ANNO XIII Novembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 11 Agosto 2015 07:22

Ecco il pianeta gemello della Terra, ma dove sono tutti quanti?

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Il programma spaziale Discovery della Nasa è costituito, da una serie di missioni spaziali molto specializzate. Tra queste c’è la missione Kepler, che lo scopo di scoprire pianeti simili alla Terra, che ruotano intorno a stelle diverse dal Sole. Kepler è un telescopio spaziale, lanciato su un satellite sei anni fa.  Kepler scruta una parte della nostra galassia, la”Via Lattea”, per scoprire pianeti simili alla Terra, che orbitano nella”zona abitabile”.  

Tale è la regione intorno alla stella, dove è teoricamente possibile, per un pianeta mantenere acqua liquida sulla sua superficie. Acqua, che per noi significa condizione essenziale, per ogni forma di vita. 

Kepler monitora circa 145 mila stelle delle costellazioni del Cigno, della Lira e del Drago.  Kepler monitora quindi una minima parte dei circa 300 miliardi di stelle, che popolano la nostra Galassia. Al convegno annuale della Società Astronomica Americana del gennaio 2012, svoltosi a Long Beach, in California sulla base dei dati forniti dal satellite Kepler, fu possibile stimare il numero dei pianeti simili alla Terra presenti nella nostra galassia e pari, a dieci miliardi!

Se pensiamo che le galassie presenti nell’Universo osservabile sono stimate, in un numero variabile tra 100 e 300 miliardi e che in ogni galassia ci sono circa 100 miliardi di stelle allora il numero di possibili altri pianeti diventa stratosferico: un centinaio di miliardi di miliardi. Insomma il nostro pianeta non è l’eccezione, ma la regola! L’Universo osservabile è quello accessibile ai nostri strumenti, ma non è necessariamente tutto l’Universo. Come fa il satellite Kepler a”scoprire”i pianeti? Usando una tecnica indiretta cioè osservando le stelle, per un lungo tempo e quando il pianeta, che a ogni giro, produce una brevissima diminuzione della luminosità della stella. Diminuisce per un attimo perché il pianeta oscura la stella per un attimo tanto che si usa il termine inglese”blink” per indicare questa breve diminuzione di luminosità della stella. Il termine”blink” tradotto vuol dire”battere le palpebre”ed è come se la stessa chiudesse per un istante il suo occhio luminoso. Il telescopio Kepler misura la frequenza, vede di quanta è diminuita la luminosità della stella e deduce orbita e grandezza del pianeta. Esistono altri due metodi, per osservare la presenza di un pianeta: il metodo delle”velocità radiali” e quello della” microlente gravitazionale”.  Il primo pianeta”scoperto” nel 2011 da Kepler fu battezzato, “Kepler 20 f” e aveva dimensioni quasi uguali, a quella del nostro pianeta mentre il secondo”Kepler 20 e” era più piccolo e,  più vicino alla sua stella.  Kepler trasmette i dati, a un laboratorio di fisica dello spazio, che si trova nel Colorado, e ch e a sua volta li trasmette alla NASA per essere processati.  Kepler circa tre settimane fa ha scoperto un pianeta, cui è stato dato il nome di”Kepler 452 b”,  simile al nostro pianeta Terra e appartenente alla costellazione del Cigno. Kepler ha già individuato in passato migliaia di pianeti, ma la notizia fatta diventare clamorosa  è, che”Kepler 452 b” sarebbe “quasi cugino” della Terra.  Ruota intorno, a una stella simile al Sole che ha una temperatura simile a quella del nostro Sole 5500 gradi.. Kepler ha scoperto almeno 3600” candidati pianeti” e, oggi quelli confermati sono circa 1000. Tornando al pianeta scoperto c’è da dire, che è di dimensioni più grande (60%) della nostra Terra, impiega 385 giorni per fare un giro completo intorno a una stella simile al Sole. Questa stella   ha 6 miliardi di anni, quindi 1,5 mld in più del nostro Sole, è più luminosa.  

 Il pianeta si trova quindi in zona abitabile cioè nella fascia orbitale, che consente al pianeta di avere potenzialmente acqua in superficie. Dista dalla Terra 1400 anni luce (13,2 milioni di miliardi di Km equivalente a 330 miliardi di volte il giro dell’equatore terrestre).  Su”Keplero 452 b” c’è vita?  Forse. Necessitano numerosi dati per poterlo affermare.  La questione primaria è conoscere la massa, al fine di stimare il tipo e la densità dell’atmosfera, se esiste. Capire se si tratta di un pianeta liquido, solido o gassoso. Il modello statistico ci dice, che la probabilità di una composizione rocciosa varia tra il 49% e il 62%. Bisogna conoscere poi la composizione chimica dell’eventuale atmosfera, per affermare che è possibile la presenza di vita. L’atmosfera è necessaria, per mantenere una temperatura adatta alla vita e come protezione alle radiazioni della stella.  

I dati in nostro possesso ci dicono solo, che è possibile che ci sia acqua, ma questo non vuole dire, che sicuramente c’è vita. Altri parametri importanti ai fini di una possibile esistenza di vita sono oltre alla composizione chimica dell’atmosfera il valore del campo magnetico che svolge il ruolo di scudo, di protezione dai raggi cosmici. Insomma considerare Keplero 452b una cugina della Terra o una Terra 2.0 è troppo azzardato e prematuro! Troppe sono le informazioni, che non ancora abbiamo per urlare, come hanno fatto i media, alla scoperta del millennio. Qualcuno è arrivato, a classificare l’annuncio come un grande spot pubblicitario della Nasa considerato, che almeno altri dieci esopianeti hanno caratteristiche simili a quelle della Terra. Ci vorranno anni, per approfondire e acquisire dati importanti per dire, che su”Kepler 452b” c’è vita .

 Lavori importanti e discussioni hanno convinto, che le forme di vita nell’Universo potrebbero essere diverse da quelle, che conosciamo sulla Terra e non necessariamente intelligenti nel senso come noi la intendiamo. Concludo riproponendo il paradosso di Fermi nato dalla considerazione, che l’Universo è pieno di pianeti “Dove sono tutti quanti? Se ci sono così tante civiltà evolute, perché non abbiamo ancora ricevuto prove di vita extraterrestre come trasmissioni di segnali radio, sonde o navi spaziali?”. Negli anni schiere di scienziati famosi, ma anche filosofi, storici si sono cimentati con il paradosso di Fermi. La posta in gioco del paradosso di Fermi è la esistenza di una intelligenza aliena e i dati sperimentali sono talmente scarsi che spesso le discussioni diventano accesissime. Storico lo scontro sul paradosso di Fermi tra due famosi fisici Stephen Gillett e  Robert Freitas.

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