ANNO XIII Ottobre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 14 Agosto 2017 08:41

Tadao Ando: da autodidatta ad archistar

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Progettare deve ritornare ad essere un atto critico delle condizioni date, un gesto di resistenzaTadao Ando

Rileggendo la modernità con gli occhi e la sensibilità di chi è profondamente legato alla cultura giapponese, Tadao Ando realizza architetture rigorose che sanno parlare di vicinanza con la natura e con l’ambiente. Nato a Osaka il 13 settembre 1941, segue un percorso formativo originale, lontano dall’università ma fatto di viaggi, esperienze sul campo, lavori diversi (prima di dedicarsi all'architettura è stato pugile professionista e camionista).

Intorno ai diciotto anni inizia ad approfondire, da autodidatta, l’architettura tradizionale giapponese visitando i templi e i santuari di Kyoto e Nara per poi consolidare la sua passione quando, attraverso l’opera di Le Corbusier, entra in contatto con la cultura occidentale.

Fra il 1962 e il 1969 viaggia fra gli Stati Uniti, l’Africa, l’Europa. Giunge fino a Mosca con la ferrovia Transiberiana, poi visita la Finlandia, la Spagna, l’Italia, Vienna, Parigi e si dedica allo studio dei maestri del Novecento - Le Corbusier, Ludwig Mies van der Rohe, Frank Lloyd Wright, Louis I. Kahn – oltre che dei classici.

In questi viaggi assorbe, in senso critico, lo spirito dei luoghi, del clima e della gente, mettendo tutto questo in relazione con lo spazio costruito e fissando delle sue precise idee sul progetto di architettura” (Marina Fumo, Francesco Polverino, Tadao Ando architettura e tecnica).

Senza aver mai fatto pratica presso studi di architettura – “tutte le volte che ci ho provato, venivo licenziato per la mia testardaggine e per il mio carattere” racconta, nel 1969 apre a Tokyo lo studio Tadao Ando Architects and Associates.

La sua prima opera, un’abitazione unifamiliare (casa Tomishima), è del 1973, seguita da una serie di residenze tra le quali la piccolissima casa Azuma a Osaka, la "Row House" del 1976 che già contiene tutti gli elementi della sua cifra stilistica. Si tratta di un parallelepipedo in calcestruzzo armato, uno dei suoi materiali d’elezione, costruito su un terreno di 58 m². Caratterizzata dalla corte centrale che suddivide gli spazi consentendo alla luce – elemento fondamentale che contribuisce a definire gli spazi - di pervadere gli ambienti, la casa viene premiata dalla Japan Association of Architecture. Si tratta infatti di uno dei primi lavori in cui si inizia a intravedere il rigore del suo stile nonché la sua capacità di rappresentare il mondo interiore giapponese attraverso l’uso di cemento armato a vista e vetro.

Negli anni successivi progetta diverse residenze, tutte entro i confini del Giappone. Fra queste, il Complesso Rokko, situato ai piedi dell’omonimo monte, affacciato a sud sul porto di Kobe e sulla baia di Osaka e caratterizzato da una serie di case a terrazze, premiato dal Japan International-Design Forum. Con i vari riconoscimenti internazionali fra i quali la medaglia Alvar Aalto della Finnish Association of Architects e la Medaglia d’Oro dell’Accademia francese di Architettura, cresce ulteriormente la sua notorietà. Viene chiamato come visiting professor dalle Università di Yale, Columbia e Harvard, e partecipa a numerosi Concorsi Internazionali.

Nel 1992 progetta il Padiglione del Giappone all’Expo di Siviglia e la Fabrica Benetton a Treviso. In Italia realizza inoltre il progetto di risistemazione della Punta della Dogana a Venezia, sede della Fondazione François Pinault, la AB-house (la casa invisibile) a Ponzano Veneto, la sede di Armani, lo spazio museale Armani/Silos, lo show-room di Duvetica a Milano.

Il 1995 è l’anno del Pritzker Prize, che devolve interamente a favore degli orfani di Kobe colpita dal terremoto nel gennaio dello stesso anno. Sempre nel 1995 realizza il Meditation Space nella sede dell’UNESCO di Parigi, un cilindro in calcestruzzo armato a vista nel quale la luce filtra dall’alto lungo la circonferenza superiore.

Con il nuovo millennio arrivano altri importanti progetti come la Pringiers House a Mirissa (2004-08), nello Srī Lakā; la casa a Monterey (2006-11), in Messico e il ranch per Tom Ford a Santa Fe - in copertina - (2012), New Mexico. Per non parlare della Capella Niseko resort and residences, nel centro sciistico di Niseko nell’isola di Hokkaido in Giappone, completato nel 2012.

E sono da poco iniziati i lavori per il nuovo museo di arte contemporanea a Parigi, la Collection Pinault.

Fonte: youmanist.it

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