ANNO XIII Settembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 24 Maggio 2019 00:00

Maurizio Romani, un maestro, una guida, un modello di identità pittorica

Written by  Giuseppe Bacci
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L’arte di Maurizio Romani (Roteglia-Reggio Emilia, 1955), fa trascendere il vissuto quotidiano per raggiungere l’altrui animo, cosicché il suo racconto pittorico e poetico ci conduce dentro il silenzio spirituale e un senso di mistero pervade la scena semplice, raccolta, che, con l’armoniosa composizione e la sottile variazione di colore, trasmette un’atmosfera di serena meditazione.

Le sue sono composizioni contemplative di potente semplicità, nelle quali è espressa la pura e poetica bellezza di oggetti, di animali... Le morbide pennellate e i colori intensi ma delicati, bagnati da una morbida luce soffusa, impregnano le composizioni di tenerezza. La sua è una pittura fresca, immediata, non ingabbiata da rigidi insegnamenti accademici, caratterizzata da nature morte ma vitalizzate - quasi ad assurgersi ad ossimoro - dalla presenza di piccoli volatili dipinti con stupefacente immediatezza, che creano una straordinaria sensazione di realtà. Gli effetti di luce e la grande precisione danno una sorta di monumentalità alla frutta, ai fiori, ai vasi di volta in volta raffigurati, diventando un inno alla bellezza della natura.

Nel suo stile espressivo il modello di natura morta lo risolve con soluzioni originali sia nelle tecniche dell’olio che del pastello e dell’acquerello, firmandolo con stile proprio, armonioso e calibrato. L'insieme della composizione delle scene e delle partiture del colore, nell'astrazione ripresa dai motivi ornamentali degli oggetti, sottintende un sottile linguaggio simbolico. Talvolta, il gruppo di oggetti è sistemato in modo da evocare contemporaneamente sensazioni di familiarità ed estranierà: una rosa, una conchiglia, una biglia di vetro si possono trovare in tutte le case, ma non il ceppo di legno - anche in forma di forziere - con la toppa della chiave, icona di mistero, che custodisce la parte più intima dell'anima, i nostri desideri, i quali, per così dire, diventano anche i nostri segreti. La serratura, allora, diventa il simbolo dell'enigma da svelare o da custodire. L’intera composizione fa pensare ad un tempio greco sotto un duplice aspetto: ceppo-colonna, che dona stabilità, e nàos, che custodisce il simulacro del dio a cui il tempio è dedicato.

I lavori di Maurizio Romani sono come un'esplorazione dei confini tra realtà e fantasia, costruiti con un delicato senso poetico e con forte sensibilità della natura morta. L’artista ritrae con particolare attenzione l’umida rosa del mattino, con la luce pallida e mutevole dell’alba. Per ottenere la lirica tenerezza che ne caratterizza il suo stile, egli utilizza un velo di calda luce lattea che si stende sulle composizioni floreali, nelle quali sono inserite anche, a riprova della sua abilità tecnica, alcune farfalle, soggetto reiterato nella sua pittura. Le composizioni floreali sono celebrazione della natura, ma anche simbolo della transitorietà della vita sulla terra: anche i fiori, bellissimi, presto o tardi sfioriranno.

L’olio si adagia, si espande sulla superficie pittorica e si modella su composizioni in cui giacciono frutta, fiori, calici e contenitori di svariate forme e colori, con presenze di uccelli e una profusione di oggetti: reti, conchiglie, biglie colorate… spesso con allusioni, più o meno velate, a rimandi filosofici o metafisici. Sono composizioni che appaiono del tutto casuali, ma frutto, in realtà, di attento studio.

I colori tenui dello sfondo servono a concentrare l’attenzione sulla composizione realisticamente raffigurata, cogliendo con grande precisione ogni particolare, dalle piume dai diversi colori dei passerotti, dei colibrì, alle singole foglie dei fiori, rendendone, con esasperato realismo, il colore, la forma, la consistenza, per cui tutto concorre ad esprimere un’atmosfera di realismo fatato.

Le immagini sono tratteggiate da linee fluide, che delineano armoniosamente le forme e ci restituiscono un’atmosfera fuori dal tempo nell’irripetibilità dell’attimo che fugge, per cui l’immota scenografia commenta l’inutile vanità dell’agitarsi sulla scena del mondo.

L'artista, attraverso la duplice verbalità del segno, parla tanto ai semplici quanto ai raffinati. Per i primi l’eloquenza è affidata alla matericità, plasticità, cromaticità, per i secondi alla seduzione dell’astrazione simbolica, così da coniugare l’universo emozionale a quello concettuale.

Nelle visioni impastate di silenzio, Maurizio Romani obbliga l’interlocutore a fermare il proprio passo, cosicché non comunica ansia frenetica ma riflessione. E questa sua personale negli spazi espositivi del Museo Michetti, si snoda in tematiche e tecniche: dai dipinti che lo hanno reso celebre nel panorama dell’arte figurativa contemporanea, i quali rappresentano un’esplorazione dei confini tra realtà e fantasia costruiti con un delicato senso poetico e con forte sensibilità della natura morta, ad una serie di lirici pastelli su carta, di profondo e, insieme, delicato fascino emotivo, che, come fogli di quaderni di viaggio, restituiscono l’immediatezza e l’incanto del momento. Rappresenta, questa, una selezione di dipinti tra i più intimi ed icastici della sua produzione, incentrati sulla bellezza della natura morta, ossessione e meraviglia di tutta la vita. Opere che non generano estraniamento ma concentrazione, che conducono il fruitore all’impegno di non perdersi nell’effimero.

La qualità senza tempo dei suoi dipinti implica spesso una nostalgica fuga nel passato e il suo stile preciso e definito è pervaso di misticismo.

Nella sua ricerca estetica, Maurizio Romani mostra di non precludersi l’anelito spirituale, ma, anzi, di infondere alla sua ricerca un’apertura trascendentale, di sognare un vissuto nella semplicità del cuore.

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