ANNO XV Aprile 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 24 Marzo 2019 00:00

Ludovico: «Xi Jinping viene da Pechino qui, in Italia, per firmare un accordo che non vale niente?»

Written by  Ludovico Vico
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Le Vie della Seta: il “Memorandum of understanding” e la “Belt and Road Initiative” Vico: “Il Governo italiano lede la sovranità nazionale, la sovranità dell’Unione Europea ed il suo futuro”

Lo scorso martedì 19 marzo il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervenendo in Aula a Montecitorio, dichiarò: Come ho avuto modo di precisare pubblicamente, non è un accordo internazionale, non crea vincoli giuridici; se lo dovessi definire da un punto di vista tecnico, lo definirei un'intesa programmatica che, ribadisco, pur non dando luogo a impegni giuridicamente vincolanti, delinea obiettivi, principi, modalità di collaborazione nell'ambito dell'iniziativa Belt and Road”... “Attenzione, il perimetro del Memorandum of understanding sulla Belt and Road è squisitamente economico-commerciale, non mette minimamente in discussione la nostra collocazione euro-atlantica”.

ORA, VEDIAMO DI CAPIRCI QUALCOSA: il Presidente del Consiglio Conte dice che il “Memorandum of understanding” non è un trattato internazionale, non è un accordo vincolante; si tratta di un'intesa quadro, insomma una cosa, un accordo che non vale molto. Allora che cos’è?

SCUSI, Presidente CONTE, lei ci vuol far credere che il Presidente Xi Jinping viene da Pechino qui, in Italia, per firmare un accordo che non vale niente?

Allora come stanno le cose? Se il Memorandum of understanding (l’accordo) non ha nessun valore vincolante, È ESATTAMENTE QUESTO IL PROBLEMA sig. Presidente Conte.

Se si firma un accordo che non è vincolante, che non produce immediatamente alcun vantaggio economico-finanziario e logistico, non produce alcun “deal”, non produce un affare tra imprese, non prevede la reciprocità tra Italia-Cina...vuol dire che il valore del Memorandum è esclusivamente politico. I cinesi sono venuti a firmare un accordo che non li vincola in niente, di contro aggiungeranno un paio di bandierine al progetto geopolitico di Xi JinPing (la “Belt an Road Initiative” ovvero il progetto di sviluppo e commercio globale che riguarda 70 Paesi per un valore complessivo, a regime, di 1 trilione di dollari): l’Italia diventa l’unica potenza industriale del G7 che aderisce alla BRI; l’Italia si dissocia dall’ Unione Europea che ritiene la iniziativa cinese della BRI contraria alla Agenda UE in ordine alla “ liberalizzazione del commercio perché spinge l’equilibrio di potere a favore delle aziende cinesi sovvenzionate”, ovvero l’assenza di “reciprocità”.

Il Memorandum - documento non vincolante sul piano legale - è quindi una scelta politica e geopolitica del Governo Italiano, alquanto avventurosa, incerta e preoccupante soprattutto per la sovranità nazionale, per la sovranità della Unione Europea ed il suo futuro.

Già senza alcun Memorandum di adesione alla BRI, le partecipazioni cinesi nelle aziende industriali italiane - in questi anni - sono entrate consistentemente ed in maniera esponenziale nella Pirelli, FCA, Telecom Italia, Enel, Generali, Terna, Ansaldo Energia, CdP Reti, agroalimentare F.Berio, Krizia, Esaote biomedical etc.

Nei Porti italiani: il 49% nel terminal di Savona- Vado Ligure, ed ora Trieste e Genova.

Infine nel calcio: Inter e Milan.

Nelle Banche e sul Debito Sovrano...altro capitolo da affrontare in altre occasioni.

Rispetto al mezzogiorno d’Italia il Sottosegretario del Mise, Geraci (coordinatore della task force Cina) alla domanda: “ Che ruolo può avere il Sud nelle nuove vie della seta”; ha così risposto: “ Al momento il Sud non è dotato delle infrastrutture necessarie per essere integrato nell’iniziativa cinese”. ( intervista a Geraci “il Piano dell’Italia per far parte della BRI - Limes nov.2018).

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