ANNO XIV Settembre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 02 Aprile 2018 09:31

I primi turisti spaziali voleranno nel 2019, assicura Paolo Nespoli

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Intervista all'astronauta italiano: "Sono sicuro che andremo su Marte, quando non lo so, ma ci andremo"

 Ha passato quasi un anno della sua vita a guardare la Terra dalla spazio. Ora Paolo Nespoli, dopo tre voli fuori dall'atmosfera e due record raggiunti - è l'astronauta italiano con più esperienza extraterrestre e il primo al mondo a lanciarsi nello spazio a 60 anni - parla con l'AGI non solo dell'effetto che fa guardare il mondo da lassù ma soprattutto di futuro, certo che i giovani scienziati inventeranno cose straordinarie per rendere sempre più efficaci i viaggi in orbita "importanti per acquisire dati, sondare, fare verifiche e migliorare la vita sulla Terra".

Alla domanda su come immagina il futuro in relazione alla spazio Paolo Nespoli risponde: "Per quanto riguarda il volo umano nello spazio, sono assolutamente sicuro che già dall'anno prossimo cominceranno a volare le prime navicelle commerciali, cioè fatte da civili, che inizieranno a portare i turisti in orbita. I prezzi inizialmente saranno veramente alti, ma poi piano piano si abbasseranno e in un futuro non troppo distante - ipotizza l'astronauta - potremo andare su Internet e comprare un viaggetto sulla stazione spaziale per una settimana, ci potrebbero essere addirittura pacchetti di luna di miele. Spero - prosegue - di potermi permettere anche io questa cosa, magari tra 20 anni, così potrei stare finalmente nello spazio con il naso appiccicato alla finestra senza che Houston mi richiami e mi ricordi che devo lavorare". Invece per quanto riguarda il futuro un po' più lontano "sono sicuro che andremo su Marte, quando non lo so, ma ci andremo", dice Nespoli.

"Sono anche convinto - assicura Nespoli - che tra mille o magari duemila anni troveremo il modo di fare viaggi interplanetari e di avere siti sulla Luna e su Marte. Saremo in grado di viaggiare sulle stelle più vicine a noi, oggi è impossibile anche alla velocità della luce. Ma chissà cosa inventeranno i ragazzi che studieranno e arriveranno dopo di noi. A loro chiedo sempre di trovare il modo di farci fare questi viaggi, un po' meglio di come li facciamo adesso".

Paolo Nespoli è partito per "Vita", la sua ultima missione nello spazio, la terza, il 28 luglio 2017. Dopo 2.158 orbite e 4 mesi e mezzo, il 14 dicembre è rientrato con l'atterraggio della capsula nel deserto della regione centrale desertica del Kazakhstan. "Per fare una missione spaziale - racconta - è necessaria una grande preparazione. Per l'ultima che era solo di 139 giorni, quindi 4 mesi e mezzo, l'addestramento è durato circa 3 anni. Tenendo conto che chi si lancia in orbita è già un astronauta qualificato con una preparazione di 5-6 anni. Le missioni spaziali in genere durano dai 3 ai 6 mesi, alcune sono arrivate ad un anno. Durante i 3 anni di addestramento - spiega l'astronauta - si gira praticamente il mondo. Nel caso della missione Vita, la stazione spaziale internazionale era stata costruita in parte in Europa, in parte negli Stati uniti, in parte in Russia, in parte in Giappone e in Canada. L'addestramento, quindi, è stato fatto in tutti questi posti".

Come è la Terra vista da lassù? Alla domanda più ovvia e che molto probabilmente riceve da ogni persona che incontra, Nespoli risponde semplicemente "Fragile". "Non si tratta - precisa - della fragilità della Terra in sé, ma della nostra fragilità su questo pianeta. Facciamo continuamente delle cose e non sempre siamo consapevoli dei cambiamenti che potremmo innescare. Dallo spazio si vede una Terra veramente diversa, con un equilibrio molto delicato e facile da alterare".(agi luisa berti)

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