ANNO XIII Dicembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 07 Giugno 2019 08:18

I negozi aiutano lo shopping online. Uno studio

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Il 22% degli acquisti - si legge nello studio - sono diretta conseguenza di strumenti quali e-mail, sms e notifiche via app.  Ma la visita in negozio è decisiva per il 18,4% degli acquisti. Seguono i consigli e il passaparola(16,4%)

Oggi facciamo acquisti con un click, attraverso le app e guidati dallo stile degli influencer. Ma il negozio fisico non tramonta, resiste alle mode e alle nuove tecnologie, al punto che senza di esso anche lo shopping online cala.

E' quanto emerge da uno studio condotto da Netcomm in collaborazione con Diennea che ha indagato l'attitudine comportamentale nei processi di acquisto del consumatore, sia online che offline. Come si comporta, allora, il compratore medio? Quali sono gli strumenti più efficaci per piazzare un prodotto sul mercato?

Il 22% degli acquisti - si legge nello studio - sono diretta conseguenza di strumenti quali e-mail, sms e notifiche via app. Ma la visita in negozio è decisiva per il 18,4% degli acquisti. Seguono i consigli e il passaparola(16,4%), mentre la pubblicità si attesta al quarto posto, generando l'11% degli acquisti. Il ruolo del negozio fisico si conferma fondamentale nel processo decisionale del consumatore, anche per quanto riguarda i beni e i servizi acquistati online; in particolare il passaggio in negozio o in filiale prima o dopo l'acquisto online è più frequente nel caso di acquisti e prodotti bancari (42,5%), food (35%) e abbigliamento (31,7%) mentre risulta più limitato in caso di viaggi (17,2%) e assicurazioni (18%). Tale comportamento potrebbe essere ricondotto al fatto che viaggi e assicurazioni rappresentano due tra i primi settori sviluppatosi sul canale e-commerce, quindi la presenza di un fattore di storicità, e dove altresì la penetrazione delle vendite online sul totale retail risultano tra le più elevate.

E se non è possibile toccarlo con mano, è necessario informarsi il più possibile. Come? Attraverso i motori di ricerca (19%), il sito del brand stesso(17,3%) e i siti di comparatori di prezzi (17,1%).

“Oggi il concetto di commercio elettronico sta perdendo di significato, lasciando spazio a quello del commercio digitale, che tiene conto di tutte le trasformazioni avvenute e ancora in atto nel processo di acquisto dei consumatori.” commenta Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. “Se l'e-commerce così come lo si concepiva fino a qualche anno fa sta cambiando, infatti, è perché a cambiare è stato in primis il consumatore: basti pensare che la distinzione stessa tra acquisto in un punto fisico o online non esiste nemmeno più tra i millennials o la generazione z. I consumatori oggi si aspettano, online e offline – sempre che la divisione abbia ancora senso di esistere -, esattamente gli stessi servizi e lo stesso tipo di esperienza. Per questo, attraverso la ricerca di Netcomm in collaborazione con Diennea, abbiamo voluto dare delle risposte concrete alle aziende e ai retailer che si chiedono come poter garantire la migliore esperienza al nuovo consumatore”.
Otto consumatori digitali“Abbiamo rintracciato 8 tipologie di consumatori differenti, individuando i touchpoint (il punto in cui brand e clienti entrano di contatto) utilizzati dagli stessi e il percepito di ciascuno”, spiega Florida Farruku, General Manager di Diennea. “Tuttavia, la prospettiva che abbiamo adottato è quella delle aziende che devono relazionarsi, da una parte, con consumatori dalle esigenze in continua evoluzione e sempre più diverse tra loro, dall'altra, che devono fronteggiare una concorrenza sulla linea della personalizzazione e della comprensione dei propri consumatori attraverso un approccio data-driven”.

1. One stop shop (39,2%): per questo profilo di consumatore, l'acquisto online è la risposta a un bisogno e non è preceduto da un percorso di orientamento, né offline, né online.

2. Don Chisciotte (13,1%): ha un percorso di orientamento articolato e prevalentemente online, molto influenzato dagli altri utenti e dalle recensioni.

3. Online, no grazie (12,8%): sono quelli che acquistano solo in negozio, mai online. L'acquisto non è quasi mai preceduto da un processo di orientamento e informazione ed è “immune” a stimoli push.

4. Da influencer a influenceable (9,5%): per questo tipo di consumatore, sia l'acquisto, sia il processo di orientamento avviene prevalentemente tramite canali offline e media tradizionali, ed è molto attento al parere degli “esperti”.

5. I stick to the offline (7,7%) sono quelli che utilizzano il digitale per orientarsi nei loro acquisti offline.

6. Social first (7,7%): il percorso di acquisto di questi utenti, sensibili ai trigger (il processo di attivazione) online e offline, è particolarmente influenzato dalle recensioni e dalle opinioni di amici e influencer.

7. Online, but I need to see it (6,7%): la customer journey di questi utenti avviene prevalentemente offline, anche se i social fanno eccezione. Sono sensibili ai trigger, ma prima dell'acquisto online necessitano di vedere fisicamente il prodotto in negozio.

8. Informivori (3,1%): sono i consumatori molto sensibili ai trigger, il cui percorso di orientamento è molto articolato e prevede l'attivazione di tutti i touchpoint possibili sia online che offline.

Dalla ricerca emerge, infine, che l'80% degli utenti online, prima di procedere all'acquisto, ha seguito un percorso completo informandosi, documentandosi e facendo delle comparazioni prima di comprare. Le aziende devono perciò sviluppare una strategia di accompagnamento del consumatore nel suo percorso di acquisto, in cui la personalizzazione della relazione sta diventando una delle chiavi per il successo delle proprie azioni di marketing

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