ANNO XIII  Marzo 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 13 Marzo 2019 07:35

Chi lo ha inventato dice che il web ha un enorme problema per il futuro

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Tim Berners-Lee ha parlato al Cern di Ginevra dove 30 anni fa nacque il World Wide Web. “Ci vogliono persone che studino la matematica, che misurino e controllino come le persone interagiscono”. Il tema è la protezione dei dati

 Quel ritornello vorrebbe che a 30 anni, oramai, si sia indirizzati su una strada definita e si siano prese le decisioni più importanti della vita. Ai trent'anni, invece, il World Wide Web ci è arrivato un po' scombussolato, con tante cose da aggiustare: un web più umano, verrebbe da dire proseguendo nella metafora della vita. I difetti però non piacciono nemmeno al suo papà, Tim Berners-Lee, che anzi ne è molto preoccupato. Alle celebrazioni per il terzo anniversario tondo, non ha lesinato le critiche: il suo fanciullo ha tanti aspetti che devono essere rimessi a posto.

Leggi anche: Trent'anni di World Wide Web, la rivoluzione che non nacque in un garage, ma al Cern

Il 12 marzo del 1989, sulla scrivania di Mike Sendall al Cern di Ginevra, arrivò un plico di fogli: glieli aveva portati l'ingegnere informatico Berners-Lee, all'epoca 33enne. Erano la sua proposta di sistema di gestione delle informazioni contenute su computer diversi.

Tre decenni più tardi Tim è tornato in Svizzera con un appello per salvare il World Wide Web: “Ci vogliono persone che studino la matematica, che misurino e controllino come le persone interagiscono”.

Sir @timberners_lee,
Web inventor,
Director of @w3c & Founding Director of @webfoundation
#web30https://t.co/ZXG052bu68 pic.twitter.com/ActesRVwLC

— CERN (@CERN) 12 marzo 2019


La sua paura, oggi, è che il web possa incappare in una “rivoluzione sociale” che ne stravolga il senso originario: “Il sistema finanziario un giorno funziona bene e quello successivo va in crash – il paragone usato dal 63enne londinese - La mia preoccupazione è che possa accadere anche al web”. Le parole d'ordine sono “decentralizzare il web”, “privacy” e “controllo dei dati”. Trovare cioè il modo per liberare questo strumento di condivisione dalle mani che sembrano essersene impadronite, i giganti tecnologici che oggi la fanno da padrone.

Dal palco del Cern di Ginevra Tim Berners-Lee ha rilanciato la sfida al web, ribadendo che la partita oggi si gioca sul possesso delle informazioni: occorre “un cambiamento” indirizzato a “separare le app dai dati”, un passo “non molto difficile da un punto di vista tecnologico ma che rappresenta un'enorme rivoluzione sociale”.

I progetti su cui sta lavorando il fondatore del web sono due. Il primo si chiama Solid ed è un progetto di web decentralizzato attualmente in fase di sviluppo al Mit di Boston. “Gli utenti devono avere la libertà di scegliere dove vengano conservati i propri dati e chi ne abbia accesso”, si legge sul sito internet.

Il secondo è il Contratto per il web presentato al Web Summit di Lisbona lo scorso anno: “Governi, grandi aziende e gli stessi individui devono capire che devono fare delle cose per aggiustare il web, diventare responsabili”. I principi del contratto ci sono e impegnano i cittadini a un discorso civile e le aziende a rispettare la privacy e i dati personali dei consumatori e ad agire per il meglio per l'umanità contrastando il peggio.

Ora è giunto il momento di “sedersi in gruppi di lavoro e parlare, capire di che cosa si tratta nel concreto” per trovare “il giusto bilanciamento tra lasciar lavorare le grandi aziende e regolamentarle” e individuare il confine tra “libertà di espressione e discorso d'odio”, ha spiegato Berners-Lee. In prima fila, anche questa volta, ci sarà lui: “Voglio essere coinvolto nelle discussioni”, ha chiarito nel suo intervento di Ginevra. Se si tratta di realizzare il piano di salvataggio del web, il suo fondatore non vede alternativa: “Devo farlo”. (agi marco gritti)

 

 
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