ANNO XIII  Agosto 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 20 Settembre 2017 00:00

Di Maio in peggio, le primarie senza sugo del M5S

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Se la politica italiana debba essere rinnovata dal Movimento 5 Stelle, a partire da queste primarie viene da pensare.

A parte la provocazione di Saviano: “"Mi candido premier per il Movimento 5 Stelle, votatemi!" fatta più per punzecchiare attraverso Facebook, ricevendo, come spesso capita anche insulti, ma il social è fatto così. Del resto poi la partecipazione alle primarie, come ricorda lo stesso Saviano, fu fatta come provocazione nel 2009 anche da Grillo in quelle Bersani, Franceschini e Marino. L'affondo di Saviano parla anche del tema che riguarda le indagini della magistratura e le regole nuove fatte su misura che fanno pensare alle leggi ad personam di Silvio. 

Il problema comunque è davvero un altro, trasversale al movimento ed è l’attacco del Financial Times rispetto al funzionamento della democrazia interna sul Blog e Rousseau entrambi violati e finora legati a 140 mila espressioni di voto su 9 milioni di elettori. l Financial Times spiega come i numeri raccontino una verità diversa da quella democrazia diretta e trasparente un tempo al centro delle promesse grilline. "Ad oggi gli iscritti sono 140mila, su un totale di 9 milioni di voti raccolti alle elezioni del 2013, e solo chi è membro del partito da prima di luglio 2016 può votare sui temi principali", quelli che dettano la linea politica. Ma l’aspetto di queste primarie, che sta creando malessere interno al movimento, è questa defezione di tutti i big tranne Di Maio, quelle che la  stampa, tutta, anche quella meno ostile ai Cinque Stelle, le boccia e irride i candidati che sfidano il 'prescelto' Luigi Di Maio. "Sconosciuti" nella più soft delle definizioni, "Nani", "Carneadi" e "Comparse" nelle altre. Che non risparmiano critiche al sistema voluto da Beppe Grillo e Davide Casaleggio, ma soprattutto alla scelta di unificare la figura di candidato premier e quella di leader del Movimento.

Il Corriere della Sera parla di "Carneadi" e riporta il "malumore" di quello che sarebbe dovuto essere il vero sfidante, Roberto Fico, che "non ha apprezzato l'abbinamento di candidatura e leadership". Il quotidiano riferisce di "più di un mal di pancia tra i Cinque Stelle più avveduti che si erano accorti per tempo del rischio" e accusano Casaleggio di voler "evitare il doppio turno, ripetendo uno schema già visto, per paura degli hacker, ma anche perché incurante delle accuse sul plebiscito in stile coreano".

Per La Stampa, "se fosse una fiaba potrebbe intitolarsi 'Luigi e i sette nani'. Il quotidiano torinese sottolinea la mutazione di Di Maio, "che pare aver abbandonato lo spontaneismo dei primi tempi", ben incarnato, ad esempio, da uno dei sette altri candidati, Vincenzo Cicchetti da Riccione, secondo cui "l'incoronazione di Di Maio è uno schiaffo al Paese e ai giovani" perché "non possiamo presentarci con uno che non è laureato, non ha mai lavorato e non sa l'inglese".

E a Cicchetti si rifà anche Il Messaggero per ricordare la "faglia pentastellata romagnola dove ci sono diversi gruppi M5S in contrasto tra di loro", mentre Repubblica ricostruisce la giornata romana di Beppe Grillo, "arrivato a Roma per tentate un'ultima mediazione" e in sostanza convincere un altro big, nello specifico il solito Fico, a sfidare D Maio per dare un minimo di pepe alla sfida. 

Il Fatto, da parte sua, non risparmia stoccate e definisce "comparse, improbabili come nessuno poteva attendersi" gli sfidanti di Di Maio. "Una sfilata di Carneadi che fa infuriare molti lealisti" e fa piovere critiche sulla scelta di Casaleggio di abbandonare le Quirinarie (dove gli iscritti indicavano il loro candidato ideale) in favore delle autocandidature. (pastone editoriale su AGI)

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