ANNO XIV Maggio 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 10 Luglio 2017 04:33

Codice antimafia passaggio importante al Senato, ora ritorna alla Camera

Written by  Anna Finocchiaro *
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Dopo l’approvazione da parte del Senato, con rilevan­ti modifiche, del testo del nuovo Codice anti­mafia segna un passaggio im­portante.

Un passaggio importante nel ten­tativo di aggiornare, a 35 anni di distanza, quella legge Rogno­ni-La Torre che, oltre ad accre­scere enormemente l'efficacia della lotta alla criminalità orga­nizzata ha introdotto il princi­pio della restituzione alla colletti­vità dei beni sottratti ai mafiosi.

Il nuovo provvedimento è as­sai complesso e riguarda, in pri­mo luogo, la riforma e la riorga­nizzazione dell'agenzia dei beni confiscati, così da confermare e rendere efficace ed effettiva quel­la trasformazione della ricchez­za mafiosa in ricchezza sociale, che viene considerata come uno degli strumenti più efficaci per rafforzare una cultura collettiva circa la 'convenienza' del contrasto alle organizzazioni criminali.

Esso ha tuttavia suscitato ne­gli ultimi giorni un fervore criti­co proveniente da autorevolissi­mo personalità, che si è concen­trato in particolare sull'articolo 1. Tale articolo oggi, a legislazio­ne vigente, prevede l'elenco di quei reati che vengono, per la lo­ro gravità, considerati tali da le­gittimare l'applicazione di misu­re di prevenzione personali e pa­trimoniali a chi fosse indiziato per uno di essi.

Ovviamente nell'elenco di cui parlo sono compresi gli indiziati per i reati di associazione a delin­quere di stampo mafioso e terro­ristico, ma l'elenco prevede an­che gli indiziati per associazione a delinquere (semplice) finalizza­ta alla contraffazione dei mar­chi, o segni distintivi, oppure all'introduzione e al commercio di prodotti contraffatti, i soggetti a cui sia stato applicato il DA- SPO. i partecipanti e riorganizza­tori del partito fascista e. assai più semplicemente, coloro che commettono abitualmente reati che offendono o mettono in peri­colo la tranquillità pubblica.

La Camera, nell’esaminare il testo ha ritenuto che le misure di prevenzione personale e patri­moniale di cui parliamo siano ap­plicate anche agli indiziati di rea­ti contro la P.A. Il Senato ha mo­dificato questa norma preveden­do l'applicazione solo a chi sia in­diziato di quei reati, ma nell'am­bito di una associazione a delin­quere (anche non mafiosa).

È questa l'unica norma del te­sto che viene sottoposta a criti­che. Allora faccio una osserva­zione, che riguarda una fenome­nologia che le cronache giudizia­rie ci consegnano sempre più fre­quentemente. Quella cioè di asso­ciazioni criminali - non necessa­riamente mafiose - che solita­mente perdurano nel tempo, fi­nalizzate all’accaparramento il­lecito di risorse pubbliche per il tramite di pubblici funzionari corrotti stabilmente e compia­centi che addirittura percepisco­no una periodica retribuzione' il­lecita per favorire i fini dell'asso­ciazione.

Accade inoltre che a queste as­sociazioni partecipino imprendi­tori, funzionari pubblici, talora politici, quasi sempre faccendie­ri di ogni risma. Con il risultato di danneggiare l'imparzialità e il corretto funzionamento della P.A. di alterare la regolarità del mercato, di condurre al traffico illecito di pubbliche funzioni cal­la sottrazione indebita di risorse pubbliche.

La domanda, a questo punto, non può che essere questa: que­sti fatti possono essere conside­rati così gravi da meritare che a chi ne risulti indiziato, e dunque in chiave di prevenzione, si appli­chino le relative misure anche patrimoniali, o no?

Questo è il punto su cui conve­nire o dissentire. Questo avrebbe meritato nei mesi scorsi una di­scussione che invece non c'è sta­ta. Il testo della Camera viene ap­provato con 294 voti favorevoli su 390.34 contrari e 62 astenuti: al Senato la norma modificata \iene approvata con 152 favore­voli. 78 contrari e 4 astenuti. In commissione non vengono pre­sentati emendamenti alla norma e analogo atteggiamento si regi­stra in aula, dove viene presenta­to un solo emendamento dal Mo­vimento 5 Stelle.

Peraltro il prov­vedimento approvato in prima lettura nel novembre del 2015 ar­riva in aula al Senato nel giugno scorso, a distanza di un anno e ot­to mesi, senza che si apra nessun dibattito sul testo Camera o nella sua conferma da parte della com­missione.

Dopo l'approvazione al Sena­to ora il testo toma alla Camera.

 A Palazzo Madama è stato fatto un lavoro importante di ridefini­zione delle norme che riguarda­no i reati di associazioni crimina­li rivolti contro la P.A. che non merita di essere disperso.

 Leggo dell'intenzione di introdurre pos­sibili modifiche alla Camera, ipo­tesi che rientra naturalmente nella sovranità del Parlamento. Ma mi auguro che tutti tengano in debita considerazione la ne­cessità di arrivare al più presto all'approvazione definitiva di una legge, frutto di un lungo la­voro di confronto nel Paese con migliaia di operatori e associa­zioni, che quotidianamente con il loro lavoro svolgono un ruolo importante nella lotta diffusa al­la criminalità organizzata.

* Ministro dei Rapporti con il Parlamento

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