A cui, per altro, non facciamo fatica a rispondere. Ci viene chiesta quale sia la nostra idea di turismo. E’ presto detto: “turismo sostenibile”. Un approccio che è in rapida crescita in Italia e nel mondo, che non prevede interventi invasivi sul paesaggio, ma la cura e la fruizione “lenta” dello stesso.
Come è stato mostrato in questi giorni da autorevoli studiosi, il tratto di costa su cui dovrebbe sorgere il porticciolo presenta una flora marina straordinaria; la pineta immediatamente a ridosso conserva (laddove non ci sono stati incendi e altri abusi) importanti specie vegetali, come i pini d’Aleppo. E se invece di costruire il porticciolo, si mettessero queste aree a disposizione del pubblico, con tutto ciò che prevede la legge: protezioni, manutenzione, segnalazione delle specie presenti? Sarebbe un’attrazione per i cittadini e per i visitatori: una nuova area verde nel capoluogo con la minor estensione di verde pubblico in Italia. E, soprattutto, sarebbe un’area a disposizione di tutti, mentre il porticciolo si rivolge a un pubblico di pochi facoltosi. Potrebbero lavorare guide turistiche, botanici addetti alla manutenzione del verde, biologi marini ecc. Mentre col porticciolo i guadagni andrebbero a un solo soggetto: la stessa Itl. Insomma, la Litoranea non sarebbe più una distesa di cemento senza soluzione di continuità, ma finalmente vedrebbe valorizzate le sue (poche) bellezze paesaggistiche. E Taranto potrebbe iniziare a proiettarsi nel turismo del futuro. Come è già accaduto in tante località: da Porto Selvaggio a Polignano.
Il ragionamento della Itl è invece inaccettabile. Ai cittadini che in questi giorni hanno manifestato contro la costruzione del porticciolo si rinfaccia che le loro abitazioni inquinano attraverso i pozzi neri. Che quella sia una delle tante aree devastate in passato da un abusivismo selvaggio è cosa nota, ma ciò non giustifica un ulteriore stravolgimento dell’ambiente attraverso una nuova costruzione. Sarebbe come dire: visto che a Taranto c’è già l’Ilva, possono sorgere altre attività inquinanti. Esattamente il contrario di quello che la legge – e il buon senso – impone. Rifondazione Comunista è per lo stop a ogni ulteriore consumo di suolo e per la riqualificazione dell’esistente: la sola posizione che abbia senso in una realtà già devastata come la nostra.
Giudichiamo positivamente l’interessamento dell’amministrazione per questa vicenda, segno che le proteste non sono mai inutili. Tuttavia restiamo in attesa di atti concreti. La concessione per il porticciolo va revocata, e va progettato in quell’area un intervento rispettoso del paesaggio. La proprietà privata, che interessa il progetto solo per le opere a terra - mentre la concessione riguarda superfici demaniali, cioè pubbliche -, incontra dei “limiti” in base alla sua “funzione sociale”, secondo la nostra Costituzione; una funzione che, nel caso di questo progetto, si stenta a individuare. Continueremo a vigilare e a sostenere le iniziative dei residenti finché la questione non avrà un esito positivo.
Per la cronaca, ricordiamo alla Itl che Rifondazione Comunista è uscita dalla maggioranza di Stefàno nel 2011, in contrasto con un altro progetto molto discutibile: il San Raffaele del Mediterraneo – poi rivelatosi esattamente quello che noi avevamo denunciato: una colossale speculazione.
Circolo Peppino Impastato
Rifondazione Comunista