infatti, la vita popolare, il paesaggio lagunare e agricolo dell’entroterra veneto, quello che ebbe nelle campagne e nelle grandi ville, con i loro lussureggianti giardini, il suo fulcro.
Un percorso scandito da sessantacinque magnifici dipinti, noti e meno noti, della metà dell’Ottocento fino ai primi decenni del Novecento, provenienti da importanti collezioni: opere documentate, alcune delle quali molto famose e tutt’ora patrimonio privato e quindi difficilmente godibili al pubblico.
Due i filoni principali del racconto espositivo. Il primo ci introduce nell’ambito delle scene di genere a carattere aneddotico che obbediscono ai criteri del Vero e della contemporaneità, ritraendo il popolo nelle sue abituali occupazioni giornaliere, nella quiete domestica delle case in Silvio Giulio Rotta, Giuseppe Barison e Vittorio Emanuele Bressanin, nell’affaccio alle finestre o al balcone di eleganti gentildonne, da Eugenio De Blaas e Stefano Novo a Virgilio Costantini, nelle piazze animate di città o nell’atto di esercitare i mestieri, in Cecil Van Haanen, Angelo Dall’Oca Bianca e Cesare Laurenti, in giro per gli assolati e vivaci canali con le imbarcazioni tipiche in Antonio Paoletti, Leo Franz Ruben ed Egisto Lancerotto o in serene passeggiate sul lago di Garda, in Napoleone Nani.
Di gusto differente, ma egualmente scene di genere, sono quelle incentrate sul revival settecentesco, che hanno il sapore delle commedie goldoniane, con dame e gentiluomini in costume e in posa, in amabili conversazioni nei salotti borghesi e in piazza San Marco o impegnati in passatempi come - la caccia di farfalle -, in Giacomo Favretto, Alessandro Milesi, Oreste Da Molin e Silvio Giulio Rotta, oppure a passeggio nel verde dei parchi, così ben eternati da una pittrice di fama europea dalla vocazione paesaggistica quale Emma Ciardi.
La campagna e l’entroterra montano sono indagati nelle scene bucoliche di pittori quali Noè Bordignon, Pietro Pajetta e Luigi Cima.
Grande protagonista della mostra è poi il passaggio dal vedutismo al –Vero- come trapasso dal paesaggio tradizionale concepito ancora secondo una visione prospettica canalettiana a quello en plein air rivisto in un’ottica elegiaco-sentimentale, non esente da influssi nordici e declinazioni macchiaiole e impressionistiche.
La Venezia dell’epoca rivive così nella monumentalità altisonante del Canal Grande e di Piazza San Marco con Palazzo Ducale e Riva degli Schiavoni attraverso le vedute cristalline di Carlo Grubacs, Federico Moja, Antonietta Brandeis e Rubens Santoro, o in quelle che uniscono alla ricerca di aspetti luministici una sensibilità d’ispirazione romantica, di Luigi Querena, Friedrich Nehrlich (Nerly) e Ippolito Caffi.

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