ANNO XIV Ottobre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 19 Agosto 2018 08:51

Come rifare il ponte di Genova secondo Ian Firth

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Ian Firth ha progettato più di cento ponti in tutto il mondo. Quello crollato lo conosceva bene: era stata una grande innovazione, dice, ma totalmente superata.

Ha raccontato quel che è accaduto alla BBC e alla CNN e adesso ad AGI spiega cosa dovremmo fare. Primo, non dire che si ricostruirà in 8 mesi. Secondo, non rifare "quel ponte" ma uno più grande, sicuro, durevole. E bello. "Sì, bello, perché i ponti raccontano chi siamo"“Ricostruire il ponte di Genova in otto mesi è impossibile. E per di più non avrebbe davvero alcun senso”. Ian Firth boccia senza equivoci l’ìpotesi, circolata in queste ore, secondo cui Autostrade per l’Italia avrebbe intenzione di ricostruire l’ex ponte Morandi in 180 giorni. “Impossibile e insensato” dice Ian Firth dalla sua casa di Londra.

Il professore a 62 anni è una delle massime autorità mondiali in fatto ponti: insegna in alcune delle più prestigiose università britanniche, ha guidato le principali istituzioni di ingegneria civile del suo paese, ma soprattutto sono 38 anni che, prima con lo studio Flint & Neil e ora a COWI, progetta e costruisce ponti in tutto il mondo, dall’Australia alla Cina, da Hong Kong a Bangalore.

Il suo esordio nel 1990 fu nella progettazione e supervisione del rafforzarmento di un importante viadotto che collega l’Inghilterra e il Galles, realizzato nel 1966, un anno prima del Morandi, e lungo circa quanto il ponte crollato a Genova, un chilometro e duecento metri. L’ultimo, qualche mese fa, un piccolo ponte per pedoni e biciclette, sopra il canale Grand Union, a Milton Keynes, una cittadina a nord di Londra. Ma fra i suoi progetti c’è anche il Ponte sullo Stretto di Messina che ancora spera di vedere un giorno realizzato (“is waiting to get started, one day, maybe…”).

La sua passione adesso, che ha al suo attivo oltre cento progetti (“non tutti realizzati purtroppo”), è nella costruzione di ponti pedonali in aree rurali poverissime, lì dove un piccolo ponte può davvero cambiare la qualità della vita di una comunità (lo fa con la onlus Bridges to Prosperity).

Insomma se nel mondo esiste un mago dei ponti, quel mago è Ian Firth.

Qualche mese fa l’ho ascoltato a Vancouver, sul palco del TED Global, uno dei appuntamenti più prestigiosi per ascoltare “le nuove idee che cambiano il mondo”. E Firth si è presentato dicendo subito, senza neanche buongiorno o buonasera, questa frase: “Il mondo ha bisogno di ponti”. Avete mai immaginato un mondo senza ponti?, ci ha incalzato; avete idea di quale sarebbe il nostro livello di civiltà se non ci fossero stati i ponti? E poi ha detto: “Quando i ponti crollano, o vengono distrutti in una guerra, le comunità crollano, le persone soffrono”. Sembra di vedere quello che sta capitando a Genova.

E così quando il 14 agosto, poco prima delle 12, il viadotto sul Polcevera a Genova è crollato durante un temporale, i giornalisti di tutto il mondo, dalla BBC alla CNN, si sono rivolti a Ian Firth per saperne di più. Parlando con il Guardian, il professore è stato cauto nel trarre conclusioni, molto più di quanto stessimo facendo in Italia: “Visto che questo ponte in calcestruzzo rinforzato e precompresso è stato in piedi per oltre 50 anni, è possibile che la corrosione degli stralli o dei rinforzi, abbia contribuito al crollo”, ha detto, “ma non va trascurato il fatto che ci fossero dei lavori in corso che possono avere giocato un ruolo”; senza tacere del fatto che “il progetto di Riccardo Morandi, è molto particolare”. Perché particolare? Perché si tratta di una struttura di oltre un chilometro supportata da due grandi torri a forma di A con dei tiranti ricoperti di calcestruzzo, ha detto, ecco perché. Da svariati decenni i ponti non si fanno più così i ponti. (agi Riccardo Luna)

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